L'esito della perizia
Aosta: Sohaib Teima è capace di intendere. Rischia l’ergastolo
Il ragazzo italiano, di origini nordafricane, è accusato di aver ucciso la compagna francese in una chiesetta abbandonata
Si è tenuta nell’aula della Corte d’Assise di Aosta una delle udienze più delicate del processo che vede imputato Sohaib Teima, 23enne originario di Fermo, accusato dell’omicidio dell’ex compagna Auriane Laisne, la giovane francese trovata senza vita nella chiesetta abbandonata di Equilivaz, nel comune di La Salle il 5 aprile del 2024. Al centro dell’udienza la perizia psichiatrica disposta dalla Corte per chiarire le condizioni mentali dell’imputato al momento dei fatti e la sua capacità di partecipare consapevolmente al processo. Il perito nominato dai giudici ha escluso la presenza di patologie tali da compromettere l’imputabilità. Secondo quanto illustrato in aula, Teima sarebbe affetto da un disturbo della personalità con tratti antisociali e narcisistici, ma non emergerebbero elementi di psicosi o perdita di contatto con la realtà. In altre parole, per l’esperto l’imputato era capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio ed è pienamente in grado di affrontare il dibattimento.
Respinta la linea difensiva
La conclusione tecnica respinge di fatto la linea difensiva che puntava su un possibile vizio di mente, totale o parziale, per incidere sulla responsabilità penale. Con l’esame del perito si chiude la fase istruttoria del processo. Ora si attende la requisitoria del pubblico ministero, seguita dagli interventi delle parti civili e dall’arringa della difesa. La sentenza di primo grado è attesa nelle prossime settimane. Il ragazzo ora rischia seriamente l’ergastolo per omicidio volontario, se sarà riconosciuta la premeditazione o i futili motivi. In questo caso non si applicano le aggravanti della legge sui femminicidi essendo il reato consumato prima dell’introduzione della legge.
L’eccesso dei disturbi di personalità
Anche in questo caso non sarebbe stata la follia il motivo dell’agito. Come confermano alcune interessanti statistiche: su 32 casi di femminicidio nel triennio interessate da perizie psichiatriche, solo una volta, con un signore anziano affetto da demenza, si è arrivati all’incapacità. Alcuni importanti criminologi italiani, tra questi Paolo De Pasquali, autore della perizia del Pm su Rosa Vespa, la signora che aveva rapito una bambina a Cosenza, confermano che i cosiddetti disturbi di personalità, “non c’entrano nulla con la follia e sono un modo di essere e di agire nel mondo”. E si nota un eccesso di diagnosi relativi alla personalità che forse sono solo un modo per tentare di dare una spiegazione alla malvagità. Kurt Schneider, uno dei più grandi psicopatologi della storia, definiva la personalità e i suoi disturbi come, “un modo di stare al mondo”. La bellissima perizia firmata da Roberta Costantini, Gabrielle Bolzoni e Michele Di Nunzio sul caso Vespa è una lectio magistralis in questo senso. Approfondisce la personalità in chiave nevrotica, la dissociazione stessa in funzione nevrotica, le dispercezioni della signora come condizione fisiologica andando oltre una narrazione abituale molto consunta. Sul punto, il più grande psicopatologo forense italiano, Stefano Ferracuti, ha detto: “Dispercezioni le possiamo avere tutti date certe circostanze ambientali o psicologiche. Se sono molto persistenti, non criticate, allora diventano un sintomo di qualcosa più grave”.
Leggi anche