Il dramma si fa tangibile
Famiglia nel bosco, malessere al culmine: uno dei piccoli inizia lo sciopero della fame. “Non mangio finché non torna mamma”
Ecco, siamo all’apice del dramma, del disagio, della privazione. Uno dei piccoli di Nathan e Chaterine rifiuta il cibo, perché non c’è la mamma. La notizia arriva da fonti vicine alla famiglia. Uno dei bambini che, dal 20 novembre scorso, si trovano nella casa famiglia di Vasto (Ch), ha deciso da oggi di non mangiare perché mamma Catherine non è con loro. La donna, come noto, è stata allontanata venerdì scorso dai suoi bambini a seguito di provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Famiglia nel bosco, mamma allontanata dalla struttura: uno dei bimbi rifiuta di mangiare
C’è una linea sottile, spesso troppo rigida, che separa la tutela del minore dal trauma dell’allontanamento forzato. Nella vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, questa linea sembra essere stata calpestata con una freddezza che oggi presenta il suo conto più amaro: quello del dolore di un bambino. Uno dei piccoli dei coniugi Trevallion, uno dei due gemelli, ha infatti iniziato lo sciopero della fame. Un gesto disperato, muto ma potentissimo, per gridare una verità che nessun tribunale può delegittimare: vuole la sua mamma.
Uno dei piccoli rifiuta il cibo: la risposta dell’affettività contro i diktat della burocrazia
La situazione è precipitata venerdì scorso, quando il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento di Catherine Birmingham dalla casa famiglia di Vasto dove si trovava con i figli. Da quel momento, il buio. Uno dei bambini ha smesso di mangiare, dichiarando che non toccherà cibo finché la madre non tornerà con loro. Non è solo una protesta. È la reazione istintiva di un’infanzia che non comprende le logiche dei protocolli e delle relazioni dei servizi sociali, ma avverte solo il vuoto fisico di una presenza vitale.
Famiglia nel bosco, uno strappo cominciato mesi di cui ora si vede tutta la lacerazione
Tutto era iniziato il 20 novembre, quando la responsabilità genitoriale di Nathan e Catherine era stata sospesa a seguito di un episodio di intossicazione alimentare per via di funghi non commestibili. Da allora, la famiglia è finita in un tritacarne mediatico e giudiziario. Si è passati dal giudicare uno stile di vita “alternativo” e bucolico – quello che i sunti giornalistici definiscono “neo-rurale” – a una gestione del caso che appare sempre più restrittiva, al limite del punitivo, verso i genitori, piuttosto che costruttiva per i minori.
Nathan visita una nuova casa: la famiglia potrebbe trasferirsi lì
Eppure la coppia cerca di non darsi per vinta. Così, mentre Catherine viene costretta a tornare nel casolare isolato, separata dai suoi figli, Nathan – al netto di un momento di maggiore fragilità – si mette a cercare disperatamente di costruire un ponte verso il ritorno alla normalità. Il padre ha recentemente visitato una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune. Una casa moderna, vicina al loro ambiente, ma inserita in un contesto più “standardizzato”. Un segnale di buona volontà, che però cozza contro la rigidità di chi ha deciso di separare genitori e figli proprio nella fase più delicata.
A rivelare all’Ansa la visita di Nathan all’appartamento è stato Armando Carusi, il ristoratore che ha offerto in comodato d’uso gratuito il proprio b&b alla famiglia nell’attesa di una decisione sul ritorno a casa dei bambini. «Con Nathan e il sindaco siamo andati a vedere la casa nuova che il Comune ha messo a disposizione già da un po’», ha affermato Carusi e rilancia il sito del Tgcom24. Aggiungendo in calce: «Devo dire che Nathan è rimasto molto contento. È una casa nuova, stupenda, isolata, vicina al bosco e a 10 minuti dal loro casolare. Il contratto stipulato con loro per il mio b&b, peraltro, scade a fine mese», ha concluso il ristoratore.
Difendere la famiglia, non l’ideologia
E nel frattempo, in attesa che le carte bollate facciano il loro corso – sempre considerando che il rigore non può e non deve trasformarsi in “accanimento”, e che giudici e istituzioni devono fungere da sostegno e non da ostacolo – c’è un bambino che attende un abbraccio per tornare a mangiare. E questa, per chi scrive, è l’unica priorità che conta.