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Dario Franceschini; Elly Schlein; Romano Prodi

Fuoco amico

Contro Schlein le bordate incrociate di Prodi e Franceschini. E la segretaria si rifugia sotto l’ombrello di Landini

Politica - di Federica Parbuoni - 25 Marzo 2026 alle 10:58

Il kingmaker e il padre nobile: entrambi frenano gli entusiasmi del campo largo per l’esito dell referendum, lanciando messaggi neanche troppo velati a Elly Schlein. In due diverse interviste, rispettivamente su Repubblica e La Stampa, Romano Prodi e Dario Franceschini tornano a mettere in discussione la leadership della segretaria dem. Certo, non apertamente, ma abbastanza da far capire che nulla è scontato da qui alle politiche.

L’avvertimento contro i facili entusiasmi

L’avvertimento da cui si parte è quello di non commettere l’errore di ritenere che i voti per il No siano ascrivibili ai partiti, ma poi a prendere piede è il vero tema politico che si è aperto già prima delle urne: le primarie e, dunque, la guida di quel campo largo che ancora fatica a farsi davvero proposta politica, ma che già si accapiglia al suo interno su chi deve diventarne leader indiscusso. «L’errore che non dobbiamo commettere è trasformare la gioia per la vittoria in un’euforia incontrollabile sul domani. Non siamo all’anno zero, anzi, ma il percorso di costruzione dell’alternativa è ancora lungo. La gente si è mobilitata sul caso specifico “contro”. Va data l’occasione per votare “a favore” di un progetto di governo», ha detto Franceschi ad Alessandro De Angelis, che firma l’intervista.

La strizzata d’occhio di Franceschini a Silvia Salis

Fin qui, tutto sommato, si è ancora nell’analisi. È dopo che arrivano gli avvertimenti, perché se da un lato Franceschini dice che «Elly è colei che, più di tutti noi, è in grado di parlare anche all’indignazione» emersa da un voto «di protesta», dall’altro a una domanda sulla contrarietà di Silvia Salis alle primarie risponde che «io la vedo come uno dei protagonisti del nostro campo. E le primarie restano il modo più trasparente e coinvolgente per scegliere il leader». Poi, certo, ricorda che «come è scritto nel nostro statuto il candidato premier alle primarie di coalizione è il segretario del nostro partito», ma quando il cronista gli chiede del seguito di Giuseppe Conte nel Pd non lo smentisce, rispondendo piuttosto che anche Schlein è apprezzata nei Cinque stelle.

Schlein costretta a chiedere aiuto a Landini

«O c’è un nome su cui andare d’accordo tutti o chi guida si sceglie con le primarie», aggiunge, e l’impressione è che, come del resto riferiscono tutti i retroscena più informati, Schlein non sia esattamente la prima opzione, con buona pace dello statuto. In questo senso è di particolare interesse una ricostruzione di Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera. Ricordando le spinte centrifughe del Pd rispetto alle primarie, che vedono protagonista proprio Franceschini, insieme a Goffredo Bettini, la cronista mette in luce «l’asse» di Schlein con Maurizio Landini,«i cui voti, ai gazebo, indubbiamente conteranno». Come a dire che la segretaria l’appoggio deve trovarlo all’esterno del partito, perché all’interno c’è poco su cui contare.

Romano Prodi ricorda che la strada per le politiche è lunghissima

Anche Romano Prodi sottolinea che la maggioranza del No non è affatto una maggioranza per il campo largo. «Va conquistata con dei contenuti, non risponde ai partiti», dice il professore, aggiungendo che «bisogna che questo sia molto chiaro». «Diamo contenuti a questa mobilitazione e l’alternativa si potrà costruire davvero», è l’esortazione. Ergo, l’alternativa, che secondo Conte avrebbe già recapitato l’«avviso di sfratto» a Meloni, non esiste.

Anche parlando delle primarie, su cui nei giorni scorsi aveva già lanciato un avvertimento a Schlein, Prodi sottolinea che di fatto il percorso è tutto da costruire: «Il punto» è «che sono utili alla fine di un percorso, non all’inizio». Prima c’è da «ascoltare il Paese», fare «sintesi», costruire una «visione» e delle «soluzioni» per arrivare a «un programma di governo alternativo e credibile», «altrimenti quei voti che hanno difeso la Costituzione non torneranno». E, insomma, la strada è parecchio lunga.

Il suggerimento al Pd: «Aprire ai riformisti»…

«E al Pd cosa suggerisce per arrivare preparato al 2027?», chiede Giovanni Egidio, che firma l’intervista. «Aprirsi alla società, come vado dicendo da tempo. E aprire ai riformisti perché a me sta a cuore una proposta alternativa per guidare questo Paese», risponde Prodi, che parlando in generale manda un altro messaggio chiaro ai suoi e, di nuovo, alla segretaria: «La gran parte del Paese è capace e, attenzione, perfino desiderosa di dare un contributo. Ma una politica chiusa come quella di oggi la respinge. I quadri dei partiti si parlano solo fra di loro. E non serve a nulla. Il primo che si apre al Paese ha vinto. Questa è la lezione di questi giorni».

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di Federica Parbuoni - 25 Marzo 2026