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Fini: “Voto Sì al referendum, è una riforma necessaria. Meloni? Ha collocato l’Italia dalla parte giusta”

Tra politica estera e interna

Fini: “Voto Sì al referendum, è una riforma necessaria. Meloni? Ha collocato l’Italia dalla parte giusta”

Politica - di Redazione - 3 Marzo 2026 alle 08:52

“La situazione è in evoluzione ma, detto con chiarezza: considero un fatto positivo che il mondo si sia liberato di un tagliagole come Khamenei, l’Iran è stato direttamente o indirettamente responsabile di troppi crimini. Questo, però, non significa che sia caduto il regime degli Ayatollah. Quel sistema si regge ancora su centinaia di migliaia di uomini, tra Basij e Pasdaran, addestrati all’odio contro gli Stati Uniti e contro Israele e, soprattutto, integrati da decenni in un vero sistema di potere”, così Gianfranco Fini, presidente emerito della Camera dei Deputati, già vicepremier e Ministro degli Esteri, in un’intervista a BeeMagazine, rivista online del Gruppo The Skill.

“Sbagliava chi immaginava Meloni euroscettica”

“Il premier Meloni – prosegue Fini – in un contesto storico complesso ha collocato l’Italia dalla parte giusta. Sull’Ucraina non ha avuto esitazioni: ha sostenuto con nettezza il diritto del popolo ucraino a difendersi da un’aggressione brutale, finalizzata a rovesciare Zelensky e a installare un regime fantoccio. La stessa nettezza si è vista sul fronte israelo-palestinese: riconoscere il diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato non significa accettare slogan che implicano la cancellazione di Israele. Sul piano europeo, molti hanno dovuto ricredersi. Chi immaginava una Meloni euroscettica e priva di visione comunitaria ha dovuto prendere atto del rapporto solido costruito con Ursula von der Leyen e del peso che oggi l’Italia esercita anche attraverso l’importante incarico ricoperto da Fitto nella Commissione. L’Italia è tornata a essere un riferimento per l’Ue”.

Fini: voterò sì al referendum, riforma necessaria

Interrogato sul referendum della giustizia, infine, l’ex presidente della Camera dichiara il suo voto favorevole, perché la considera “una riforma necessaria”. E trova “francamente preoccupanti i toni usati in questa campagna: significa spostare il dibattito dalla sostanza alla propaganda. Per questo il richiamo del presidente Mattarella a riportare il confronto sul merito del quesito, e non sulla polemica politica, è stato opportuno e condivisibile. Il punto, infatti, va chiarito: non stiamo parlando di una rivoluzione della giustizia, ma di una riforma dell’ordinamento della magistratura. La Costituzione parla di potere legislativo, di potere esecutivo e di ordine giudiziario: non è un dettaglio, perché significa che ai magistrati spetta il compito di far rispettare la legge, non di interpretarla”.

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di Redazione - 3 Marzo 2026