CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Hormuz, l’Italia e altri cinque Paesi pronti a mettere in sicurezza lo Stretto. Tajani: piano politico, non militare

Il documento

Hormuz, l’Italia e altri cinque Paesi pronti a mettere in sicurezza lo Stretto. Tajani: piano politico, non militare

Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone si impegnano riaprire il passaggio delle navi. Congiuntamente alla richiesta di una moratoria degli attacchi dell'Iran contro le infrastrutture civili, impianti petroliferi compresi. Si tratta di un piano diplomatico, ma le opposizioni vanno in tilt

Politica - di Angelica Orlandi - 19 Marzo 2026 alle 18:06

La situazione in Medio Oriente entra di prepotenza al centro nell’agenda del Consiglio europeo, in corso a Bruxelles. E’ una buona notizia che sei Paesi tra cui l’Italia si mobilitino per affrontare le conseguenze della guerra in Iran sul Golfo e sullo stretto di Hormuz in particolare. Un piano a sei è stato sottoscritto per riaprire il passaggio delle navi a Hormuz. Congiuntamente alla richiesta di una moratoria degli attacchi dell’Iran contro le infrastrutture civili, impianti petroliferi compresi: è il contenuto del documento sottoscritto giovedì 19 marzo da Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone che si dicono disponibili a “contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”. Il piano non implica alcun coinvolgimento diplomatico, come sottolineato dalla nota di Downing Street che ha diffuso il comunicato.

Il documento: condanna a Teheran

“Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo; gli attacchi alle infrastrutture civili, inclusi impianti petroliferi e di gas; e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”, si legge nella dichiarazione firmata dai leader dei sei Paesi. “Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto. Invitiamo l’Iran a cessare immediatamente le sue minacce: il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e a conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, proseguono i leader.

“La libertà di navigazione – si legge nella nota congiunta – è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Gli effetti delle azioni dell’Iran saranno avvertiti dalle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili”. I leader sottolineano che “tali interferenze con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globale costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. A questo proposito, chiediamo una moratoria globale immediata sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e di gas”. I leader firmatari del piano si dicono disponibili a “contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”. E aggiungono: “La sicurezza marittima e la libertà di navigazione vanno a beneficio di tutti i paesi”.

Nessun coinvolgimento militare

La dichiarazione firmata dai sei Paesi non implica alcun coinvolgimento militare. Lo precisano fonti informate sul dossier, sottolineando che la nota diffusa da Downing Street parla di ‘assicurare’ e non ‘ripristinare’ il passaggio nello Stretto. Lo ha ribadito anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Tagadà su La7 (nella foto durante il programma). «E’ un documento politico, non un documento militare, per lavorare insieme, per cercare di creare le condizioni per garantire la libertà di circolazione marittima; per lavorare insieme parlando con le varie parti, dando messaggi politici», ha spiegato. «Il traffico marittimo deve essere garantito proprio per evitare il peggioramento anche della situazione delle fonti energetiche», ha sottolineato Tajani. «Non siamo parte della guerra, e non vogliamo essere parte della guerra». Qualcuno capisce fischi per fiaschi e prosegue la sua guerra contro il governo.

Il M5S imbarazzante: “Cosa significa”?

Inizia il M5S a sbraitare e a chiedere all’esecutivo di chiarire “immediatamente il significato della dichiarazione congiunta. Cosa significa? Parliamo di sforzi diplomatici o militari? Sembra più la seconda a giudicare dal riferimento positivo verso le nazioni che stanno pianificando i preparativi di un’azione. Meloni, Tajani e Crosetto spieghino subito se ci stanno trascinando in guerra”. I capigruppo M5s delle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera,  Alessandra Maiorino e i deputati Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti sono stati smentiti in tempo reale. Il documento parla chiaro. Imbarazzanti come sempre. La posizione italiana dimostra senso di responsabilità e visione strategica, perché include prudenza nel non trasformare una missione di sicurezza in un coinvolgimento diretto nel conflitto. La fase che siamo chiamati ad affrontare richiede lungimiranza. Ma non tutte le forze politiche sono attrezzate a farlo.

Magi: Il governo informi il parlamento

C’è chi sottilizza pure in un momento in cui decidere è fondamentale. “È sicuramente positivo che ci sia un gruppo di Paesi, tra cui l’Italia, che cerca una soluzione alternativa alla crisi del Golfo rispetto alla posizione di Trump. Ma le incognite sono tante e i rischi innumerevoli”, dice il segretario di Più Europa Riccardo Magi. E anche lui non si sottrae alla litania: “Il governo informi le Camere. E’ necessario che la partecipazione dell’Italia al piano per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz passi per un voto in parlamento”.

 

 

 

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Angelica Orlandi - 19 Marzo 2026