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Conte, l’ultima giravolta di Giuseppi: stavolta attacca il governo sulle spese per la Difesa, ma…

L'ultima giravolta di Giuseppi

Conte accusa il governo sulle spese della Difesa. FdI lo zittisce: “L’obiettivo del 2% confermato da lui premier. Mister spreco, l’onestà dove l’hai lasciata?”

Politica - di Chiara Volpi - 28 Marzo 2026 alle 15:52

Certo che ce ne vuole di coraggio… Ma Conte che si mette a fare i conti della domestica al governo in carica evidentemente ne ha vendere. Eppure, non c’è nulla di più grottesco di un ex premier che tenta di dare lezioni di economia e geopolitica all’esecutivo in carica. Specie se il soggetto in questione è il famoso Giuseppi che sussurrava a Trump e che, da inquilino di Palazzo Chigi, «scodinzolava» ossequioso – come non ha mancato di ricordargli Carlo Calenda appena ieri – per confermare l’impegno del 2% del Pil nelle spese militari, mentre oggi riscopre improvvisamente la vocazione del “pacifinto”…

Conte discetta e accusa il governo sulle spese della Difesa: FdI replica e gli rinfresca la memoria

Insomma, non c’è limite alla sfacciataggine: l’uomo che ha polverizzato miliardi di euro tra banchi a rotelle e bonus edilizi fuori controllo (costati fior di milioni di euro di truffe), oggi pretende di fare i “conti in tasca” al governo Meloni sulle spese militari. Indifferente al fatto che gli argomenti per smascherarlo sarebbero innumerevoli. E che c’è chi è disposto a rispolverarli. Come dimostrato dal post al vetriolo di Fratelli d’Italia, che lancia nell’etere la domanda delle domande: «L’onestà, dove l’hai lasciata, Conte?».

Fratelli d’Italia, che rinfrescandogli la memoria, dai social replica alle recriminazioni propagandistiche: «La stima di spesa per la difesa è pari al 2,01% del Pil. A “mister sperpero di denaro pubblico” ricordiamo che l’obiettivo del 2% è stato confermato proprio quando era lui Presidente del Consiglio. E allora una domanda è inevitabile: l’onestà, dove l’hai lasciata Conte?»…

Conte, il “pacifinto” che ieri sussurrava a Trump…

In macchina, parrebbe. Tanto che, intervenendo alla convention di +Europa “Tutta l’Europa che manca”, in corso a Roma, il presidente del Movimento 5 stelle declama con enfasi: «Dobbiamo andare verso una difesa comune europea. Di fronte al nostro tradizionale alleato, che ci ha schiaffeggiato pubblicamente su tutti i fronti e ingaggiato una guerra commerciale, in cui ci ha umiliato, dobbiamo rispondere con grandissima compattezza». E quindi, a detta di Conte – ex Giuseppi – «la difesa comune europea diventa una necessità, per rispondere alla sfide, che nulla ha a che vedere con quello che stiamo facendo. Perché il piano di riarmo non è la difesa europea o buttare in soldi nella Nato», proclama a squarciagola dal palco il leader pentastellato.

… E oggi fa i conti in tasca al governo sulle spese militari

Peccato per lui che i numeri parlino chiaro: la stima di spesa per la difesa è pari al 2,01% del Pil. Una cifra che manda in fibrillazione il “pacifinto” con la pochette, il quale oggi urla al riarmo folle e ai «soldi buttati nella Nato». Dimenticando quello che a “mister sperpero di denaro pubblico” andrebbe ricordato: l’obiettivo del 2% è stato confermato e sottoscritto proprio da lui quando occupava Palazzo Chigi – come gli ha rinfrescato la memoria, oltre a FdI, lo stesso leader di Azione – e si mostrava ossequioso al cospetto di  Donald Trump. E già basterebbe questo per asserire al di là di ogni ragionevole dubbio (e qualsivoglia scusa demagogica) che vedere Conte che alla convention di +Europa parlare di «umiliazioni» e «schiaffi» da parte del nostro principale alleato, raggiunge senza troppo sforzo il culmine del grottesco.

Cosa non si farebbe e direbbe pur di strappare punti agli ami-nemici del campo largo?

Insomma, alla fine della fiera, a vedere oggi quel Giuseppi che strepita contro il riarmo, sembra di assistere allo spettacolo di un leader senza bussola, ridotto a inseguire la sinistra radicale per strappare qualche voto alla sinistra dem e ultrarossa. Del resto, non è forse lo stesso uomo, quello di cui stiamo parlando, che da premier non batteva ciglio di fronte alle richieste di Washington, salvo riscoprire una verginità antimilitarista non appena finito all’opposizione? Sembrerebbe proprio lui: il medesimo che Calenda, tra gli altri, ha per l’appunto asfaltato ricordandogli che la sua è pura cosmesi contabile. E che il suo opportunismo un fattore che, attivato a corrente alternata, lo rende di fatto del tutto «inadatto a governare».

Per fortuna, mentre Conte attacca, i fatti (e i numeri) parlano chiaro

Ma lui insiste. Rilancia. E punta l’indice: «Un disastro dopo l’altro. Mentre gli italiani pagano i danni economici per gli attacchi di Trump e Netanyahu che Meloni “non condanna né condivide», in questi giorni il governo ha accumulato o ammesso una serie di fallimenti», posta sui social il presidente del Movimento 5 stelle. Avete letto bene: l’ex “avvocato del Popolo” accusa il governo di accumulare fallimenti, citando stime Ocse e la mancata assegnazione dell’Agenzia doganale Ue. Ma i veri “conti in tasca” non andrebbero fatti ancora a lui? Lui, che parla di 209 miliardi portati dall’Europa, dimenticando che senza la serietà di questo governo nell’attuare il Pnrr, quei miliardi sarebbero rimasti un sogno nel cassetto?

Nel frattempo, per fortuna, mentre Conte si diletta in schermaglie al vetriolo social contro la Meloni, rea di essere «troppo stimata» da Rutte e dai partner internazionali, l’Italia incassa credibilità. Perché la verità è che il “populismo con la pochette” (per dirla alla Calenda) non ha più argomenti. Tra una rissa e l’altra con i suoi alleati-rivali e ami-nemici, Conte dimostra di avere la memoria cortissima, sentenziando verdetti contro ciò che lui stesso ha asseverato in passato.

Conte e il campo largo minato

Invece, l’Italia di oggi, seria e rispettata, non ha bisogno dei suoi conti in tasca. Ma di una politica estera che non cambi bandiera a ogni battito d’ali e di voti. Perché tra un tweet avvelenato e una lezione non richiesta di economia domestica, Conte conferma semplicemente di essere l’unico vero “ammanco” di cui gli italiani si sono già liberati. Il governo Meloni prosegue con serietà. Lui resti pure a fare i conti nell’aia di un campo largo che ormai è solo un ammasso di macerie e rancori.

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di Chiara Volpi - 28 Marzo 2026