Libano
L’Italia e altri nove Paesi a Israele e Hezbollah: «Garantire sempre la sicurezza di Unifil»
Dieci Paesi europei, tra cui l’Italia, hanno esortato tutte le parti coinvolte nel conflitto tra Israele e Hezbollah a garantire la sicurezza della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano, anche nota come missione Unifil, in seguito all’uccisione di tre caschi blu indonesiani nei giorni scorsi.
L’Italia e altri nove Paesi chiedono la garanzia di sicurezza per Unifil
«Esortiamo tutte le parti, in ogni circostanza, a garantire l’incolumità e la sicurezza del personale e delle strutture dell’Unifil, in conformità con il diritto internazionale», hanno dichiarato in un comunicato congiunto i ministri degli Esteri di Belgio, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, oltre all’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas.
La responsabilità di Hezbollah
Nella dichiarazione congiunta, diffusa dalla Farnesina, i ministri esprimono «pieno sostegno al Governo e al popolo libanese, che ancora una volta subiscono le drammatiche conseguenze di una guerra che non è la loro». «La responsabilità di questa situazione ricade su Hezbollah – proseguono – Condanniamo fermamente gli attacchi di Hezbollah a sostegno dell’Iran contro Israele, che devono cessare immediatamente. La priorità è evitare un’ulteriore escalation del conflitto regionale con l’Iran». «Sosteniamo le decisioni storiche e coraggiose adottate dal Governo libanese», aggiungono i ministri che chiedono «negoziati politici diretti tra Libano e Israele, che possano contribuire a porre fine in modo duraturo a questo conflitto e a creare le condizioni per una coesistenza pacifica nella regione».
Il sostegno al governo libanese
«Siamo determinati a continuare a sostenere il Governo libanese nella fornitura di assistenza umanitaria alle persone colpite dal conflitto, compresi i più di un milione di sfollati, e a preservare la coesione interna del Libano» concludono i ministri ribadendo infine il «fermo sostegno al mandato della Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (Unifil)» e chiedendo «i canali di coordinamento preventivo per gestire il conflitto rimangano aperti. Condanniamo con forza tutti i recenti attacchi contro i contingenti dell’Unifil, che hanno causato perdite inaccettabili tra i Caschi Blu negli ultimi giorni».
La richiesta di indagine da parte dell’Ue
Il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni, ribadendo «l’incrollabile sostegno» dell’Ue alla forza di stabilizzazione dell’Onu, ha poi fatto sapere che Bruxelles chiede «un’indagine approfondita per fare luce su questi gravi attacchi», che costituiscono «una grave violazione del diritto internazionale, sono totalmente inaccettabili e devono cessare immediatamente».
Una fonte Onu: fuoco israeliano
Una fonte della sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato all’Afp che il casco blu indonesiano della missione Unifil ucciso nel fine settimana è morto a causa di fuoco israeliano. In precedenza, Unifil aveva dichiarato che il peacekeeper era stato ucciso domenica sera, quando un proiettile di origine sconosciuta «è esploso in una posizione Unifil vicino ad Adchit al Qusayr», mentre altri due caschi blu indonesiani sono stati uccisi nel Libano meridionale il giorno seguente. La fonte ha detto all’Afp, a condizione di anonimato, che erano state identificate prove secondo cui la fonte del fuoco di domenica sarebbe stato un carro armato israeliano.
Il generale Abagnara, comandante Unifil: «Le indagini sono in corso»
«Stiamo svolgendo tutte le indagini, così come è previsto dalle linee guida delle Nazioni Unite, però naturalmente ogni tipo di “investigation” necessita di un processo anche di natura tecnica e che ci permette di avere una chiara visione di chi ha colpito, quale è il munizionamento usato, per poter arrivare a una risposta», ha detto il Generale di Divisione Diodato Abagnara, dal 25 giugno scorso comandante di Unifil in Libano, sottolineando che «naturalmente sotto i continui bombardamenti ciò risulta più difficile».
Il ruolo di pace della missione
«Però noi contiamo di avere una possibile analisi finale entro questa settimana da riportare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite», ha aggiunto, ricordando che quello in atto non è un conflitto tra due Stati, ma tra lo Stato di Israele e le milizie di Hezbollah e che «noi siamo nel mezzo, a garantire la protezione delle nostre truppe, il supporto alla popolazione civile, il libero accesso alle agenzie umanitarie, una forma di contatto tra le parti, le forze armate israeliane e le forze armate libanesi, affinché si arrivi a una cessazione delle ostilità».
Il grazie al governo italiano
«La parte militare svolge un compito sul terreno, ma è altrettanto importante che ci sia una soluzione di carattere politico», ha proseguito il generale, che ha voluto «ringraziare il Governo, il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa e il Comando di Vertice Interforze per il supporto a questa missione che vede gli italiani il primo contingente internazionale».
Nonostante tutto «il morale resta alto»
«Noi qui rappresentiamo la speranza di pace. Io stesso, quando vedo sventolare la bandiera delle Nazioni Unite, vedo un faro. Perché quella bandiera blu segna la pace. Non è un semplice vessillo e vederla in alto nel cielo dà una grande soddisfazione», ha ricordato Abagnara, spiegando che nonostante tutto «il morale resta alto».