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Ghisleri invita Schlein e compagni a non cantare vittoria: “Quei No al referendum non andranno automaticamente alla sinistra”

Il parere della sondaggista

Ghisleri invita Schlein e compagni a non cantare vittoria: “Quei No al referendum non andranno automaticamente alla sinistra”

Politica - di Redazione - 24 Marzo 2026 alle 08:40

Alessandra Ghisleri, politologa e direttrice di Euromedia Research è tra i tanti sondaggisti sorpresi dall’esito del referendum sulla giustizia. A marzo, dava il Sì al 50,5% e il No al 49,5%.
A La Stampa spiega che il risultato «è il frutto di una polarizzazione netta sui due fronti. Pur essendo un tema complesso e delicato, è stato gestito dai due fronti, soprattutto nel rush finale della campagna referendaria, come una chiamata a segnare un confine tra le parti».

All’intervistatore che le chiede se sia stato un voto politico più che tecnico, Ghisleri risponde: «Osservando i risultati, direi che l’appartenenza a un fronte politico è stata chiara. E utilizzo la parola “fronte” e non “coalizione” proprio perché, soprattutto per il No, il fattore aggregante – anche al di là dei perimetri – è stata proprio la manifestazione del dissenso. Non solo verso la proposta referendaria, ma anche nei confronti del governo e del suo agire. Le parole dei leader del centrosinistra nella celebrazione della vittoria ne sono una chiara dimostrazione». Insomma, «il voto politico ha divorato i contenuti della riforma. Ovviamente il No ha avuto un percorso più facile, perché più aggregante e semplicemente di opposizione a una proposta complessa».

Quei No non sono ascrivibili al centrosinistra

A questo, aggiunge la sondaggista che per anni è stata l’oracolo elettorale di riferimento di Silvio Berlusconi, «si è aggiunta una maggiore efficacia comunicativa del fronte del No, che è riuscito a presentare il cambiamento come arrogante e potenzialmente rischioso». Per Ghisleri, «da tempo che le attenzioni degli italiani sono polarizzate su priorità importanti come il carovita, la difficoltà di pianificare un futuro, la salute, le guerre. In molti hanno trovato lo spazio e il desiderio di manifestare il proprio dissenso con un semplice No, senza dover trovare una condivisione in un partito, come sarebbe stato necessario in una elezione politica». Quindi, una fetta di questi milioni di No non è ascrivibile al centrosinistra? «Non c’è dubbio. Si tratta di persone che magari sono tornate a votare dopo un po’ di tempo che disertavano le urne. E lo hanno fatto per esprimere una critica netta a chi è al governo, senza che questo coincida con l’adesione a un partito di opposizione o a una ipotetica coalizione».

Quindi «la partita verso il 2027 resta in equilibrio». Un risultato che non va neanche letto come una sconfitta personale della premier. «Il coinvolgimento diretto di Meloni – precisa Ghisleri – si è reso necessario per l’andamento dei dati nelle ultime settimane prima del voto, che nei sondaggi vedevano una netta risalita del No. Ora è inevitabile una lettura anche politica del risultato. Tuttavia, ridurre l’esito del referendum a una sconfitta personale della premier sarebbe una semplificazione eccessiva: le consultazioni, soprattutto su temi complessi come la giustizia, tendono a sfuggire alle logiche di schieramento puro e riflettono dinamiche più ampie, tra cui il merito del quesito e la percezione dei cittadini».

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di Redazione - 24 Marzo 2026