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Scontro social al vetriolo tra Calenda e Conte

Botta e risposta social

Campo largo, memoria corta. E su spese militari (e attacco al governo) Calenda la rinfresca a Conte: parli tu che scodinzolavi a Trump?

Politica - di Giulia Melodia - 27 Marzo 2026 alle 18:25

Al centro dello scontro social tra Conte e Calenda (l’ennesimo), c’è la spesa militare: un tema su cui il leader del M5S sceglie, improvvidamente, di indossare i panni del “pacifinto” di convenienza, dimenticando i suoi trascorsi a Palazzo Chigi. Così, nell’aia del campo largo trova spazio l’ennesima rissa da cortile. Tutto, peraltro, mentre Elly Schlein insegue l’illusione di un’alternativa unita e persegue a dispetto dei fatti (e delle dichiarazioni dei suoi colleghi dem, dissidenti o non che siano) la possibilità di piantare semi per una coalizione incompatibile…

Scontro (con botta e risposta social) tra Calenda e Conte

Dunque, torniamo alle solite. Ossia a Giuseppe Conte e Carlo Calenda che se le suonano di santa ragione e si danno battaglia a colpi di post su X al vetriolo, offrendo agli elettori il consueto spettacolo di una sinistra rissosa e incoerente. Anche se l’errata corrige del leader di Azione ha tutt’altra veemenza e tutt’altro spessore fattuale rispetto alle sparate a salve del presidente a 5 stelle. Ma procediamo con ordine.

Il casus belli (la scusa?) delle spese militari

Tutto nasce da un post di Conte di oggi che, nell’ennesimo, disperato tentativo di attaccare la premier Meloni sull’aumento degli investimenti nella Difesa, paventa (ad arte) scenari apocalittici e un fantomatico “sfondamento” del tetto del 2% del Pil. «Dopo giorni difficili per il governo – posta Giuseppi – arriva un riconoscimento per Meloni: è quello di Rutte della Nato per aver superato in un solo anno il 2% del Pil sulle spese militari». Il tutto con una chiosa che invoca l’affondo scenico:  «E ora si corre verso il 5% firmato da Meloni su spinta di Trump»…

Doppia morale, campo stretto e memoria corta

Peccato però che la realtà, come spesso accade con le narrazioni grilline, sia ben diversa. E a rimettere il “professore” al suo posto provvede per l’appunto Carlo Calenda, che assesta un fendente che mette a nudo tutto l’opportunismo (e il demagogismo) contiano. «Magari – replica Calenda via social –. Avremmo bisogno di una difesa più forte e moderna. In realtà è una cosmesi contabile. Ti ricordo poi che l’obiettivo del 2% è stato da te confermato quando eri Presidente del Consiglio e scodinzolavi dietro Trump. Questo post mostra chiaramente perché sei del tutto inadatto a ri-diventarlo».

Calenda e Conte, ferri corti e fuoco incrociato

Una verità scomoda che ricorda a tutti come Conte, quando occupava la poltrona più importante, non avesse alcun problema a rincorrere i desiderata della Nato e di Washington, salvo poi scoprire una vocazione antimilitarista non appena tornato (suo malgrado e con sommo disappunto personale) all’opposizione. Una ultima, ma non per questo meno illuminante, cartina di tornasole di come Conte, impegnato a scimmiottare la sinistra radicale pur di strappare voti al Pd vada avanti a colpi di spugna per cancellare una memoria pregressa che non tutti hanno archiviato. Calenda in primis che, tra un memento e un commento caustico a dovere, prova a più riprese a rivendicare un barlume di atlantismo.

Alla fine della fiera, allora, mentre il governo Meloni prosegue con una politica estera seria, credibile e rispettata, incassando il riconoscimento della Nato, le opposizioni preferiscono sbranarsi tra loro. Forti del “vizio” di Conte di sputare sentenze contro ciò che lui stesso ha asseverato in passato, confermando la natura di un “populismo con la pochette” senza bussola, a fronte di un arrembaggio tentato da “una gruppettara in eskimo”. Il tutto, tra “scodinzolamenti” passati e isterie attuali, con un’unica certezza: che l’alternativa a questo governo è un ammasso di macerie e rancori personali…

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di Giulia Melodia - 27 Marzo 2026