Tango e scricchiolii
Anm, Galoppi: “Lascio il mio incarico in MI. Le correnti non sono un taxi su cui salire per fare carriera”
Il magistrato si dimette da segretario generale di Magistratura indipendente lamentando la mancanza di discussione sui programmi del nuovo presidente dell'Associazione nazionale magistrati
Claudio Maria Galoppi, assicura che l’elezione di Giuseppe Tango alla guida dell’Associazione nazionale magistrati non ha nulla a che fare con le sue dimissioni da segretario generale di Magistratura indipendente, la corrente delle toghe che nel direttivo di Anm ha la maggioranza relativa. Fatto sta «Dopo le dimissioni di Cesare Parodi, uno con la mia stessa cultura liberale, io dico che si poteva aspettare almeno una settimana: cioè, non mettersi subito lì a decidere chi sarà il nuovo presidente del sindacato, ma piuttosto cosa farà una volta eletto. Così con gli altri gruppi…», dove con il termine dice in una intervista al Corriere della sera: “altri” intende le correnti «all’inizio tutti avevano garantito di voler discutere di programmi, prima di decidere il nome del nuovo presidente. E invece c’è stata un’improvvisa accelerazione».
Dimissioni tra “sofferenza e amarezza”
Così a pochi giorni dai suoi 60 anni che il magistrato di Oggiono, in provincia di Lecco, compirà il 12 aprile, ha lasciato il suo incarico per «tornare a essere un semplice operaio della giurisdizione». Benché si dica orgoglioso di questa decisione, un po’ di amarezza e di polemica traspare dalle sue parole. Afferma che le dimissioni non siano una scelta dell’ultima ma un’idea covata «da mesi, perché poi c’è stata la campagna elettorale per il referendum e tutti i miei sforzi si sono concentrati su questo: far vincere il No» poi nella sua lettera ai vertici di MI in cui sostiene di aver «maturato con sofferenza questa decisione, dopo avere amaramente constatato attorno a me mancanza di trasparenza, carrierismi, personalismi e attaccamento alle ”cariche” piuttosto che leali e approfonditi confronti sui contenuti dell’azione associativa».
Dimissioni per dare l’esempio
Ma i nomi non li fa «Neanche sotto tortura, ma ci tenevo a dare l’esempio: ho lasciato la mia piccola carica in Magistratura indipendente perché non si entra a far parte di una corrente come se fosse un taxi su cui salire per fare carriera, per ottenere altre cariche in altri contesti».
Anm intesa come compagine politica?
Insomma l’idea che ormai una parte del sindacato della magistratura possa porsi come compagine che si occupa di posti nei partiti, nei ministeri e nei cda della grandi aziende dopo la campagna referendaria vista negli ultimi mesi non sembra appartenere solo ad alcuni osservatori: «Così come in passato ho criticato il modo di usare l’Anm come strumento politico da parte di altre correnti, adesso ricordo a tutti che Magistratura indipendente ha una storia da preservare: fatta di rigore professionale, garanzia di terzietà e distanza assoluta dalla politica», conclude Galoppi.