Sfida senza tregua
Anarchici e protervi, sfidano il divieto alla commemorazione di Roma: e sbattono su un muro di sbarramento di agenti. Identificati in 60
Asse dell’odio e protervia anarchica non conosce tregua e non ammette pause. Non c’è limite alla pervicacia e all’insistenza antagonista di chi ha fatto del rancore ideologizzato e dell’eversione la propria unica ragione di vita. Così, dopo il corteo No Kings di ieri a Roma, dove in una inquietante miscela di anarchici e centri sociali, pro-Pal e disobbedienti comuni, hanno messo in scena l’ennesima sceneggiatura vergognosa con l’ormai rituale copione di foto della premier Meloni e dei rappresentanti istituzionali presi di mira a seconda del momento politico esposte a testa in giù, e per l’occasione con la riproduzione di una ghigliottina nelle vicinanze, la galassia anarchica torna a sfidare lo Stato sui divieti dettati da esigenze di sicurezza e ordine pubblico e sempre in nome del culto della violenza.
Anarchici al presidio per la commemorazione comunque: sfida al divieto con protervia
Poco fa, di buon mattino, sempre nella capitale, circa sessanta esponenti dei gruppi anarchici hanno deciso di ignorare platealmente il divieto emanato dalla Questura nei giorni scorsi, radunandosi in Via Lemonia, al Tuscolano. Il motivo? Una “commemorazione” che se non fossimo ormai avvezzi al modus operandi e alla veemenza dei soggetti in questione, potrebbe lasciarci sbigottiti (il che non è ovviamente): il ricordo di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici morti in un’esplosione nel casolare del Parco degli Acquedotti mentre erano intenti a fabbricare un ordigno di morte artigianale.
In 60 alla commemorazione per gli anarchici morti: identificati
Ma, come detto, non ci si è stupiti. e meno che mai ci si è fatti trovare impreparati: sul posto, infatti, gli anarchici in missione celebrativa hanno trovato un ingente dispositivo delle forze dell’ordine, tra polizia e carabinieri, che la Digos della polizia e i carabinieri dell’Aliquota informazioni operative del comando provinciale di Roma hanno prontamente identificato. Erano lì, nonostante il divieto. E nonostante il dispositivo di sicurezza schierato da Polizia e Carabinieri, che non ha scoraggiato il gruppo intenzionato a presidiare l’area. Un ennesimo segnale di una strategia della tensione che non accenna a placarsi, alimentata da un senso di impunità che trova sponda nel silenzio assordante di certa politica.
Senza parole sul silenzio della sinistra
Mentre le strade di Roma diventano il palcoscenico per minacce di morte esplicite e celebrazioni dell’illegalità, colpisce – ma ormai, anche qui: non stupisce più – il mutismo della sinistra parlamentare e dei vertici sindacali. Non una parola di condanna per le coreografie violente di ieri. Né una presa di distanza dalla protervia di chi oggi sfida i divieti delle autorità per omaggiare non due vittime del destino. Ma soggetti impegnati a preparare strumenti di morte, probabilmente destinati a colpire obiettivi istituzionali o forze dell’ordine. E allora forse è di fronte a tutto questo che sarebbe lecito rimanere senza parole…
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