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Francia

Il ritratto

Se per Macron l’uccisione di un ragazzo innocente è un “affare interno”: il cinismo e il tramonto di un bluff

Le sconcertanti parole del presidente francese fotografano in realtà la fragilità di un presidente senza più logica

Politica - di Mario Campanella - 19 Febbraio 2026 alle 20:27

Chissà se Emanuel Macron passerà alla Storia o molto più probabilmente alla cronaca. Perché non basta essere presidenti di un grande Paese, come la Francia, per dieci anni, per entrare nella elites. E Macron non è De Gaulle, non è Mitterrand, non è Schumann, non è Chirac. Le sconcertanti parole non dette sul caso di Quentin, il giovane ucciso barbaramente da suoi coetanei di estrema sinistra, liquidato alla stregua di “un affare interno”, ne sono la riprova.

Un “affare interno”

“Sono sempre sorpreso dall’osservare che le persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate in casa loro, siano sempre le prime a commentare cosa succede in casa altrui. Che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite”, ha detto Macron dall’India rispondendo a Giorgia Meloni. Facendo ridere e piangere allo stesso tempo. Il sorriso viene da quel termine, “nazionalista”, che se provenisse da uno svizzero avrebbe senso. Ma la Francia, del nazionalismo, dello sciovinismo, dell’identità nazionale ne ha fatto uno scudo sin dai tempi di Robespierre. Il pianto viene dall’accusa stolta a Meloni. Che, correttamente, non ha mai speso una parola sui pasticci incredibili combinati a casa sua da Monsieur Le President. Da quando ha perso le europee, poi ha sciolto le Camere per isolare Le Pen, poi ha pregato Le Pen per fare un governo, poi ne ha fatti altri due, non mancando di far sbellicare il mondo per la figuraccia fatta alle Olimpiadi. Al punto che la sinistra estrema gli ha addirittura chiesto l’impeachment.

La grandeur di De Gaulle e Mitterrand

La Francia del dopoguerra ebbe in Charles De Gaulle uno statista immenso. Un europeista che cercava di tenere insieme la Francia con le altre Nazioni, ipotizzando un’alleanza atlantica non compressa dalla Nato. Poi la Francia ha avuto altri presidenti eccellenti: Giscard d’Estaing, Mitterrand, autore della rivoluzione moderata, Jacques Chirac. Sugli altri, Sarkozy compreso, è meglio tacere.

La superficialità del presidente

L’omicidio di Quentin, che ricorda tragicamente quello di Sergio Ranelli, non è un “affare interno”, ma la spia preoccupante di una tensione antagonista che va monitorata, interpretata, censurata. E non è nemmeno etimologicamente antifascismo, visto che il fascismo in Francia non c’è mai stato. E’ violenza altera, avrebbe detto Pasolini. Perché la violenza è contaminante ma non può mai essere legittimata. In questi nove anni di presidenza Macron ha fatto tutto ciò che di peggio si potesse fare. Non ha saputo interpretare i disagi delle banlieue, ha assistito alla islamizzazione della sua Nazionale pensando bene di laicizzare, invece, la componente cattolica che era sempre stata forte. Al punto di voler inserire il fine vita, l’aborto nella Costituzione. Ha messo fuoco tra Melènchon e Bardella, rimanendo isolato. E isolando la Francia, che in politica estera un tempo era un faro e che oggi è del tutto marginale.

Un Napoleone venuto male

A differenza del più grande generale della storia, Macron ha solo il narcisismo di Bonaparte. Ma lo ha imitato ipotizzando addirittura una campagna di Russia, inviando gli eserciti a combattere. Per il resto, niente. Tra un anno andrà via. E nessuno lascerà a tavola il bicchiere vuoto come facevano i soldati di Bonaparte quando era in esilio. Grazie a Dieu.

 

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di Mario Campanella - 19 Febbraio 2026