Il caso
Il vittimismo costa caro a Ilaria Salis: finisce nella bufera per l’assistente «pregiudicato»
Emerge che al momento del controllo di polizia in albergo la parlamentare era in compagnia di Ivan Bonin, con precedenti legati alla sua militanza a sinistra. FdI chiede chiarezza e dimissioni
Cosa racconta il profilo degli assistenti di Ilaria Salis? Il quadro che emerge è compatibile con il loro ruolo e il suo mandato parlamentare? Non è il caso che lei per prima e la sinistra che la spalleggia a seguire facciano un esame di coscienza e ne traggano le dovute conseguenze, fino a valutare anche le dimissioni? Il vittimismo con cui l’europarlamentare Avs ha denunciato il controllo in albergo da parte della polizia a seguito di una segnalazione arrivata dalla Germania si è rivelato un boomerang. La grande visibilità data all’episodio, presentato di fatto come un atto di prevaricazione incurante delle sue tutele parlamentari, ha acceso i riflettori su alcune questioni che erano in ombra e che ora, arrivate in chiaro, richiedono risposte. Sui suoi assistenti e non solo.
Donzelli annuncia un’interrogazione
Le cronache di quella mattina riferiscono, infatti, della presenza in stanza con Salis del suo assistente Ivan Bonin. Sulla questione si è affacciato anche un po’ di gossip, legato al tipo di rapporto che potrebbe intercorrere tra i due e che, se fosse anche di carattere personale, sarebbe incompatibile con la policy di Strasburgo. Ma il punto non è questo, del gossip interessa poco come ha sottolineato il deputato di FdI, Giovanni Donzelli, annunciando un’interrogazione sul caso.
«A differenza di tutto il polverone che moralisti di sinistra altre volte hanno sollevato, a noi non interessa il gossip», ha chiarito Donzelli, facendo rapido riferimento alla questione e soffermandosi piuttosto sul fatto che dalle notizie di stampa emerge che «l’assistente, pagato con i soldi pubblici, quindi con i vostri soldi, che con la Salis divide la camera, è un pregiudicato, arrestato e condannato nel 2015 per violenza privata e interruzioni di pubblico servizio aggravato». «Personaggio noto per episodi di estremismo e violenza. La sinistra si ritiene così una casta da ritenere intoccabili pure i pregiudicati se condividono la camera d’albergo con qualcuno di loro?», ha sottolineato quindi Donzelli, annunciando un’interrogazione per conoscere i precedenti di Bonin.
Gardini: «Quadro gravissimo che va oltre gli episodi isolati»
«È vero? Ha davvero assunto il compagno pregiudicato nel suo staff?», ha domandato poi il deputato della Lega Andrea Crippa, chiedendo un chiarimento o le dimissioni. Richiesta, quella di dimissioni, cui si è unito anche FdI con un post sui social. Ma nello staff di Salis non c’è solo Bonin, c’è anche quel Mattia Tombolini che balzò all’attenzione delle cronache fra i grandi agitatori delle proteste di “Più libri Più liberi” contro Passaggio al Bosco. A ricordarlo sono stati i deputati di FdI Elisabetta Gardini e Stefano Maullu. Quello che si delinea, ha detto Gardini, è un «quadro gravissimo», che va oltre gli «episodi isolati» e rimanda a «un intreccio inquietante tra estremismo politico, incarichi pubblici e denaro dei contribuenti».
Maullu: «Un filo rosso lega ambienti anarchico-insurrezionalisti alla figura di Salis»
Il punto, ha sottolineato Maullu, «è politico: è evidente un filo rosso che lega ambienti anarchico-insurrezionalisti alla figura di Ilaria Salis e colpisce che Avs continui a esprimere solidarietà verso contesti in cui si tollera o si giustifica la violenza». «Anche alcune segnalazioni internazionali, con richiami a reti estremiste del passato, rendono il quadro ancora più preoccupante. Serve una presa di distanza netta e credibile, non ambiguità», ha aggiunto il deputato di FdI, ricordando che il controllo in albergo è scaturito da una «richiesta delle autorità tedesche impegnate in indagini su specifici fenomeni eversivi, senza alcuna perquisizione né implicazione politica».
L’attesa per «una risposta convincente»
Su questo si è soffermato anche il senatore Raffaele Speranzon: «L’eroina dei centri sociali, invece di fare la vittima, spieghi agli italiani perché ha assunto come assistente una figura con precedenti giudiziari e, soprattutto, chiarisca perché il suo nome continui a comparire in contesti investigativi legati alla violenza di piazza». Richiesta avanzata anche dal collega Marco Scurria, sottolineando che «attendiamo con trepidazione che queste e altre domande trovino una risposta convincente».
Avs blinda Salis, Salis blinda Bonin
L’aspettativa, però, sembra destinata a rimanere delusa. Avs ha continuato a fare quadrato intorno a Salis, rilanciando la tesi vittimista del «gravissimo fermo preventivo», sebbene la Questura abbia chiarito che il presunto “fermo preventivo” è stato in realtà solo un controllo dei documenti interrotto non appena gli agenti hanno appreso di trovarsi di fronte a una parlamentare. Soprattutto, però, Salis ha messo ben in chiaro che per lei Bonin non si tocca: «Ha un dottorato in Scienze politiche internazionali quindi è qualificato per svolgere l’incarico che gli ho affidato e prima di collaborare con me lavorava all’università». Quanto alle condanne, «ha qualche piccolo precedente legato a manifestazioni, risalenti a più di dieci anni fa, in quanto faceva parte dei collettivi studenteschi». Ragazzate, insomma. Che sarà mai?