Verso il referendum
Imparato: “Riforma per i cittadini e non contro i magistrati. Rendiamo l’Italia più moderna”
La pm di Santa Maria Capua Vetere ricorda che "siamo ancora uno dei pochissimi Paesi che non prevedono la divisione delle carriere" e sottolinea: "Questa riforma risponde ai principi dello Stato di diritto"
Annalisa Imparato, pubblico ministero a Santa Maria Capua Vetere è stata uno dei volti più visibili della campagna referendaria a sostegno dei sì alla riforma della giustizia. E a cinque giorni dal voto ormai imminente del 22 e 23 marzo, dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno prova a fare un bilancio di questi mesi, soprattutto per quanto riguarda il nodo centrale della questione: il contenuto della riforma e la sua utilità è stata compresa dagli italiani in una campagna referendaria talvolta sopra le righe? «Col tempo i cittadini hanno iniziato a capire. Questa riforma del resto è concepita in favore loro, non come punitiva per i magistrati. Abbiamo il dovere di rendere l’Italia più moderna, mentre siamo ancora uno dei pochissimi Paesi che non prevedono la divisione delle carriere. Abbiamo il dovere di completare lo strumento del processo accusatorio introdotto con la riforma Vassalli».
Non è una lotta intestinale alla magistratura ma una occasione
«La campagna all’inizio è apparsa come una lotta intestinale alla magistratura. Oggi viene vista come un’occasione di modernizzazione» ha spiegato il magistrato nata a Bari e originaria di Castellammare di Stabia. A domanda sull’utilità dell’istituto del referendum non ha dubbi: «è uno strumento di democrazia diretta» ed è un bene che ci sia «la possibilità che a decidere sia il popolo. Così si accorcia la distanza tra le istituzioni e i cittadini».
Dal fronte del no slogan scorretti su rapporto tra pm ed Esecutivo
Eppure su questa specifica campagna referendaria che ha scandito gli ultimi mesi, soprattutto alla luce degli slogan spesso fuorvianti messi in campo dal fronte del no, Imparato rimarca: «Affermare che il pm sarà più debole e che sarà sottoposto all’autorità dell’esecutivo è uno slogan scorretto, senza alcun supporto tecnico-giuridico. Trovo anche sbagliato presenta questa come una riforma di destra. Mi dispiacerebbe se molti che sono convinti della bontà del sorteggio per i membri del Csm non votassero Sì per paura di rafforzare il Governo. Questa riforma risponde ai principi dello stato di diritto. E poi, mi lo faccia dire: l’Italia ha bisogno di un cambiamento».
Chi osteggia la riforma teme di perdere potere
Infine di fronte agli attacchi tra le parti delle ultime settimane Annalisa Imparato racconta l’idea che lei stessa si è fatta «Io penserei che chi osteggia la riforma lo fa perché ha paura di perdere una fetta di potere. E, non a caso, chi ha paura ha usato i toni più gravi e più grevi. Anche se gli errori sono stati commessi su entrambi i fronti. Le frasi vanno sempre contestualizzate».