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Un evento per la promozione delle discipline Stem. Nel riquadro, Marta Schifone

L'intervento

Donne e Stem: l’8 marzo più utile è quello che parla di economia, competenze e investimenti concreti per il futuro dell’Italia

In occasione della Giornata internazionale della donna, la deputata di FdI Marta Schifone interviene sul Secolo per parlare di occupazione femminile, competenze scientifiche e crescita economica. E del perché non possiamo più permetterci di sprecare talento

Politica - di Marta Schifone* - 8 Marzo 2026 alle 07:00

Rafforzare la partecipazione femminile al mercato del lavoro è innanzitutto una questione di giustizia sociale e di pari opportunità. Ma è anche, e dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza e senza infingimenti, un tema squisitamente economico. Rafforzare la presenza delle donne nel mercato del lavoro significa rafforzare la nostra economia, il nostro sviluppo, la sostenibilità stessa della nostra società e del nostro sistema.

L’occupazione femminile è un fattore determinante per la crescita: fior di ricerche dimostrano che le società con minore disparità di genere registrano redditi pro capite più elevati, maggiore mobilità sociale e migliore allocazione delle risorse umane. Non a caso Claudia Goldin ha vinto il Premio Nobel per l’Economia proprio per il suo lavoro pionieristico nel mettere le donne al centro della ricerca economica. E Banca d’Italia, nel suo documento Women, Labour Markets and Economic Growth, ha evidenziato che se il tasso di attività femminile fosse superiore di dieci punti percentuali, si avrebbero effetti di analoga portata sul Pil nel lungo periodo. La parità di genere rappresenta uno strumento efficace per superare gli shock economici, aumentare la produttività e ridurre il rischio di povertà e disuguaglianze.

Oggi il paradigma del lavoro sta cambiando continuamente, con nuove sfide, orizzonti e prospettive. Ed esiste un grande tema che investe trasversalmente tutta la società attuale: quello delle competenze. Stiamo vivendo un salto tecnologico senza precedenti, affrontando sfide transizionali importanti. Per l’Italia, anche alla luce della competizione globale e delle contingenze geopolitiche, le competenze assumono sempre più il profilo di un asset strategico per la nazione.

L’Italia registra appena il 21% di laureati in ambito STEM – solo uno su cinque – e siamo in ritardo rispetto alla media europea. Un tema nel tema è la carenza di competenze tecnico-scientifiche tra le donne: un gap che ci costa in termini di innovazione, produttività e competitività. Le ragazze italiane, nelle prime fasi del percorso scolastico, risultano particolarmente performanti tra i coetanei nelle competenze digitali. Partono avanti, non indietro. Eppure nel settore ICT solo il 17,1% degli occupati è donna. È un paradosso che racconta una storia di talento sprecato e di messaggi distorti.

Troppo a lungo un retaggio culturale ha trasmesso alle ragazze l’idea che le materie scientifiche non fossero “cose da donne”, orientandole verso percorsi percepiti come più adatti, allontanandole da discipline che oggi offrono le migliori prospettive occupazionali e retributive. Non è la capacità a mancare: è mancato qualcuno che dicesse a queste ragazze che potevano farcela, che erano brave abbastanza, che quel mondo le aspettava.

Per invertire questa tendenza servono azioni concrete. Con la legge 187 del 2023, di cui sono stata promotrice, abbiamo istituito la Settimana nazionale delle discipline STEM: non un gesto simbolico, ma un quadro strutturale di interventi e investimenti. In attuazione di quella legge, il Dipartimento per le Pari Opportunità guidato dalla Ministra Eugenia Roccella ha messo in campo tre iniziative che agiscono su tutta la filiera educativa.

La formazione dei docenti, con l’Avviso STEM 2024: inizialmente 4 milioni, portati a 7 milioni complessivi per la straordinaria qualità delle proposte ricevute. Progetti innovativi nelle scuole secondarie, affidati alle Università, per portare in classe metodologie inclusive. I Dottorati STEM 2025, finanziati con 263.000 euro presso l’Università di Firenze e la Scuola Alti Studi di Lucca, dedicati a recuperare il contributo storico delle donne nella scienza: perché i modelli contano, e far conoscere le scienziate di ieri significa ispirare quelle di domani. E “Il Cielo Itinerante”, che con circa 280.000 euro porta la scienza nelle periferie raggiungendo bambine e bambini dai 9 ai 12 anni con un approccio ludico, proprio dove la povertà educativa è più forte.

Oltre 7,5 milioni di euro già operativi, più 2 milioni annui a regime dalla legge di bilancio 2025. Non fondi annunciati e mai spesi: progetti in corso, con soggetti attuatori identificati e risultati misurabili. A cui si aggiungono le riforme strutturali del Governo: l’istruzione tecnico-professionale collegata stabilmente alle filiere produttive e agli ITS, il Liceo del Made in Italy che integra saperi umanistici e scientifici superando una dicotomia che per decenni ha impoverito la nostra offerta formativa, gli incentivi per l’assunzione di ricercatori in azienda, le risorse per l’orientamento verso le lauree scientifiche.

C’è ancora molto da fare, e non ho intenzione di nasconderlo. Ma la direzione è tracciata, i progetti sono operativi. Non slogan, ma atti. Non promesse, ma investimenti concreti che puntano a trasformare il talento delle ragazze italiane in opportunità reali di lavoro, crescita e indipendenza economica. Perché ogni ragazza che rinuncia a una carriera STEM non è solo un’opportunità persa per lei: è un’opportunità persa per tutta la nazione. E una nazione che spreca metà del suo talento non è una nazione che può competere nel mondo che ci aspetta.

*Deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Lavoro

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di Marta Schifone* - 8 Marzo 2026