L'intervista
«Gli anarchici colpiranno forte dopo la morte dei due a Roma. Per stanarli bisogna seguire i soldi». Parla l’ex pm Rinaudo
A colloquio col magistrato di Torino, oggi in pensione, che ha coordinato le indagini su Cospito e sugli ambienti anarchici: «Trasformeranno Mercogliano e Ardizzone in martiri. Askatasuna? Fuori da ogni legalità, ma ha difensori d'ufficio nelle istituzioni»
Magistrato e pubblico ministero dal 1977 al 2018 a Torino ecco chi è Antonio Rinaudo. Nella sua carriera ha coordinato, quando era ancora in attività, le indagini su Alfredo Cospito e sui gruppi anarchici. Per comprendere cosa c’è dietro l’esplosione del casolare romano, in cui sono morti Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, lo abbiamo raggiunto e ci siamo seduti con lui tra gli spalti dello Stato. Lo abbiamo fatto per capire ora cosa succederà oltre alle rivendicazioni social. Oltre alle scritte sui muri, oltre l’esplosione che ha inghiottito la coppia, ma non la loro lotta.
Dottor Rinaudo, lei ha seguito nel corso della sua carriera da Pm le vicissitudini del terrorismo anarchico a Torino e in tutta Italia…
«Conosco le vicende anarchiche per averle seguite e aver investigato su di esse. Così come il caso Cospito e via discorrendo. Sono stato forse il primo e l’unico ad aver detto di non farsi prendere in giro dalla trappola del digiuno di quest’ultimo. È stato solo un mezzo di comunicazione con l’esterno».
Nei suoi quarant’anni di lavoro com’è cambiato il crimine “politico”?
«Tra il ‘78 e l’80 gli anarchici direi che non c’erano proprio, non se ne parlava. Esisteva, diciamo, un terrorismo nazionale, ma era in mano alle Brigate Rosse, Prima Linea e via discorrendo. Parliamo di gruppi insurrezionalisti strutturati. In quel periodo c’era una sponda di solidarietà di tipo popolare, ma molto meno di oggi perché quei gruppi erano ovviamente chiusi. Vigeva il principio della clandestinità. Quindi rispetto a prima gli anarchici o i centri sociali sono, direi, dilettantistici».
Dilettanti?
«Chiariamo, a livello organizzativo e strutturale. Gruppi armati come le Br, Pl e Potere operaio sono divisi da un abisso rispetto a quelli attuali».
Qual è la struttura dei gruppi anarchici?
«Le organizzazioni terroristiche degli anni di piombo erano gerarchizzate, qui invece esiste un livello orizzontale. Non c’è il riconoscimento del capo, anche se ci sono personalità che spiccano. Ma è un altro discorso, come nel caso di Cospito. Quest’ultimo come capo non è paragonabile ai Curcio e ai Franceschini».
Sui social e sui forum di riferimento gli anarchici, dopo la morte di Mercogliano e della Ardizzone, parlano di vendetta contro lo Stato…
«Questo lo avevo detto e non è perché abbia doti profetiche, ma è chiaro che di queste due morti ne faranno una bandiera. Un momento di lotta, un momento di rivendicazione, un momento di vendetta anche. Per loro sono caduti sul campo, non sono deceduti perché non sapevano maneggiare degli esplosivi. Sono caduti durante un’operazione di lotta armata. È chiaro che stavano lavorando per porre in essere degli attentati».
Fa parte della loro logica…
«L’ho detto subito: questi due saranno dei martiri. La loro effigie diventerà la bandiera sotto la quale andranno a compire qualche azione. L’hanno già, peraltro, preannunciato».
Lei vede l’ipotesi dell’emulazione?
«Sono segnali che vengono usati per indottrinare e per reclutare. Sicuramente, ora, non si limiteranno ad appiccicare dei manifesti. Sarà un fatto che dovrà “risuonare” come eclatante. Gli obiettivi principali? Leonardo, le ferrovie, ma anche i Cpr e non solo».
A cos’altro pensa?
«In passato hanno colpito Poste Italiane, oggi interessa soprattutto chi lavora nel campo dell’energia, del riscaldamento. Questa è, diciamo, la teoria di guerra. Quella di cercare di fare terra bruciata attorno ai servizi citati».
