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I giudici fanno ‘cinquina’: dal Cpr albanese escono altri quattro. Tra loro stupratori ladri e pure un pedofilo

Discrezionalità e sicurezza

I giudici fanno ‘cinquina’: dal Cpr albanese escono altri quattro. Tra loro stupratori ladri e pure un pedofilo

Dopo la notizia della mancata convalida di trattenimento del marocchino di Fatallah Ouardi, la Corte d'Appello di Roma rimanda in Italia altri quattro suoi connazionali. Tra questi un 66enne condannato per aver violentato un minore di 14 anni

Politica - di Marcello Di Vito - 7 Marzo 2026 alle 09:08

Dopo aver annullato il trattenimento nel Cpr albanese di Gjadër di Fatallah Ouardi, l’immigrato irregolare marocchino di trentanove anni con «condanne per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso e violenza sessuale di gruppo», la Corte d’appello di Roma raddoppia, anzi piazza la cinquina. Con la ragione che i signori in questione, tutti provenienti dal Marocco, hanno presentato istanza di protezione internazionale non ha convalidato il trattenimento determinando così la liberazione di Ahmed Aittorka, classe 1992 condannato nel 2023 per violenza sessuale e nel 2024 per furto aggravato; del ventisettenne Mohamed Errami, con a carico reati tra cui la resistenza a pubblico ufficiale, le lesioni personali, il tentato furto in abitazione, oltre a una condanna per rapina impropria; di Mehdi El Antaky che a soli 22 anni è già stato condannato per omicidio commesso da minorenne e poi riqualificato in lesioni personali e porto di armi od oggetti atti a offendere. E infine anche dell’ultrasessantene Abdelkrim Chahine, classe 1960 condannato a due anni per violenza sessuale su minore di 14 anni.

Hanno fatto richiesta di asilo

In pratica, secondo la notizia riportata oggi da diversi quotidiani, per cinque casi, tra cui quello del violentatore di un minore di 14 anni, i magistrati della Capitale hanno scelto di applicare solo una parte dell’articolo 6 del decreto legislativo 142/2015, che deliberato in attuazione della direttiva Ue sull’accoglienza del 2013 stabilisce che chi richiede la protezione internazionale «non può essere trattata al solo fine di esaminare la domanda» stessa. Poco conta a quanto pare che la stessa norma prevede che il migrante sia tenuto in un Cpr qualora la sua istanza sia ritenuta strumentale a evitare l’espulsione, oppure se egli costituisca un pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato.
Da oggi dunque il messaggio che alla luce dei provvedimenti potrebbe passare, seppur sbagliato, è che qualsiasi immigrato clandestino commetta reati in Italia possa evitare l’espulsione invocando l’asilo, compresi stupratori, rapinatori e pedofili.

Giudici italiani controtendenza rispetto alla linea dell’Europa

Decisioni che sicuramente vanno controtendenza anche rispetto alla linea scelta dall’Europa che sta anticipando l’entrata in vigore delle regole del Patto sulla migrazione e l’asilo, che scatteranno da giugno, ha accelerato proprio sui rimpatri e si appresta a introdurre una lista unica di Paesi sicuri. Alcuni Stati Ue si sono già mossi e non sono tutti governati dalla destra, basti pensare alla reintroduzione dei controlli alle frontiere voluta in Germania al tempo dell’Esecutivo socialdemocratico del cancelliere Olaf Scholz.Germania che ha stipulato un’intesa con i talebani, per rispedire in Afghanistan gli immigrati che commettono reati. E la Danimarca della socialdemocratica Mette Frederiksen intende espellere gli immigrati condannati a pene superiori a un anno. Fuori dall’Ue ma ai confini c’è l’esempio del Regno Unito dove il governo laburista ha messo in campo una stretta sulle domande d’asilo e sulla concessione della cittadinanza.

Discrezionalità che non guarda alla sicurezza?

In Italia, invece, i giudici scelgono di ispirarsi a una sentenza della Corte di giustizia, che lascia a loro la facoltà di valutare caso per caso la conformità del provvedimento restrittivo previsto per il singolo migrante. Legittimo e anche molto ‘umano’ per certi versi, almeno in linea teorica. Ma quando in pratica la discrezionalità si trasforma di strumento per disapplicare i tentativi del governo Meloni di mettere un argine all’immigrazione clandestina ed espellere chi commette reati, quello che ne deriva è un grande cortocircuito oltre che un problema per i cittadini. Con inevitabili ripercussioni sulla sicurezza che si potevano evitare.

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di Marcello Di Vito - 7 Marzo 2026