L'annuncio dopo il referendum
Cesare Parodi si dimette da presidente dell’Anm: “Gravi motivi familiari”
Le dimissioni sono state comunicate prima dell'inizio dello spoglio, per slegarle dall'esito del referendum. Saranno formalizzate sabato nel corso del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati
Il presidente dell’Anm Cesare Parodi ha comunicato al Comitato direttivo Centrale le sue dimissioni, chiarendo che non solo legate al referendum. “Assolutamente no”, ha risposto il magistrato a chi gli chiedeva di un eventuale nesso.
Proprio per evitare che si creasse una sovrapposizione, Parodi ha dato la comunicazione prima delle proiezioni sull’esito del voto. A spingerlo a lasciare la guida dell’Associazione Nazionale Magistrati ci sarebbero gravi motivi personali che gli impedirebbero di continuare a ricoprire serenamente il suo ruolo. A questo punto, al di là dell’esito, sabato prossimo alla riunione già programmata del Comitato direttivo centrale dell’Anm bisognerà eleggere il nuovo presidente che guiderà l’Anm post referendum.
La decisione dopo il referendum
Cesare Parodi un volto storico della magistratura torinese, dove ha svolto per anni le funzioni di Procuratore Aggiunto.
Durante la sua carriera si è distinto per il contrasto ai reati legati al cosiddetto “Codice Rosso” (violenza di genere). Dal 6 novembre 2025 ricopre l’incarico di Procuratore della Repubblica ad Alessandria.
La battaglia contro il referendum
Parodi ha espresso netta contrarietà alla riforma Nordio e alla separazione delle carriere, sostenendo che tali interventi possano minare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Subito dopo la sua elezione nel 2025, ha confermato lo sciopero dei magistrati per protestare contro le riforme governative. Non è stato un moderato nel corso della sua presidenza.
Pochi giorni fa, il 21 marzo , l’auto di Cesare Parodi è stata danneggiata durante la notte a Torino. L’episodio ha suscitato messaggi di solidarietà da parte di esponenti politici e del mondo della magistratura.
Parodi è stato molto attivo nel dibattito referendario, definendo la magistratura non come un contropotere, ma come l'”ultimo chilometro della democrazia”.