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Italia più competitiva con il governo Meloni

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Italia più competitiva col governo Meloni: nei numeri la fotografia di tre anni all’insegna dello sviluppo

Il dossier del Mimit sui principali indicatori economici e finanziari analizza 23 voci che mostrano la crescita del Paese in termini assoluti e in rapporto ai partner europei

Economia - di Redazione - 27 Marzo 2026 alle 17:24

Più competitiva; più attrattiva per gli investitori, tanto esteri quanto interni; più forte dei principali partner europei sui mercati internazionali, a partire da quello Usa. E, ancora, più desiderabile non solo per i turisti stranieri, cresciuti del 15,7% in tre anni, ma anche per i talenti che vogliono investire sul proprio futuro, come dimostra il miglioramento del ranking dell’Indice di attrattività globale che non considera solo investimenti e imprese, ma anche i portatori di competenze. È la fotografia dell’Italia di oggi che, a tre anni dall’insediamento del governo Meloni, emerge dal dossier “Italia più competitiva: tre anni di sviluppo”, realizzato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla base di 23 indicatori. Un report fatto esclusivamente di numeri, che parlano da soli.

La crescita degli investimenti esteri

Si parte con la voce che riguarda la crescita degli investimenti diretti esteri, saliti del 16,8%; diretti esteri in azioni, aumentati del 18,1%; esteri in Titoli di Stato cresciuti del 7,9%. Segue il dato sulla scalata della graduatoria mondiale degli Ide (investimenti diretti esteri) 2025, dove l’Italia passa dall’undicesimo posto del 2023 all’ottavo del 2025. E, ancora, il dato formidabile di Borsa Italiana, che nel 2025 ha toccato la crescita record di +107% rispetto al 2022.

Il capitolo export: l’Italia cresce più dei partner europei, specie negli Usa

Capitolo export. Negli ultimi tre anni l’Italia è stata capace di allargare il proprio mercato estero del 2,7% e si è mostrata particolarmente solida rispetto ai principali partner europei anche nel frangente delle fibrillazioni legate ai dazi. L’export tricolore nel 2025 è cresciuto del 3,3% a fronte di quello francese cresciuto del 2%, tedesco dello 0,9% e spagnolo calato dello 0,4%. Isolando il dato dell’export negli Usa i numeri sono ancora più pesanti: l’Italia è cresciuta del 7,1% a fronte di una media Ue del 3,6% e di dati tutti in negativo di Francia (-0,9%), Germania (-8,9%), Spagna (-9,7%).

Il Pil e la produzione industriale

Il Pil è cresciuto del 2,3% e l’andamento della produzione industriale ha fatto registrare un passaggio dal dato negativo di -4,1% del quarto trimestre 2022 al dato positivo di 1,1% del quarto trimestre 2025. Se si isola poi il dato della produzione industriale al netto dell’automotive, l’andamento è da -2,4% a +1,8%. Particolarmente significativo il raffronto con la Germania: nel primo trimestre 2023 Berlino era all’1,5% di variazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; Roma allo 0,1%. Ad oggi sono entrambe all’1,1%. Vale a dire che la Germania ha frenato dello 0,4% e noi abbiamo accelerato dell’1%, con un andamento nell’arco del tempo intercorso assai accidentato per la prima.

I dati del lavoro: un milione di assunzioni in più

Arcinoti, poi, i dati sul lavoro, che si riassumono nella formula: cresce l’occupazione, cala la disoccupazione. Nello specifico, il tasso di occupazione è passato dal 60,1% del 2022 al 62,5% di oggi, mentre quello di disoccupazione è sceso dall’8,1% di tre anni fa al 6,1% del 2025. C’è un numero assoluto che restituisce la fotografia del mercato del lavoro nell’Italia di questi tre anni: 1 milione di assunzioni in più.

Potere d’acquisto e riduzione dell’inflazione

Per quanto riguarda poi il potere d’acquisto e la riduzione dell’inflazione, il grafico mostra come quest’ultima sia passata dal 12,5% del quarto trimestre 2022 all’1,2% del quattro trimestre 2025, pressoché stabilizzandosi a partire dal novembre 2023. Contestualmente il potere d’acquisto è cresciuto del 7,6%.

L’Italia batte Ue e Germania anche sugli investimenti

Infine, il dato sulla crescita degli investimenti, che si attesta a +10,4% e che posiziona l’Italia in deciso vantaggio rispetto ancora alla Germania e alla media Ue: considerando la quota percentuale degli investimenti fissi lordi su Pil, noi ci attestiamo al 23,2% in crescita rispetto al 21,5% del 2022; la media europea al 21,2% stabile rispetto a tre anni; la Germania a 19,1% in calo rispetto al 20% del 2022.

La scalata dell’Indice di attrattività globale

La sintesi di questo quadro complessivo la dà il dato dell’ultima tabella del dossier del Mimit, quello sul miglioramento del ranking dell’Indice di Attrattività globale, che sulla base di quattro pilastri (apertura, innovazione, dotazione, efficienza) e numerosi sotto indici, valuta la capacità di quasi 150 economie mondiali di attrarre investimenti, talenti e imprese. L’Italia ha guadagnato sette posizioni in tre anni, passando dalla 23esima di allora alla 16esima di oggi.

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di Redazione - 27 Marzo 2026