Cortocircuito rosso
Albanese scaricata anche dalla sinistra, il sindaco di Modena la fulmina: “Il suo ego prevale su tutto”
Volano gli stracci a sinistra tra il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, e la paladina pro-Pal Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi. Un caso politico che agita l’opposizione e mette in discussione il confine tra ruoli diplomatici e militanza. Al centro della contesa non c’è solo una divergenza di opinioni, ma un simbolo storico della città: il “Grosso d’argento” che sta a Modena come l’Ambrogino d’oro a Milano.
Il caso è scoppiato il 5 marzo, durante una seduta del Consiglio comunale modenese. Rispondendo a un’interrogazione di Fratelli d’Italia, Mezzetti ha espresso un duro giudizio sull’operato della Albanese, facendo riferimento a un episodio avvenuto mesi prima a Reggio Emilia. In quell’occasione, dal palco del teatro Valli, la relatrice ONU aveva criticato il sindaco reggiano Marco Massari per aver auspicato la liberazione degli ostaggi israeliani come condizione necessaria nel percorso di pace. Secondo Mezzetti, quel rimprovero avrebbe tradito il dovere di imparzialità: “In quel momento è venuta meno a un principio cardine, ovvero ricoprire un ruolo istituzionale senza abbracciare fanatismi”, ha dichiarato il primo cittadino.
Il sindaco della giunta Pd di Modena contro Albanese
Il punto di rottura riguarda appunto il “Grosso d’argento”, una riproduzione della moneta coniata per la prima volta a Modena nel 1226, consegnata alla Albanese lo scorso settembre come segno di stima. Mezzetti è stato categorico: se l’episodio di Reggio fosse avvenuto prima, quel riconoscimento non le sarebbe mai stato concesso.
La replica di Francesca Albanese non si è fatta attendere. Attraverso i social, la paladina pro-pal è montata su tutte le furie, dichiarandosi pronta a restituire immediatamente la moneta simbolica. La controrisposta di Mezzetti è stata altrettanto sferzante, accusandola di egocentrismo: “Mi dispiace che la dottoressa anteponga la critica rivolta alla sua persona alle mie parole di condanna per la tragedia palestinese. Il suo ego prevale evidentemente su una situazione di drammatica importanza”.
Lo scontro tra i due evidenzia l’ennesimo corto circuito a sinistra sulla questione palestinese e sulle loro plastiche contraddizioni. Il “Grosso d’argento”, da sigillo di amicizia, è diventato così il gelido emblema di un dialogo interrotto. O forse mai nato.