Cospito e gli anarchici sembrano aver trovato anche il favore di drappelli antifascisti come, restando a Torino, quelli di Askatasuna…
«Ci troviamo davanti a gruppi fuori da ogni ambito di legalità. Tutti, qui, hanno cercato di sfruttare la loro situazione, per non parlare dell’improvvida, a mio avviso, iniziativa del Comune di legalizzare l’ex occupazione per trasformarla in un bene comune. Magari se la Corte dei Conti provasse a fare una piccola valutazione di quanto è stato speso, o meglio dilapidato, da parte dello Stato, forse daremmo la giusta dimensione del danno».
Lei pensa ci sia una fetta della popolazione che li vede di buon occhio?
«C’è una frangia o una parte della cittadinanza che li guarda non dico favorevolmente, ma sicuramente li tollera perché in fondo sono dei bravi ragazzi. Ma il problema, lo ripeto, non è la struttura, il problema sono i soggetti».
In piazza a difesa di Askatasuna c’era stata pure la politica istituzionale con in testa Avs e Marco Grimaldi…
«Ma Grimaldi è una vita che è diventato lui stesso difensore d’ufficio di Askatasuna. Anni fa in una trasmissione da Porro gli dissi di dimostrarmi quale titolo legittimante avessero per stare lì dentro. Quella era, senza mezzi termini, un’occupazione abusiva».
Diceva di essere stato uno dei primi a non credere allo sciopero della fame di Alfredo Cospito…
«Allora, collochiamo Cospito in carcere. Collochiamolo al 41 bis. Divieto di comunicazione assoluta con l’esterno. Giusto? Cospito ha capito che il modo per comunicare era dare un segnale forte. Quale poteva essere il segnale forte? Lo sciopero della fame e di lì a poco la notizia è rimbalzata ovunque. Così tutti si sono incominciati a preoccupare. Io dicevo “attenzione non fatevi prendere in braccio da questo signore”, sapeva perfettamente dove arrivare. A un certo punto si sarebbe fermato. Infatti ha ripreso a mangiare ed è tornato ai suoi 80 kg».
In carcere sono andati a trovarlo anche deputati dem, come l’ex ministro della giustizia Andrea Orlando…
«Sia chiaro i parlamentari hanno tutto il diritto di andare all’interno del carcere a incontrare i detenuti, però se vai al 41 bis di Cospito dai un segnale. E il segnale è Cospito sta morendo e qui lui è stato molto acuto. Ha continuato a idratarsi alla grande. Lui non assumeva cibi, ma sull’idratazione è stato arguto».
Nel corso dell’udienza preliminare del procedimento Sibilla, a Perugia, Sara Ardizzone aveva rivendicato in aula la sua appartenenza anarchica. Ogni occasione è utile per fare proselitismo…
«Parliamo nuovamente di un segnale. Lei dice “io sono accusata ingiustamente, io sono un’anarchica” ergo lo Stato la accusa per la sua appartenenza e non per aver diffuso la rivista anarchica Vetriolo o per aver danneggiato delle auto delle Poste. Non possono perdere l’occasione della pubblicità per farsi notare».
Dottor Rinaudo, pensa che il fenomeno sia sottovalutato?
«Se andiamo a vedere dal punto di vista mediatico, tolti i casi eclatanti, come lo sciopero della fame di Cospito, l’argomento è di nicchia e per addetti ai lavori. Ma l’approccio degli anarchici è cambiato, prima la rivendicazione era fra le righe oggi è plateale».
Mercogliano, invece, è passato attraverso processi molto delicati, ma è riuscito a divincolarsi dalle spire dei tribunali…
«Sicuramente questo dimostra che non era uno sprovveduto, sapeva come muoversi. Per questo è necessario risalire ai prestanomi, ai conti correnti, alla trasversalità internazionale di questi gruppi. Se tu riesci ad arrivare al patrimonio ecco è lì che gli fai veramente male».
Quindi, ora, cosa dobbiamo aspettarci?
«Se lo sapessi – sorride, ndr – non lo direi a lei, lo direi agli inquirenti. Sicuramente, questo è certo, dobbiamo aspettarci una risposta forte e potente dopo la morte dei due. Un attentato a una caserma, un attentato alle ferrovie. Deve essere un fatto per mostrare che i morti non sono caduti invano».