Diritti negati
Corte del Pakistan choc: convalida le nozze forzate tra una minore cristiana rapita e un uomo di 30 anni
I giudici ignorano i documenti di nascita della giovanissima portati dal padre. Gli esponenti delle Chiese cristiane protestano: "è un caso di giustizia negata e un pericoloso precedente"
Sentenza choc della Corte Costituzionale federale del Pakistan, che ha convalidato il matrimonio di Maria Shahbaz, una giovane ragazza cristiana, con l’uomo di 30 anni accusato del suo rapimento. I giudici si sono basati sul suo «aspetto fisico» e su un presunto certificato, dichiarandola «maggiorenne». Questo nonostante il padre della giovane, Shahbaz Masih, avesse fornito il certificato di nascita che provava che al momento del rapimento, ovvero nel luglio 2025, che fosse minorenne. Documento che la Corte, in virtù della prestanza fisica ha respinto definendolo «inattendibile».
La protesta delle Chiese cristiane
Gli esponenti delle Chiese cristiane protestano contro il verdetto dei giudici della Corte pakistana che in questo modo hanno determinato che «una semplice dichiarazione verbale è sufficiente per una conversione valida, ignorando la coercizione spesso presente in questi casi. I documenti ufficiali del governo sono stati ignorati a favore della dichiarazione giurata del rapitore», sottolineano.
Pericoloso precedente su unione interreligiosa
Secondo i rappresentanti della Chiesa «Si tratta di un caso di giustizia negata e di un pericoloso precedente: convalidando questa ‘unione interreligiosa’, il tribunale ha lasciato una bambina in custodia del suo rapitore».
Pakistani Cristiani in Italia: crisi dei diritti umani
«Questo non è solo un caso legale; è una crisi dei diritti umani. Quando il certificato di nascita di una bambina viene ignorato dalle più alte Corti, nessuna bambina è più al sicuro», afferma Shahid Mobeen, fondatore dell’associazione Pakistani Cristiani in Italia, specificando che «l’età delle vittime è mediamente tra i 9 e i 13 anni» e che si verificano «circa mille casi all’anno di rapimenti di ragazze delle minoranze cristiane, indù e sikh».