Rapporti di lunga data
Cina in soccorso dell’Iran: dal petrolio alla diplomazia, fino agli aiuti militari e alle copertura bancaria “sommersa”
La Cina ha assicurato il suo sostegno all’Iran fin dall’inizio dei bombardamenti congiunti di Usa e Israele, chiedendo ai due Stati di fermare le operazioni militari. Secondo un’analisi del Wall street journal, il sostegno della Repubblica popolare a quella islamica potrebbe diventare cruciale nel corso del tempo, anche a fronte dei legami che legano i due Paesi da anni. Innanzitutto, Pechino è il principale partner commerciale di Teheran, tanto che circa il 90% del greggio che ogni giorno viene esportato dagli iraniani con 1,6 milioni di barili è diretto verso il gigante asiatico.
La Cina in soccorso dell’Iran
Ed è così che nelle casse degli ayatollah finiscono decine di miliardi di dollari l’anno. Secondo le statistiche degli esperti, il petrolio iraniano vale il 12% delle importazioni della Cina e non viene comprato dalle grandi aziende del settore, ma dalle piccole imprese “teapot”. Le quote d’immissione vengono decise da Pechino, per spronare le società inferiori a comprare l’oro nero per la mancanza di collegamenti con i mercati finanziari globali e con la garanzia di riparo dalle eventuali sanzioni americane. Come ha ricordato il quotidiano britannico, spesso l’origine del petrolio viene mascherata dai broker.
L’analisi del Wall Street journal
Il Wall Street journal ha rivelato che la complicità della Cina con l’Iran riguarda anche la gestione di una fitta rete bancaria iraniana “sommersa”, come accusano alcuni funzionari americani. In sostanza, Pechino compra in yuan il petrolio iraniano e Teheran usa parte di quel denaro per acquistare prodotti in Cina. Parte del denaro proveniente dalle transazioni viene utilizzato in un sistema che assomiglia molto al baratto, con gli acquirenti cinesi che trasferiscono denaro ad altre società nazionali, per la realizzazione delle infrastrutture nella Repubblica islamica. Ma non finisce qui, perché i soldi provenienti dalle vendite di petrolio viaggia da una rete di imprese coperte fino ad essere convertito in altre valute. Secondo gli americani, le somme che provengono dalle transazioni cinesi con l’Iran restano su conti bancari all’estero.