Alla vigilia della protesta
Il documento choc di Askatasuna: “Il pestaggio è giusto e salutare”. FdI: “La sinistra prenda le distanze dagli attivisti rossi”
Parole violente, "regole" per la piazza rossa, giustificazioni del pestaggio degli agenti: un dossier da rivolta sociale diffuso dal Giornale. L'allarme di FdI per la manifestazione di sabato a Roma
Giornata da bollino rosso sabato 28 marzo a Roma. Digos e nucleo informativo dei carabinieri stanno mettendo sotto la lente della sicurezza la manifestazione prevista nella Capitale. Manifestazione che si prospetta difficile in un clima di massima allerta come detto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. In piazza scenderanno -tra gli altri- il movimento No Kings Italia e Askatasuna, oltre al resto del mondo antagonista: il motivo della mobilitazione racchiude il solito minestrone pro-Pal, no alle guerre e – come sbagliare- le pulsioni antigovernative che dopo il referendum infiamma gli animi del mondo antagonista. Si attendono 15mila persone, ma il numero – all’indomani della vittoria del no al referendum – potrebbe essere anche superiore.
Il documento di Askatasuna visionato dal “Giornale”
L’attenzione è massima. La data del 28 marzo, infatti, era nota da tempo ed era stata scelta dagli attivisti di Askatasuna nell’ambito di una serie di mobilitazioni avviate dopo lo sgombero, che risale al 18 dicembre scorso. Ora dopo l’esplosione nel casolare al parco degli Acquedotti di Roma, dove i due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mecogliano sono morti costruendo un ordigno che erano pronti per essere utilizzati. Il timore è legato alla possibilità che frange estreme possano infiltrarsi al corteo. Ora alla vigilia del corteo, emerge un documento inquietante che il Giornale ha potuto visionare. Una sorta di vademecum – istruzione per una piazza anarchica- una sorta di guida pro-caos nel quale cui tra le altre cose si legge: “Il pestaggio è giusto e salutare”.
“La promessa di un’esplosione di rabbia, una rivolta”: il documento di Askatasuna
Il documento nasce dall’analisi degli scontri del 31 gennaio scorso a Torino, ma si trasforma in un manuale di “comportamento” da tenere durante la manifestazione. Dal giornale diretto da Tommaso Cerno cogliamo fior da fiore: «Un appello che non è quello di opposizione al governo ma la promessa di un’esplosione di rabbia, una rivolta». A scriverlo sono gli anarchici dell’area di Alfredo Cospito. Il tono non lascia presagire nulla di buono. L’analisi dei seguaci di Askatasuna parte dalla indicazioni del corteo di Torino. “Mentre il viale centrale di corso Regina era molto affollato, le vie laterali sgombre offrivano interessanti prospettive di attacco». Addirittura si parla di tattica: «Dal punto di vista tattico molto è migliorabile». Poi frasi inequivocabili che portano direttamente alla visione di uno scontro frontale e fisico:
Parole agghiaccianti: «Chi ha picchiato il poliziotto va ringraziato»
«Ragazze e ragazzi appena ventenni, in molti casi ancora più giovani, si sono travisati, hanno formato con decisione un blocco nero, si sono preparati a combattere. Hanno attaccato la polizia». Uno dei passaggi più inquietanti è l’organizzazione dello scontro: «Raggrupparsi in alcune centinaia con una chiara ed evidente disposizione allo scontro, prendere con naturalezza le prime linee e costringere tramite strumenti di controllo psichico molto sofisticati il resto del corteo a seguirli». La giustificazione della violenza: «Chiamare l’episodio dello sbirro a terra un esempio di ‘violenza selvaggia’ vuol dire non sapere cosa sia la violenza». Il pestaggio è «un gesto giusto e salutare», scrivono. E poi l’orrore assoluto: «Chi ha picchiato il poliziotto va ringraziato». Ecco, la sfida della piazza di sabato non è per nulla rassicurante. «Cercheremo di essere sempre da un’altra parte rispetto a dove ci cercate».
FdI: “Alla sinistra chiediamo di uscire dalle ambiguità”
Fratelli d’Italia pone l’accento su questo documento shock riconducibile ad Askatasuna. Sulla pagina Fb di FdI si stigmatizza come “non solo si teorizza l’organizzazione dello scontro. Ma si arriva a definire il pestaggio come qualcosa di “giusto e salutare”. E a legittimare l’aggressione alle forze dell’ordine: una deriva violenta che colpisce direttamente i principi dello Stato di diritto. Alla sinistra chiediamo di uscire da ogni ambiguità. Chi giustifica o tollera queste posizioni mina la convivenza civile e mette a rischio la sicurezza di tutti. È il momento di prendere le distanze in modo netto e definitivo dagli estremisti rossi”.