Referendum Giustizia
Landini bifronte: evoca l’apocalisse sul Sì, ma assolve gli odiatori rossi che “incendiano” la piazza: sono stupidate…
Sulla campagna referendaria davvero Maurizio Landini sta dando il meglio di sé. L’exploit del momento risale a poche ore fa: quando, intervento a un evento sindacale, Mr Cgil rilancia soliti slogan e sillogismi tutti suoi, asserendo che la proposta riformista adombrerebbe scenari “autoritari”, mentre insulti e minacce della piazza, fino al rogo delle foto di premier e ministro, altro non sarebbero che una ragazzata…
Un assunto a dir poco dicotomico che sembra lasciar trasparire una sorta di disperazione quasi rassegnata che filtra dalle ultime uscite di Maurizio Landini. Anche in considerazione del fatto che il segretario generale della Cgil, ormai stabilmente in versione leader politico d’opposizione più che sindacale, a pochi giorni dall’appuntamento con le urne sceglie di lanciare l’ennesimo anatema sul referendum, dipingendo uno scenario apocalittico dove – in sintesi – il “Sì” coinciderebbe con una deriva autoritaria. E il “No” varrebbe la salvezza della democrazia.
Referendum, Landini scende in campo a gamba tesa: «Andate a votare e votate no»
Insomma, il solito catastrofismo che punta a sollecitare/intimorire gli elettori a favore della cordata che si vuole sostenere e rilanciare. Niente di nuovo dal fronte rosso. A parte la rituale retorica logora, che però – guarda caso – alleggerisce toni e ridimensiona i fatti, toccando il fondo, quando si tratta di commentare le violenze di piazza e i simboli dell’odio. Tanto da arrivare al punto che, intervenendo a un seminario Fiom, Landini ha liquidato come semplici “stupidate” il rogo delle foto del premier Giorgia Meloni e del ministro Carlo Nordio durante i cortei di sabato.
Ma procediamo con ordine. E ripartiamo da Mr Cgil che, a margine del seminario Democrazia senza Lavoro, Lavoro senza Democrazia, in occasione dell’assemblea generale del Comitato Centrale della Fiom, assevera con dogmatica certezza: «Il voto del referendum vede da una parte chi vuole applicare la Costituzione e difendere la democrazia di questo Paese. E dall’altra chi invece la Costituzione la vuole cambiare in maniera autoritaria. Per questo è importante andare a votare. E – (Ça va sans dire) – votare no». Dunque, secondo Landini, l’obiettivo del governo sarebbe quello di «influenzare la magistratura» e «mettere in discussione la Costituzione». Un’analisi che non tiene conto della realtà, ma che serve a serrare i ranghi di un fronte del “No” sempre più ideologico. Come sempre meno attendibile nel merito.
Referendum, Landini apocalittico e il solito mantra: in gioco democrazia a autonomia dei giudici
Rispetto al quale, tra slogan e ricette riciclabili per tutte le occasioni, Landini osserva e suggerisce (genericamente): «Noi diciamo da tempo che bisogna far funzionare meglio la giustizia – continua il sindacalista –. Bisogna fare le assunzioni. Fare investimenti. Usare maggiori tecnologie. Ma questo referendum non affronta questi temi. Vuole cambiare sette articoli della Costituzione, e ridurre l’autonomia della magistratura, di cui invece abbiamo bisogno». Concludendo sul punto col botto: dalla legge sull’autonomia differenziata al premierato al decreto sicurezza, «quando si dice che c’è un governo che vuole mettere in discussione la Costituzione, non è un processo alle intenzioni. Ma un’analisi di quello che sta succedendo», sottolinea il leader della Cgil.
Ci siamo: il segretario della Cgil parla di «democrazia senza lavoro», ma sembra dimenticare che la democrazia si nutre anche di rispetto per le istituzioni e per chi le rappresenta. Pertanto, definire “stupidate” – o quanto meno commentarli come tali nella sostanza – atti di violenza simbolica gravi come quelli inscenati nella manifestazione di sabato a Roma (come in tante altre sparse per il Belpaese nel tempo) – non significa, di fatto, sdoganarli? E non ci sembra possa essere solo un errore di comunicazione. Piuttosto, una scelta politica precisa: strizzare l’occhio alla piazza più estrema per tentare una rimonta referendaria che, a giudicare dai toni esasperati, appare sempre più ardua…
E sull’odio della piazza rossa, invece, minimizza: «Foto Meloni e Nordio bruciate? Stupidate… hanno il peso che hanno»
Ma valutate voi. Queste le parole di Landini: ««Sono stupidate e bisognerebbe dargli il peso che hanno. Sono errori molto concreti. I toni vanno mantenuti da tutti entro i limiti», generalizzando ed estendo la responsabilità di alcuni a un universo politico che le ha subite. Non solo. Non ancora pago rilancia pure, addossando la matrice del gesto a una presunta responsabilità dei destinatari dell’odio di piazza: «Sul tema del referendum “chi sta alimentando un clima fuori dai toni penso sia proprio il governo, a partire da chi collabora con Nordio». Senza parole…
È il solito spartito: la sinistra e i suoi satelliti sindacali si auto-assolvono sempre. Se i militanti bruciano i ritratti degli avversari politici, sono “ragazzate”; se il governo legittimamente eletto propone riforme per rendere la giustizia più efficiente o per dare stabilità al Paese (premierato e autonomia), allora scatta l’allarme “regime”. E ancora una volta il paradosso è servito: Landini invoca il rispetto dei limiti per tutti, ma i primi a valicarli sembrano essere proprio i suoi compagni di strada “scagionati” affrontando la questione di petto e riacchiappandola per i capelli. Ossia perdonando i propri, e condannando gli avversari: minimizzando da una parte, e accusando dall’altra. Ma sempre a seconda delle convenienze propagandistiche e degli schieramenti politici. E allora: agli elettori l’ardua sentenza…