Un racconto dell'orrore
Femminicidio Ilaria Sula, agghiacciante l’assassino in aula: mi è sceso un velo sugli occhi, l’ho colpita al volto non so quante volte
«Non so spiegare cosa mi è preso. È come se mi fosse sceso un velo sugli occhi. Sentivo un misto di emozioni negative, non mi ricordo quante volte l’ho colpita sul volto. Sicuramente più di due». È l’agghiacciante narrazione del “raptus”, di quel fumo cognitivo che diventa fuoco omicidiario, evocato spesso da chi non sa, o non vuole dare, un senso all’orrore, quella pronunciata nell’aula bunker di Rebibbia da Mark Antony Samson. Il ventiquattrenne reo confesso dell’omicidio dell’ex fidanzata Ilaria Sula, ha deposto oggi davanti alla terza Corte d’Assise di Roma. Ripercorrendo i tragici momenti di quel terribile 23 marzo 2025.
Ilaria, appena 22 anni, fu uccisa con tre coltellate al collo nell’appartamento di Via Homs, nel quartiere Africano, e poi abbandonata in una valigia in un dirupo a Capranica Prenestina. Un delitto atroce per il quale i pm capitolini – coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini – contestano l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, e dal legame affettivo con la vittima. Oltre all’occultamento di cadavere.
Femminicidio Ilaria Sula, Samson in aula: «Non so cosa mi è preso, l’ho colpita al volto»
In aula Samson, tra dichiarazioni agghiaccianti e ricordi confusi, ha ammesso che la discussione era nata dalle sue menzogne: aveva mentito a Ilaria su esami e voti universitari mai presi. «Era arrabbiata e delusa», ha ricordato il giovane, descrivendo un crescendo di «emozioni negative» culminate nell’aggressione mortale. Un resoconto intriso di parzialità, in cui l’imputato ha ammesso di aver mentito inizialmente per tutelare la madre (che ha già patteggiato due anni per concorso in occultamento di cadavere).
La mamma di Ilaria travolta dal dolore ha un malore in aula
Ma il momento più drammatico si è consumato quando i genitori di Ilaria, presenti in aula, sono stati costretti ad allontanarsi per un malore della madre della vittima. La donna è stata travolta dal dolore nel sentire i dettagli degli ultimi istanti di vita della figlia. «Non chiedo vendetta, ma solo giustizia. E la giustizia significa ergastolo», ha dichiarato con fermezza il papà di Ilaria all’uscita dall’udienza.
E intanto, mentre la difesa tenta di calare la carta dell’instabilità emotiva del momento del killer, la ricostruzione degli inquirenti parla di una ferocia lucida. Seguita dal tentativo di far sparire il corpo come un rifiuto. Per la famiglia di Ilaria, allora, nessuna “emozione negativa” può giustificare il sangue. Come quella valigia abbandonata nel vuoto.