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Crosetto e il rischio terrorismo: “Centinaia di cellule dormienti in tutto il mondo”

Conflitto in Iran

Crosetto e il rischio terrorismo: “Centinaia di cellule dormienti in tutto il mondo”

Il Ministro della Difesa assicura sul fatto che al momento non sono presi in considerazione attacchi diretti all'Italia da parte di Teheran ma spiega che il livello di allerta è alto

Politica - di Marcello Di Vito - 19 Marzo 2026 alle 13:19

«Attacchi diretti all’Italia da parte dell’Iran non sono in questo momento presi in considerazione» ma «Il tema invece è il terrorismo: le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per fare un atto di terrorismo che comprenda il fatto di sacrificare sé stessi. Ma questo non da oggi, sono dormienti da anni e sono collocate un po’ in tutto il mondo, questo è il problema più grosso dal punto di vista interno per i paesi che non partecipano direttamente al conflitto». Il ministro della Difesa Guido Crosetto fa il punto sulla situazione internazionale.

Situazione in Medio Oriente è complessa

Intervistato da Rtl 102.5 Crosetto spiega quali sono gli attuali rischi del conflitto medio orientale e sottolinea come «La situazione è molto difficile e complessa, perché da una parte gli gli Stati Uniti avevano l’idea di che bastasse decapitare il regime di Teheran per in qualche modo avere delle reazioni che portassero a un cambio della leadership iraniana, mentre invece si stanno rendendo conto che la reazione iraniana preordinata prima è scatenare il caos, quindi portare il conflitto al di fuori dello scontro Iran- Israele- Usa, coinvolgendo tutti i paesi del Golfo, mettendo in crisi tutte le economie del mondo. E poi ha ricordato a tutti la stessa cosa che ricorda il conflitto in Ucraina: le guerre non dipendono dalla forza del più forte ma dalla capacità di resistenza del più debole. È lo stesso approccio che hanno dimostrato di iraniani, con gruppi divisi che hanno come obbligo quello ormai di creare il caos e questo ha messo in difficoltà la strategia americana, e quindi il resto del mondo».

Su Hormuz speriamo che Onu prenda forza

Sulla richiesta di intervento a Hormuz il responsabile della Difesa del governo italiano ha una linea chiara: «Se mai dobbiamo fare un convoglio che metta in sicurezza Hormuz mettiamo insieme una coalizione di tutte le nazioni, in modo tale che l’Iran non percepisca questa cosa come un attacco e sia quindi possibile ripristinare il passaggio a Hormuz. Oggi Guterres è al consiglio europeo e io mi auguro che lo si convinca a intraprendere questa strada e che tutti i leader europei si muovono su questo senso. Speriamo che l’Onu stessa prenda forza».

Se non si riduce peso Hezbollah, conflitto violento con Israele

«La missione Unifil vede la presenza di oltre 1.300 militari italiani; complessivamente, i contingenti stranieri in Libano superano le 11.000 unità. Si tratta di decisioni condivise con le altre nazioni coinvolte. È una missione di pace e, in questi giorni, nonostante lo scontro tra Israele e Hezbollah, non si sono registrati attacchi contro le nostre basi, come invece era accaduto in precedenza. Gli incidenti verificatisi finora sono stati causati da detriti derivanti dagli scontri. Il Libano sta diventando sempre più pericoloso, perché Hezbollah ha ricostruito un arsenale molto consistente, con grandi capacità missilistiche. Se non si riuscirà, attraverso un rafforzamento del mandato Onu e con il supporto delle forze armate libanesi, a ridurre in modo non violento il peso di Hezbollah, è probabile un conflitto diretto con Israele, che sarebbe estremamente violento» spiega ancora Crosetto.

Già predisposti mezzi navali per eventuale rientro dei nostri militari

Il responsabile della Difesa del governo Meloni chiarisce inoltre che «Secondo le informazioni disponibili, Hezbollah dispone di oltre 10.000 tra missili e droni, forniti dall’Iran. Questo spiega l’espansione del conflitto. Se dovessimo ritenere non più utile la presenza militare italiana e delle Nazioni Unite, abbiamo già predisposto mezzi navali e aerei per il rientro dei nostri militari – spiega – Operazioni simili sono già state effettuate in Iraq, in coordinamento con i nostri alleati, in particolare con gli Stati Uniti. Attualmente restano circa venti persone, che si sta cercando di trasferire in Giordania, in attesa dell’autorizzazione delle forze di sicurezza irachene. Abbiamo già messo in sicurezza tutto il personale possibile e continuiamo a monitorare la situazione costantemente. Siamo in una fase in cui la gestione della sicurezza richiede attenzione continua, giorno e notte. Questa crisi difficilmente si risolverà a breve; l’obiettivo è evitare che si aggravi ulteriormente» conclude il Ministro della Difesa.

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di Marcello Di Vito - 19 Marzo 2026