Svelato il Padiglione Italia
Biennale, Giuli torna a criticare il Padiglione russo. E conferma che per la destra cultura è libertà. Buttafuoco lo ringrazia
Nel messaggio del ministro un duro affondo contro le autocrazie, ma anche il richiamo al rispetto dell'autonomia della Biennale. Gardini: «Bene Giuli. L’arte non si tutela bombardando come fa la Russia»
Arriva dalla presentazione del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026 di Venezia la più efficace smentita di una certa narrazione che vorrebbe la destra come una caserma e il governo impegnato in una occupazione manu militari di tutti gli spazi, con conseguente censura di qualunque visione non allineata. Nel messaggio di saluto alla conferenza stampa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ribadito la contrarietà del governo alla presenza del Padiglione della Federazione Russa, ma ha anche aggiunto che è stata una «libera e autonoma scelta della Biennale di Venezia che siamo tenuti a rispettare». Parole per cui il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, lo ha ringraziato perché proprio «questa diversità di posizione conclama l’autonomia» della Biennale e la sua estraneità a qualsiasi forma di censura.
Giuli: «Il governo contrario al padiglione russo, ma la libera scelta della Biennale va rispettata»
Dunque, la giornata rappresenta anche la pietra tombale su certe ricostruzioni giornalistiche che hanno voluto vedere nella vicenda uno «scontro nel cuore della destra». «L’arte è una delle migliori espressioni dell’identità plurale di un popolo: è libera quando è libero il governo che la mette in condizioni di esprimersi. L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente», ha detto Giuli nel suo videomessaggio.
«Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all’interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa che verrà aperto, contrariamente all’opinione del governo italiano che rappresento, per la libera e autonoma scelta della Biennale di Venezia che siamo tenuti a rispettare», ha aggiunto il ministro, sottolineando che «per quanto mi riguarda, come ministro della Cultura, ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia».
L’affondo del ministro contro gli Stati autocratici
«Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell’espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, le famiglie, la libertà Con queste parole vi auguro una gran bella festa tutta dedicata alla libertà del Padiglione Italia», ha sottolineato ancora Giuli, aggiungendo che «ancora una volta l’Italia riuscirà a esprimere all’interno della Biennale, attraverso il proprio padiglione, un’eccellenza artistica di grande forza e di grande qualità».
Buttafuoco ringrazia Giuli: «La diversità di posizione conclama l’autonomia della Biennale»
«Ancora una volta – ha detto il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia – voglio ringraziare il ministro perché questa diversità di posizione, dettata dalle regole, dalle procedure e dalle leggi perfino quelle internazionali, questa diversità di posizione conclama, e lo ringrazio, l’autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della fondazione Biennale di Venezia».
Gardini: «Bene le parole del ministro»
«Bene le dichiarazioni del ministro Giuli alla Biennale di Venezia», ha commentato il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, Elisabetta Gardini. «Ciò che accade in Ucraina riguarda eccome l’arte, perché il modo migliore per tutelarla non è bombardandola, come invece fa sistematicamente la Russia in Ucraina con il chiaro intento di cancellare l’identità artistica ucraina. Di questo sarebbe importante discuterne alla Biennale, invece di girare lo sguardo altrove e fare finta di niente».