Giornalismo militante
Su Quentin scatta l’operazione fango di Corriere, Stampa e Repubblica. Come negli anni di piombo
Puntuale la grande stampa italiana è partita con lo squallido processo postumo al giovane studente di destra francese Quentin Deranque, pestato a morte da un commando di 10 antifascisti a volto coperto nei pressi dell’istituto universitario di Scienze politiche a Lione.
La grande stampa parte con l’operazione fango su Quentin
A costare la vita al 23enne, ridotto in fin di vita dagli antifà giovedì e morto sabato, l’intervento a difesa di alcune ragazze del collettivo identitario Némésis. Accerchiate e cacciate dagli antifascisti durante un pacifico sit-in. Per tre giorni i grandi quotidiani ‘indipendenti’ non scrivono una parola sull’aggressione mortale di Lione. Neppure una breve sulla notizia che ha sconvolto la Francia. Difficile credere a un’ingenua distrazione, visto che quando sono stati costretti a parlare del ‘caso Lione’ è partita l’operazione-fango sulla vittima. La ricerca ossessiva di tracce do fascismo nelle sue frequentazione-E un moto di indulgenza verso la sinistra dedita all’antifascismo militante. In Francia come in Italia.
Come negli anni 70, Repubblica, Corriere e Stampa non cambiano
Articoli che nella titolazione e nei ‘non detti’ riportano indietro le lancette dell’orologio a 50 anni fa. Quando negli anni di piombo la stampa soffiava sul fuoco con la pista della faida interna per agli assassini dei ragazzi di destra. Partiamo dal Corriere della Sera con un titolo che è già un campionario di faziosità. “Quentin, cattolico tradizionalista tra frequentazioni neofasciste e volontariato con la parrocchia”. Nel pezzo si indugia sulle frequentazioni “estremiste del ragazzo”. E viene definito di “estrema destra” il collettivo femminile Némésis, dedito alla difesa delle donne e alla denuncia della condizione femminile nei paesi islamici. “Pacifico secondo i famigliari”, scrive il Corriere. “Anche se i gruppi da lui frequentati sono stati talvolta accusati di incitamento alla violenza”. E ancora il presunto giallo sull’appartenenza al servizio d’ordine del collettivo. Come se si trattasse di un pericoloso rambo dell’Ice.
“Militante di ultradestra, vicino ad ambienti dediti alla violenza”
La Stampa di Torino va oltre. Nel titolo sceglie per Quentin l’espressione “militante di ultradestra”. Avrebbe potuto scegliere dal profilo del ragazzo definizioni più calzanti come conservatore, identitario, tradizionalista. Magari anche cattolico e studente di matematica, visto che lo era. Ma per giustificare indirettamente l’odio delle sentinelle antifà che teorizzano e praticano la resistenza attiva contro i neofascisti, meglio utilizzare ultradestra. A rievocare un universo che – scava scava – mette a repentaglio la tenuta democratica. Non mancano sottolineature sull’assenza, finora, di arresti ma solo di “sospetti” mentre il ministro dell’Interno Laurent Nuñez “ha puntato subito il dito contro gli antifascisti de La Jeune Garde”.
Si indugia sulla tesi della rissa
Repubblica indugia sulla parola estrema destra. E occhieggia alla tesi della rissa, smentita dai video, dai legali della vittima che sottolineano la dinamica dell’assalto 10 contro 1. E dalla procura che indaga per omicidio volontario. “Secondo un’altra fonte vicina all’inchiesta, nelle strade attorno all’istituto ci sarebbe stata «una rissa organizzata tra membri dell’ultrasinistra e dell’ultradestra”, scrive il quotidiano. Per non parlare del Fatto quotidiano che almeno non si nasconde dietro l’alibi dell’indipendenza. Bontà sua, parla di un fatto doloroso “trattandosi di un ragazzo di 23 anni” per poi accusare la destra italiana di speculare. E ancora: la riduzione del pestaggio brutale a una “conseguenza dello scontro che si è verificato tra i manifestanti di destra, in particolare il collettivo “femminista” Nemesis, venuti a contestare la deputata della France Insoumise, Rima Hassan, accusata di “antisemitismo” per le sue posizioni filo-palestinesi”.
Occultata la verità sul profilo pacifico e cattolico
Nessuno dei giornaloni che scriva la verità. Nessuno che riporti la testimonianza di don Laurent Spriet, rettore della chiesa di San Giorgio, a Lione, che conosceva bene Quentin Deranque e che racconta che frequentava la comunità. “Veniva abitualmente a messa tutte le domeniche. Era un volontario nell’opera di accoglienza San Martino che si occupa di distribuire pasti gratuiti ai più poveri. Partecipava regolarmente alle nostre attività”. Pericoloso estremista di destra? Profilo bordeline?