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Con la vittoria del “No” al referendum ha vinto il sistema grazie ad Anpi, Cgil e Anm: il sondaggio del Secolo

Mantenuto la status quo

Con la vittoria del “No” al referendum ha vinto il sistema grazie ad Anpi, Cgil e Anm: il sondaggio del Secolo

Politica - di Gabriele Caramelli - 29 Marzo 2026 alle 07:30

La vittoria del “No” al referendum sulla giustizia è stato visto dalle sinistre come un segnale di debolezza del governo Meloni, ma le cose non stanno esattamente così. Questa settimana il Secolo d’Italia ha chiesto agli utenti se la sconfitta del “Sì” fosse imputabile a Cgil, Anm e Anpi. Il risultato finale ha dato l’idea del mondo in cui la pensano parecchi italiani su queste associazioni.

Secondo il 78,1% degli intervistati, le tre associazioni hanno orientato il risultato per mantenere lo status quo e quindi per non cambiare il sistema. Pure la Cgil di Maurizio Landini, che nel tempo si è sempre fregiata di difendere i più deboli, perde la fiducia – anche – nelle statistiche. Per non parlare dell’invasione di campo del sindacato in vista del referendum nelle scuole romane, denunciata dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. Ma bisogna ammettere che anche i salti contro Giorgia Meloni e i cori con “Bella ciao” intonati dai magistrati dell’Anm a Napoli dopo la vittoria del “No”, fanno riflettere parecchio. E infine non poteva mancare l’Anpi, che ha agitato lo spettro del fascismo in un tentativo disperato di demonizzare una riforma che in realtà contrastava il ventennio.

La vittoria del “No” al referendum ha mantenuto lo status quo: il sondaggio del Secolo

Per il 18,9% degli intervistati, invece, ha vinto la paura di cambiare. Più che gli interessi, per certi italiani ha pesato la paura di toccare un sistema più complesso. Ma come scriveva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, «se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Il timore non può prevalere sul riformismo e sull’innovazione, specialmente dal punto di vista giuridico. Tra l’altro, la Costituzione è un testo modificabile come garantisce anche l’articolo 138 e quindi, ciò che serve davvero, è un’informazione adeguata sui temi in esame.

Soltanto il 3% ritiene che abbia vinto il voto libero e che gli elettori abbiano scelto senza condizionamenti di non cambiare le regole. Ma considerando le parole del presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che ha precisato: «Noi vogliamo che la legge sia uguale per tutti e per questo voteremo no», viene da pensare che qualche influenza errata ci sia stata. La riforma sulla giustizia non puntava a rendere i cittadini meno uguali davanti alla legge, ma a separare le carriere per evitare lo strapotere delle correnti, l’istituzione di un’Alta corte disciplinare e la conseguente divisione in due Csm, oltre al sorteggio. A quanto pare, c’è chi ha scelto di affrontare il tema dal punto di vista politico anziché sul merito, perché forse non aveva grandi argomentazioni da contrapporre.

 

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di Gabriele Caramelli - 29 Marzo 2026