Conflitto in Iran
Intervento sullo stretto di Hormuz: Trump striglia la Nato e avverte Pechino
Il presidente Usa ha anche spiegato di aver chiesto a circa sette Stati di unirsi alla coalizione per imporre all'Iran la riapertura dello Stretto. Non fa nomi ma dal Giappone al Regno Unito le risposte non sono quelle attese. Avvisa gli alleati atlantici che senza contributi il futuro del patto potrebbe essere "molto negativo" Intanto messaggio a Pechino: "la visita di fine mese potrebbe slittare"
Dalle pagine del Financial Times, a cui domenica ha rilasciato una intervista di 8 minuti, Donald Trump ha lanciato un avvertimento alla Nato, parlando di futuro “molto negativo” se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz. Un messaggio senza filtri quello del presidente americano alle nazioni europee, perché si uniscano alla sua operazione di guerra in Iran. Trump ha detto che «È assolutamente opportuno che coloro che traggono beneficio dallo Stretto contribuiscano a garantire che lì non accada nulla di male», sostenendo che a differenza degli americani, sia Europa che Cina dipendono fortemente dal petrolio proveniente dal Golfo.
Se Nato non risponde risposta negativa
Dunque «Se non ci sarà alcuna risposta, o se la risposta sarà negativa, credo che ciò sarà molto dannoso per il futuro della Nato», ha aggiunto. «Abbiamo un’organizzazione chiamata Nato. Siamo stati molto generosi. Non eravamo tenuti ad aiutarli per la questione dell’Ucraina. L’Ucraina dista migliaia di chilometri da noi, eppure li abbiamo aiutati. Ora vedremo se saranno loro ad aiutare noi. Perché sostengo da tempo che noi ci saremo per loro, ma loro non ci saranno per noi. E non sono affatto sicuro che, alla prova dei fatti, ci saranno» ha rimarcato Trump. Ma alla domanda su quale tipo di aiuto gli fosse necessario è rimasto sul generico: «Qualsiasi cosa serva».
Sette stati sono stati chiamati per proteggere “il loro territorio”
E di ritorno a Washington dalla Florida, dove ha passato il fine settimana, Donald Trump ha fatto il punto con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, spiegando di aver chiesto a circa sette Stati di unirsi alla coalizione per imporre all’Iran la riapertura dello Stretto di Hormuz. «Chiedo a questi Paesi di intervenire e di proteggere il loro territorio perché questo è il loro territorio, da dove ottengono la loro energia», ha aggiunto, sostenendo che il vitale passaggio commerciale non sarebbe qualcosa di cui hanno bisogno gli Stati Uniti che hanno il proprio accesso al petrolio». L’imprenditore che guida gli States ha sottolineato, senza però fare alcun nome o riferimento diretto su chi si sia reso disponibile, che «Sarebbe bello avere altri Paesi che partecipano all’azione di pattugliamento con noi e noi aiuteremo, lavoreremo con loro». In precedenza Trump ha fatto riferimento alla Cina, Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna, Francia
Trump, ‘parliamo con l’Iran ma sono sono pronti per l’accordo’
Mentre il conflitto sta per entrare nella terza settimana, continuano in ogni caso le trattative tra Usa e Iran a detta del presidente americano, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato colloqui in corso. «Sì, stiamo parlando con loro» ha detto il presidente Donald Trump ai giornalisti sull’Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull’esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. «Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino», ha aggiunto Trump.
Chiesto a Londra di intervenire, si sono rifiutati
Le prime risposte dagli Stati sollecitati intanto iniziano ad arrivare e per Trump non sono positive. Prima su tutte quella della Gran Bretagna. Il tycoon, che domenica ha parlato col premier Keir Starmer, ha detto che «il Regno Unito potrebbe essere considerato l’alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati». Quando «abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell’Iran, loro hanno detto: ‘Beh, allora invieremo due navi’. E io ho risposto: ‘Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto» ha detto al Financial Times.
Starmer: non ci lasceremo coinvolgere in guerra più ampia
E nella conferenza stampa a Downing Street, è stato proprio Keir Starmer, ha spiegare la posizione del Regno Unito: «Non ci lasceremo coinvolgere in una guerra più ampia. Per prima cosa, proteggeremo i nostri cittadini nella regione. Per seconda, mentre adottiamo le azioni necessarie per difendere noi stessi e gli alleati, non ci lasceremo coinvolgere in una guerra più ampia. Terzo: continueremo a lavorare verso una rapida soluzione che garantisca il ritorno alla sicurezza e stabilità nella regione e metta fine alla minaccia iraniana verso i suoi vicini”.
