Carriere separate in casa...
Il marito della toga rossa Silvia Albani voterà Sì. Il consorte la “sconfessa”: “Mia moglie ha una posizione ideologica”
Fabrizio Merluzzi, che è stato presidente della Camera penale di Roma dal 2010 al 2012, esprime al "Foglio" posizioni lontane anni luce dalla consorte, leader di Magistratura democratica e "pasionaria" del No"
La “notiziona” irrompe nel dibattito sul referendum. Il marito della toga rossa Silvia Albano sconfesserà sua moglie e voterà Sì al referendum sulla giustizia. Il referendum ha fatto strame della concordia domestica: già Gramellini e sua moglie, la scrittrice Simona Sparaco, separeranno le “carriere” coniugali, trovandosi su due posizioni opposte. In precedenza Claudio Martelli e sua moglie Lia Quartapelle, deputata dem. Ai separati in casa di aggiunge Fabrizio Merluzzi, coniuge di Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica: “Al referendum sulla giustizia andrò a votare convintamente Sì”, ha dichiarato al Foglio il noto avvocato penalista che è stato presidente della Camera penale di Roma dal 2010 al 2012.
Altra coppia separata in casa: il marito di Silvia Albano si schiera col Sì
Si tratta di una presa di posizione “pesante” per il Sì da parte del marito di Silvia Albano, che è presidente di Magistratura democratica, cioè la storica corrente di sinistra dei magistrati che conduce da mesi una battaglia per il No senza quartiere. Una “separazione” domestica che Merluzzi motiva così: “Credo che la separazione delle carriere sia un cambiamento culturale di cui il paese ha bisogno. Ci deve essere una netta distinzione tra chi accusa, chi difende e chi giudica. E non mi fa paura un pm separato dal giudice, perché il giudice deve avere la cultura del dubbio, mentre il pubblico ministero deve avere la cultura della prova”.
Pasionaria del no sconfessata dall’illustre consorte Fabrizio Merluzzi
L’avvocato penalista entra nei meccanismi con dovizia di particolari, mostrando una contrapposizione abissale con la moglie Silvia Albano: “Troppo spesso accade che il pm smarrisca questa cultura, e invece di valutare quello che è effettivamente il contenuto della prova, cioè il fatto, si lasci andare a illazioni, congetture, ipotesi che non hanno nulla a che vedere con una prova”. “Con la separazione delle carriere, il giudice si sentirà veramente terzo e non vedrà più nel pubblico ministero colui che, anziché rappresentare l’accusa rispetto alla difesa, rappresenta una battaglia dello stato nei confronti della criminalità”.
L’intervista al Foglio
“Sovente i pm si atteggiano a sacerdoti del diritto”
Troppo spesso il giudice, soprattutto durante le indagini, appare appiattito alle tesi dei pm, fa notare Antonucci nel colloquio. “Non parlerei di appiattimento – risponde- il penalista –. Il tema è che il giudice tende a lasciarsi convincere dal pm. Perché pensa che questi, quando propone l’accusa, lo fa a ragion veduta. E’ questo il cambiamento culturale che va fatto. Soprattutto in un paese in cui sovente i pm si atteggiano a sacerdoti del diritto, facendo proclami sui giornali o presentando le loro inchieste come verità assoluta. E’ chiaro che l’eco che questo crea nell’opinione pubblica mette il giudice in una condizione di imbarazzo. Se passasse la riforma prenderebbe piede una nuova cultura, che è l’esatto opposto di quella inquisitoria, in cui i cittadini, di fronte allo sbandierare delle indagini del pm, cominceranno a pensare che forse è bene aspettare che si esprima prima un giudice terzo”.
“Non sono contrario alle correnti finché non diventano ideologie”
Merluzzi confuta poi un altro punto saliente che vien contestato da chi voterà NO alla riforma. E lo fa con un approccio assolutamente anti-ideologicoNon rintraccia alcun pericolo che il pm possa finire sotto il controllo della politica. “Assolutamente no, perché per poter assoggettare il pm al potere politico occorrerebbe fare una nuova riforma costituzionale: diversa da quella approvata dal Parlamento, che invece riconosce al pm le stesse garanzie di autonomia e indipendenza del giudice. Se mai il Parlamento decidesse di fare una nuova riforma costituzionale in questo senso io sarei il primo a scendere in piazza a fare le barricate”. E quanto al sorteggio per l’elezione del Csm afferma: “Non sono mai stato contrario al pluralismo culturale nella magistratura”. Poi aggiunge una sfumatura molto importante. “Non sono contrario alle correnti, ma se queste rimangono correnti di pensiero: se diventano ideologie allora diventano pericolose. Perché a quel punto la funzione giurisdizionale viene deviata dal suo corso naturale”.