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Iran, l’Italia (con Crosetto) nega agli Usa l’utilizzo della base di Sigonella

Diplomazia 2.0

L’Italia nega agli Usa l’utilizzo della base di Sigonella. Il no di Crosetto a bombardieri già in volo per l’Iran: mancata consultazione

Politica - di Lorenza Mariani - 31 Marzo 2026 alle 12:08

L’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella. A riportare la notizia, di qualche sera fa, ma tenuta riservata, è il Corriere della Sera. È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a chiamare il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo di quanto era appena accaduto e prendere una decisione che inevitabilmente incide sui rapporti tra Italia e Stati Uniti. Portolano è stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che il piano di volo di alcuni asset aerei Usa prevede di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però ha chiesto alcuna autorizzazione. Né ha consultato i vertici militari italiani. Il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Le prime verifiche hanno accertato che non si tratta di voli normali o logistici, e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese.

Iran, l’Italia nega agli Usa la base di Sigonella

Dunque, secondo l’indiscrezione rilanciata dal Corsera, sarebbe mancata la consultazione preventiva, come previsto dagli accordi Italia-Usa. Per questo il ministro Crosetto ha detto no, tramite il Capo di Stato maggiore della Difesa. A quarant’anni dalla storica fermezza di Bettino Craxi, l’Italia torna a far sentire la propria voce a Sigonella, ribadendo un concetto semplice ma evidentemente non scontato per tutti: le nostre basi non sono “porti franchi” per operazioni di guerra non concordate. Pertanto, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo dello scalo siciliano per alcuni asset aerei diretti in Medio Oriente. In piena crisi con l’Iran. E a bombardieri in volo. Una decisione difficile, necessaria a tutelare il perimetro dei trattati.

Il “blitz” dei cieli e il mandato di Crosetto

Il retroscena, emerso solo ora ma risalente ad alcune sere fa, racconta di una tensione diplomatica gestita con freddezza millimetrica. È stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, a dare l’allarme: gli americani avevano comunicato il piano di volo di alcuni bombardieri quando questi erano già in volo, senza però – a quanto risulterebbe – alcuna consultazione preventiva né richiesta di autorizzazione. Una prova di forza, quella statunitense, a cui il ministero ha risposto con un “no” categorico. Le verifiche tecniche hanno confermato che non si trattava di normali voli di rifornimento o logistica, ma di assetti tattici legati al conflitto in corso. Poiché gli aerei avevano il cosiddetto “caveat” (il divieto di atterraggio salvo emergenze), Crosetto ha dato mandato a Portolano di bloccare l’operazione.

Il doppiopesismo delle opposizioni: tra plausi bipartisan e sottofondo di veleni

La decisione ha incassato un inusuale plauso bipartisan, che però non nasconde le solite ipocrisie. Così, se da un lato Carlo Calenda riconosce la correttezza di un approccio non sottomesso. Dall’altro la sinistra più radicale approfitta del caso per rinfocolare la solita retorica anti-occidentale. Angelo Bonelli (Avs) arriva a definire Donald Trump un «bullo del pianeta», dimenticando che il rispetto dei trattati è una questione di Stato, e non di simpatie elettorali. Ma ancora più strumentale è l’attacco dei 5 Stelle, che continuano a sventolare tracciati radar per denunciare presunti transiti di F-15, ignorando le smentite tecniche dell’Aeronautica. E cercando di trasformare una prova di fermezza del governo in un processo alle intenzioni.

Al di là delle grida parlamentari, resta il dato politico: il “modello Sigonella” di oggi non è una provocazione contro Washington, ma la riaffermazione che ogni operazione che esuli dai trattati vigenti deve passare per una valutazione politica e, se necessario, parlamentare.

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di Lorenza Mariani - 31 Marzo 2026