Sicurezza alimentare
Uova in frigo o fuori? Scaduto da un giorno si può mangiare? Tra regole e buon senso, ecco come regolarsi tra rischi e sprechi
Dalle uova al tonno, passando per l’insalata in busta e per le bottiglie di acqua minerale in plastica, la data di scadenza aiuta a evitare rischi. Ma l’indicazione di massima è chiara e dirimente: conta il buon senso. Del resto, quante volte, fissando un vasetto di yogurt o una scatola di tonno dimenticata in dispensa, ci siamo chiesti: “Sarà ancora buono?”. Il dilemma tra la sicurezza alimentare e la lotta allo spreco è quotidiano e spesso fonte di confusione. Decifrare le etichette non è solo una questione di pignoleria, ma un atto di consapevolezza che protegge la nostra salute e il nostro portafoglio. Per fare chiarezza su cosa si può “recuperare” e su cosa, invece, non ammette deroghe, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) traccia una linea netta tra scienza e buon senso.
Dalle uova al tonno, la data di scadenza aiuta a evitare rischi. Ma quello che conta è il buon senso
E allora, da una parte i rischi di tossinfezioni alimentari. E dall’altra l’allarme spreco. È quello che dovremmo ricordarci quando mettiamo un alimento nel carrello della spesa, dopo avere letto per bene l’etichetta, che ci fornisce tante informazioni, e soprattutto la scadenza. Per alcuni alimenti va rispettata «senza indugiare perché i rischi di contaminazioni batteriche invisibili sono alti». Mentre per «altri dovremmo anche farci guidare dal buon senso». A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Antonella Maugliani, prima ricercatrice del Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Istituto superiore di sanità (Iss).
«Da consumarsi entro» o «preferibilmente entro»: qual è la differenza?
Il primo passo è fare chiarezza sulle varie tipologie di scadenza che hanno gli alimenti, freschi o meno: «La dicitura “da consumare entro”, seguita dal giorno e dal mese, soprattutto per il latte, lo yogurt e i formaggi freschi, la carne o il pesce – spiega Maugliani – ci impone di non consumarli e non fidarci del nostro occhio e naso per percepire se sono ancora buoni. Perché tanti batteri sono invisibili, e c’è il rischio di tossinfezioni». Anche se è passato solo un giorno? (E la domanda sorge spontanea)… «Sì, perché quella data è stata messa dall’azienda, ed è frutto di prove e rispetta la normativa sulla sicurezza alimentare».
Valutare caso per caso: per esempio il tonno in scatola…
Mentre la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro?”. «Meglio chiamarla Tmc (tempo minimo di conservazione) – continua l’esperta – ed è invece un’indicazione relativa alla qualità degli alimenti che si possono consumare anche oltre la data se conservati bene e non sono aperti. Ma potrebbero aver perso sapore, freschezza e odori. Un esempio: la pasta, il riso, i cibi in scatola, gli snack, il tonno. Qui vale la regola del buon senso: una volta aperto, se la consistenza e l’odore non è quello tipico conosciuto, meglio controllare l’etichetta e verificare se è passato 1 mese o 1 anno dalla data. Tendenzialmente», per fare un esempio, «una scatoletta di tonno, conservata bene, si può mangiare anche dopo 1 anno».
Data di scadenza e buon senso a braccetto: come viene percepita la sicurezza alimentare online
Maugliani, ci ricorda l’Adnkronos, è la responsabile scientifica del progetto Sac (Sicurezza alimentare a casa) dell’Iss, che ha come obiettivi «monitorare come viene percepita la sicurezza alimentare online, per migliorare la comunicazione e supportare i consumatori nelle loro scelte consapevoli, attraverso strumenti digitali dedicati». Pertanto, «una delle domande del questionario Mangia sicuro del progetto Sac dell’Iss è proprio sulle uova: dove vanno conservate una volta acquistate? Perché al supermercato sono sugli scaffali e non in frigo. Ma, invece, vanno messe in frigo nel ripiano centrale dove viene garantita una temperatura stabile senza sbalzi», sottolinea Maugliani.
L’acqua nelle bottiglie di plastica e l’insalata in busta
Gli italiani, poi, sono dei grandi consumatori di acqua in bottiglie di plastica. Si può bere anche se scaduta? «C’è un problema chimico se andiamo oltre la data di scadenza, ovvero il rilascio di sostanze plastiche. In più non sappiamo come è stata conservata e trasportata. Consiglio – suggerisce allora l’esperta – di berla entro i limiti della scadenza, non lasciarla mai al sole e mai abbandonare una bottiglietta in macchina e poi pensare di bere il contenuto giorni dopo».