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Endorsement di Paolo Mieli a favore di Giuseppe Conte: invita Schlein a cedergli lo scettro

Sommovimenti

L’artiglieria pesante si schiera con Conte: Paolo Mieli invita Schlein a «cedergli lo scettro»

Non più "solo" il fuoco amico, ora la segretaria dem deve vedersela anche con gli ambienti che contano e che la invitano a fare un passo indietro rispetto alle primarie. Ma le concedono di tenersi la «leadership programmatica»

Politica - di Sveva Ferri - 31 Marzo 2026 alle 15:03

Non più “solo” il fuoco amico di ex Dc e fronde varie interne al Pd. Contro la rincorsa di Elly Schlein alle primarie ora scende in campo anche l’artiglieria pesante. Quella paludata, che suggerisce amorevolmente, conforta e rassicura, in quel modo carico del garbo del vero potere che sospinge più di uno spintone ben assestato. Quella che ti dice fatti da parte, ma ti blandisce garantendoti che il tuo turno arriverà. Ed è forse il caso che Elly si cominci a preoccupare davvero.

Qualche avvisaglia forse c’era anche stata, ma l’epifania di questo sommovimento si è manifestata in tutta la sua potenza con un editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della Sera. Un lungo articolo che attribuisce alla segretaria dem e al suo essere «testardamente unitaria» il merito della vittoria al referendum, ma che poi le dice che nella partita che punta alla guida del campo largo è meglio che lei si tenga la «leadership programmatica» e che ceda il passo della leadership vera e propria a Giuseppe Conte.

Paolo Mieli si schiera con Conte

Per Mieli è «giusto procedere prima alla definizione del programma e passare poi alla designazione del candidato premier», anche perché «per il progetto di quel che si intende realizzare non occorrono tempi biblici; gli scaffali sono pieni di precedenti analoghi testi dai quali si potrà agevolmente attingere». Insomma, lo scoglio del programma in qualche modo si supererà, magari scopiazzando qualcosa di già visto, letto, detto.

Le insidie delle primarie aperte

Le primarie, invece, quelle sono un affare complicato e hanno funzionato solo quando c’era un leader già designato, «primarie di incoronazione» le definisce Mieli. Quando i leader, invece, sono andati allo scontro, «come tra Renzi e Bersani», non è andata benissimo ed «è rimasta una lunga scia di insanabili rancori».

Schlein può accontentarsi della «leadership programmatica»

Dunque, per l’ex direttore, oggi editorialista del Corriere e ospite fisso di quella La7 che con la testata condivide l’editore, «fermo restando che negli altri Paesi si usa che il candidato premier sia, per vie naturali, il leader del partito più forte della coalizione, se primarie devono essere, a nostro avviso, Schlein e il suo partito farebbero bene a tener duro sui punti più qualificanti del programma e lasciare a Conte il ruolo di competitore contro Giorgia Meloni».

Il ritorno di Giuseppi in grande struscio

«Conte – prosegue Mieli – ha il vantaggio di essere l’ex presidente del Consiglio di una coalizione (la seconda) a cui hanno partecipato Pd e M5S. E adesso con ben percettibili scostamenti dal passato (ad esempio le ultime interessanti prese di posizione di contrasto all’aggressione russa all’Ucraina) appare in grado di stabilire una miglior connessione con l’elettorato moderato e con il ceto delle competenze».

Non è tempo per Elly

«Schlein, cedendogli lo scettro, eviterebbe una contesa insidiosa, dai probabili risvolti destabilizzanti. Sarebbe – sostiene Mieli – prova di saggezza da parte sua cedere il passo a un leader che ha vent’anni più di lei. Il futuro, ne siamo certi, la ripagherebbe. Forse anche un futuro più prossimo di quanto immagini». Ma Elly, si sa, a fare un passo indietro non ci pensa affatto. Almeno allo stato attuale. Resta da capire se e quanto riuscirà a reggere al fuoco incrociato dentro e fuori il Pd, tanto più che ora il suo competitor ha ricevuto anche la benedizione di Paolo Mieli, con tutto ciò che significa.

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di Sveva Ferri - 31 Marzo 2026