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Avanti, c’è Poste: scalata alla Tim per un colosso “sovranista”. Meloni tace ma acconsente. Clamoroso: Landini applaude…

Finanza e futuro

Avanti, c’è Poste: scalata alla Tim per un colosso “sovranista”. Meloni tace ma acconsente. Clamoroso: Landini applaude…

Economia - di Luca Maurelli - 23 Marzo 2026 alle 13:53

Avanti, c’è Poste. Nel segno del “sovranismo” industriale ed economico, sta per nascere un colosso a trazione italiana nel campo delle Tlc con il tacito assenso del governo Meloni, che non può e non deve interferire nelle operazioni finanziarie di società che operano sul libero mercato ma che ovviamente esprime il proprio orientamento politico anche nella governance delle partecipate e che nell’annuncio della Opas lanciata da Poste su Tim ovviamente giocano un ruolo determinante. Poste offre una combinazione di denaro e proprie azioni. L’offerta prevede una componente in denaro pari a Euro 0,167 e un’altra in titoli pari a n. 0,0218 per ogni azione di Tim portata in adesione all’offerta. Il valore complessivo dell’operazione è di circa 10,8 miliardi di euro e riconosce un prezzo superiore a quello di mercato. Se l’offerta andrà a buon fine, Poste punta a ritirare Tim dalla Borsa entro il 2026, rendendola una società non più quotata.

Poste si allea con Tim per un colosso “made in Italy” nelle Tlc

Poste italiane ha come maggiore azionista lo stato, è un gruppo quotato con un azionariato diffuso e una gestione manageriale.Tim è il primo gestore telefonico italiano e con la cessione della rete fissa ha avviato una nuova fase di rilancio e riduzione del debito. L’ingresso di Poste in Tim nasce con la benedizione del governo ma al termine dell’Opas, con l’eventuale fusione che avverrà tra le due aziende al termine, la partecipazione del Mef si assottiglierà. Poste è controllata dallo Stato tramite Mef e Cdp (circa 65% complessivo), quindi qualsiasi mossa trasformativa di queste dimensioni avviene in un perimetro di indirizzo pubblico, anche se l’offerta è qualificata come “volontaria” dal Cda. L’Opas totalitaria vale circa 10,8 miliardi, punta al 100% del capitale Tim, al delisting e prevede, dopo l’operazione, uno Stato azionista di maggioranza con oltre il 50% del nuovo gruppo.

Nell’operazione lanciata da Poste su Tim, annunciata ieri sera, “non c’è alcun coinvolgimento del governo”, ha spiegato l’ad del gruppo, Matteo Del Fante, nel rispondere a una domanda nel corso della call con gli analisti sull’Opas, spiegando come si tratti di un “dossier aperto 5 anni fa”. “Tim entra nel gruppo Poste ma la società resta “stand alone e l’iconico brand sarà protetto“. Nell’operazione lanciata su Tim, “che verrà chiaramente notificata all’Antitrust, non pensiamo ci possano essere dei rischi” con l’autorità. Di sicuro, e questa è una notizia, la Cgil di Landini plaude alla possibile nascita del nuovo gruppo. “L’annuncio di Poste Italiane di voler acquisire l’intero pacchetto azionario di Tim è sicuramente una novità positiva per il Paese e mostra con sempre più evidenza la volontà dell’azienda di diventare la ‘piattaforma’ digitale del Paese”, dice il segretario generale di Slc Cgil, Riccardo Saccone.

Come sarà, a questo punto, la nuova Tim dentro Poste? Del Fante rivendica “una chiara visione strategica” e fissa il target nella “creazione di un fornitore di servizi di infrastrutture critiche per la pubblica amministrazione e le imprese, promuovendo la sovranità del cloud e la riservatezza dei dati, valorizzando al contempo il potenziale dell’evoluzione digitale dell’economia italiana”.

I numeri dell’operazione

Poste parte da un capitale del 20% di Tim prima di lanciare l’Opas per l’acquisto della società telefonica che, in base alle regole, si considererà raggiunta con un’adesione del 66,67% delle azioni. L’operazione, in base a quanto emerge dalla documentazione resa nota in nottata, ai fini delle regole finanziarie, è da considerarsi in concerto con il Ministero dell’Economia: quest’ultimo è infatti possiede il 29,2% di Poste. Attualmente – in base ai documenti depositati – Poste controlla direttamente il 27,315% di Tim pari a 4.187.269.890 azioni ordinarie. Quest’ultima ha però deciso la conversione delle azioni risparmio e alla fine di questa operazione la quota sarà diluita al 20,104%, con un possesso 4.293.639.902 azioni ordinarie. Nel testo del documento pubblicato nel capitolo dedicato alle “persone che agiscono in concerto” è poi scritto che “in relazione all’Offerta, è da considerarsi persona che agisce di concerto con l’Offerente il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ai sensi dell’art. 101-bis, comma 4-bis, lett. b), del TUF, in quanto controlla l’Offerente”. Ma viene aggiunto “a fini di chiarezza, si precisa che l’Offerente (Poste ndr) sarà il solo soggetto a rendersi acquirente delle azioni oggetto dell’offerta che saranno portate in adesione, così come a sopportarne i costi derivanti dal pagamento del corrispettivo”. Attualmente l’azionariato di Poste vede anche Cassa Depositi e Prestiti al 35%, oltre al 29,257% del ministero dell’Economia. Il documento indica espressamente la quota del 66,67% oltre la quale l’Opas verrà considerata raggiunta, come indicano le regole finanziarie. E’ indicato anche cosa accade nel caso si superi il 90 o il 95% di adesioni. “Nel caso in cui, a esito dell’offerta l’Offerente (Poste. ndr) venisse a detenere (…) una partecipazione complessiva superiore al 90%, ma inferiore al 95%, del capitale sociale dell’Emittente (Tim. Ndr), l’Offerente dichiara sin d’ora la propria intenzione di non ripristinare un flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni delle azioni dell’Emittente”. Sopra il 95% , invece, Poste “dichiara sin d’ora la propria volontà di avvalersi del diritto di acquistare le rimanenti azioni dell’Emittente” usando il cosiddetto diritto di acquisto con un meccanismo di pagamento del corrispettivo fissato dal Tuf per le Opas, prevedendo però che gli azionisti possano anche chiedere “un corrispettivo alternativo in contanti”.

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