Tokio, ‘al momento non consideriamo operazione sicurezza marittima’
Anche Tokio non risponde positivamente, almeno per ora, alla sollecitazione: «Nell’attuale situazione con l’Iran, al momento non consideriamo l’avvio di un’operazione di sicurezza marittima» ha detto il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi, parlando in Parlamento. Il Giappone non sta valutando di partecipare alla coalizione per garantire l’apertura dello stretto di Hormuz. E la premier Sanae Takaichi, intervenendo sempre al Parlamento, ha detto che un’eventuale operazione di sicurezza marittima sarebbe «estremamente difficile dal punto di vista legale» aggiungendo che non avrebbe ancora ricevuto una richiesta formale da Washington. «La domanda è quello che il Giappone dovrebbe fare di sua iniziative e quello che sia possibile nella nostra cornice legale, piuttosto che quello che sia richiesto dagli Stati Uniti», ha detto ancora la premier spiegando di aver «chiesto a varie sezioni di diversi ministeri di valutare la cosa». Tuttavia «Il governo giapponese sta attualmente considerando come adottare le necessarie misure – ha concluso la premier – ovviamente, queste saranno nell’ambito della legge giapponese, ma stiamo valutando come proteggere le navi collegate al Giappone e i loro equipaggi, e vedere quello che possiamo fare».
Kallas, ‘a Hormuz ipotesi iniziativa Onu come nel Mar Nero sul grano’
Intanto qualcosa si muove anche dall’Unione europea. «Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un’iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell’Ucraina», ha detto l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al consiglio affari esteri. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l’Asia, ma a la situazione è problematica «anche per quanto riguarda i fertilizzanti. E se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo».
Trump, ‘Pechino deve aiutare’ poi lascia intendere uno slittamento della visita in Cina
Non solo fronte Nato. Donald Trump si aspetta un aiuto anche dalla Cina per sbloccare lo Stretto di Hormuz. E lo attende prima di recarsi a Pechino a fine mese per un vertice con l’omologo Xi Jinping già programmato da tempo. Aiuto che se disatteso potrebbe comportare un posticipo della visita: «Credo che anche la Cina dovrebbe dare una mano, dato che riceve il 90% del suo petrolio proprio attraverso lo Stretto. Vorremmo saperlo prima. Due settimane sono molto tempo», ha sottolineato il presidente, aggiungendo che la visita «potrebbe essere rinviata».
Pechino, ‘manteniamo i contatti con gli Usa per la visita di Trump in Cina’
La risposta di Pechino è prontamente arrivata ha spiegato di essere in contatto con Washington: «La Cina e gli Stati Uniti stanno mantenendo i contatti riguardo alla visita del presidente Trump in Cina» ha dichiarato Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, in conferenza stampa. Washington ha affermato che Trump visiterà la Cina dal 31 marzo al 2 aprile, anche se Pechino deve ancora confermare.
Cina: tutti interrompano operazioni militari in stretto Hormuz
Intanto la Cina ha invitato tutte le parti a fermare immediatamente le operazioni militari nell’area dello stretto di Hormuz, dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati uniti Donald Trump sulla possibile creazione di una coalizione internazionale incaricata di scortare le navi attraverso il passaggio strategico del Golfo Persico. Durante la conferenza stampa quotidiana del ministero degli Esteri cinese, il portavoce Lin Jian ha commentato le notizie secondo cui Washington starebbe negoziando con diversi paesi per formare un’alleanza navale con l’obiettivo di garantire la sicurezza del traffico marittimo nello stretto. «La situazione nello stretto di Hormuz e nelle acque circostanti è recentemente diventata tesa, con un impatto sulle rotte del commercio internazionale di merci ed energia e con effetti negativi sulla pace e sulla stabilità regionali e globali. La Cina invita ancora una volta tutte le parti a fermare immediatamente le operazioni militari, evitare un’ulteriore escalation delle tensioni e prevenire un deterioramento della situazione regionale che potrebbe avere conseguenze ancora più gravi per l’economia globale» ha affermato.