Toghe all'attacco
Chiesti 3 anni e mezzo di carcere per Sansonetti: per il pm ha diffamato l’ex giudice Scarpinato
All’indomani della vittoria al referendum, arriva un clamoroso attacco alla libertà di stampa: in un processo per diffamazione che vede come imputato il giornalista Piero Sansonetti e come parte lesa l’ex pm, oggi parlamentare M5s Scarpinato, il Pm di Lodi ha chiesto per Sansonetti una pena di tre anni e sei mesi di prigione. Una notizia che non ha avuto l’eco che meritava. A parlarne poche firme del giornalismo italiano. Tra i pochi, Nicola Porro, che denuncia la concomitanza della richiesta e le motivazioni addotte dalla pubblica accusa. «L’aggravante per Sansonetti? Che continua a scrivere», aggiunge Porro.
Velardi: richiesta mostruosa
In un video appena diffuso sui social, il direttore del Riformista Claudio Velardi, ha ricostruito la vicenda. «Buongiorno, proprio ieri, amici, io vi dicevo il referendum è finito, apriamo una nuova fase, cerchiamo di capirci come muoverci in maniera nuova, come fare le nostre battaglie garantiste per costruire un vero stato di diritto ma senza fare una pura resistenza o in un eterno braccio di ferro con certi settori della magistratura, cercavo di dire guardiamo avanti. Poi, due giorni dopo il voto, ieri, succede qualcosa che ci riporta bruscamente alla realtà e che davvero deve farci riflettere tutti, indipendentemente da come la si pensi, da come ognuno di noi ha votato. In un’aula di tribunale a Lodi è successa una cosa agghiacciante, l’accusa ha chiesto tre anni e mezzo di carcere per un giornalista che è il Piero Sansonetti, qual è la sua colpa? Sansonetti ha posto delle domande all’ex magistrato, oggi senatore dei Cinque Stelle, Roberto Scarpinato, domande legittime su un buco nero della nostra storia nazionale, e cioè perché il dossier mafia Appalti fu archiviato in fretta e furia proprio pochi giorni prima che uccidessero Paolo Borsellino, sappiamo tutti che Borsellino voleva indagare proprio su quel dossier, bene invece di ricevere risposte storiche o politiche, Sansonetti ha ricevuto una pioggia di querele e la motivazione usata ieri per chiedere tre anni e mezzo di galera è stata che continua a scrivere.
Ma è una richiesta mostruosa, vi rendete conto, e fino anche in Costituzionale, perché la Corte Costituzionale ha chiarito che non si può mettere in carcere un giornalista per diffamazione. Per fortuna il giudice non ha accolto questa richiesta folle e si è limitato ad una pesante multa, ma il segnale resta ed è molto molto grave, chiedere la galera per un giornalista perché fa domande scomode e continua a scrivere proprio all’indomani del referendum ha il sapore orribile della intimidazione, sembra quasi una vendetta a freddo per fare capire chi comanda veramente. Ora, se passa il principio che chi fa domande al potere rischia la libertà personale, beh, lo stato di diritto è finito e dunque teniamo la guardia altissima, amici, perché la battaglia per le garanzie è ancora molto molto lunga».
Sansonetti e Scarpinato, una lunga querelle giudiziaria
I rapporti tra il giornalista Piero Sansonetti (attuale direttore de L’Unità) e l’ex magistrato e senatore Roberto Scarpinato sono segnati da una lunga storia di scontri giudiziari e polemiche pubbliche, legate principalmente alla gestione di inchieste storiche sulla mafia.
A febbraio 2023, il Tribunale di Caltanissetta ha condannato Piero Sansonetti per diffamazione aggravata ai danni di Roberto Scarpinato e dell’ex procuratore Guido Lo Forte. Sansonetti aveva sostenuto in diversi articoli su Il Riformista che i due magistrati avessero “affossato” l’indagine Mafia-Appalti, un filone d’inchiesta che secondo alcune tesi (sostenute dal giornalista) sarebbe stato il vero motivo dell’accelerazione della strage di Via D’Amelio. La sentenza: Il giudice ha stabilito che tali affermazioni non corrispondessero al vero, smentendo la ricostruzione del giornalista.