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Ramadan, a Monfalcone ceduti spazi parrocchiali per la preghiera islamica del venerdì. Lo sconcerto dei fedeli cattolici

Ecumenismo a senso unico

Rieccoci: è Ramadam e vicino Monfalcone gli imam snobbano la Quaresima e la Chiesa dona spazi per la preghiera islamica. Fedeli sgomenti

Mentre i vescovi "accolgono" e inviano auguri e saluti in arabo per il periodo sacro dell'Islam, i predicatori del Corano non ricambiano. E scoppia il caso degli ambienti parrocchiali offerti per i rituali musulmani

Cronaca - di Bianca Conte - 18 Febbraio 2026 alle 16:20

Chiese riadattate a moschee e vescovi che si profondono in “Ramadan Karim”, proprio mentre gli imam ignorano la Quaresima. Siamo alle solite: il Ramadan 2026 è ufficialmente iniziato e econ esso l’elenco di comunicati diplomatico-ecclesiastici di esponenti di spicco del mondo d’oltretevere che si sono fatti avanti – più avanti di altri, forse – nel porgere i rituali saluti benauguranti in lingua araba. E con tanto di fedeli sconcertati

Monfalcone (e dintorni)  vescovi e cardinali “accolgono” il Ramadan

E allora, come riferisce Il Giornale, «”As-salaamu alaykum”, si legge come esordio della lettera di monsignor Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, che chiude con “Ramadan Karim”». E altrettanto dicasi per il cardinale Matteo Zuppi che allo stesso destinatario invia: «Fratelli e sorelle credenti musulmani, al-salam alaykum».

Chiese come moschee: a Monfalcone auguri per il Ramadan ma gli imam ignorano la Quaresima

Una corrispondenza religiosa reciprocamente attiva? Non sembrerebbe. Perché, sempre a quanto riporta il quotidiano citato, nonostante la coincidenza delle date che segnano una coincidenza di date tra l’inizio del Ramadan e quello della Quaresima «se si cercano messaggi di pace e fratellanza ai cristiani da parte degli imam musulmani si resta delusi: perché non se ne trovano». O se figurano, sono relegati all’invio di destinatari relativi a comunità “ristrette”… Un attivismo comunicativo, insomma, che stride con il silenzio assordante che arriva dall’altra parte: se si cercano messaggi di pace o di auguri per la Quaresima cristiana da parte delle autorità islamiche, il risultato è il deserto e il silenzio più assordante. L’ecumenismo, a quanto pare, è a senso unico…

Da vescovi e cardinali tributi agli islamici con saluti in arabo (e non solo)

E per la verità non è neppure ancora tutto. Perché, a quanto sembra di dedurre e di capire, mentre l’Islam non indietreggia di un millimetro sulla propria identità e rivendica promozionalmente scadenze e impegni, una parte della gerarchia cattolica italiana sembra impegnata in una bizzarra gara di “auto-evaporazione”. Insomma, sembra proprio che il Ramadan 2026 si sia aperto sotto il segno di un cortocircuito culturale che lascia sbigottiti una considerevole fetta di fedeli cattolici: da una parte vescovi e cardinali che si cimentano in saluti di cortesia (con un fiorire di “As-salaamu alaykum” e “Ramadan Karim” in arabo) e riconoscimenti rituali. E dall’altra… zero virgola. E in mezzo, persino una disponibilità a cedere i propri spazi sacri a chi non si degna neppure di rispondere a saluti e cenni di attenzione.

Il caso Staranzano: oratori ceduti per la preghiera islamica del venerdì

Non solo. Perché dalle parole si è passati rapidamente ai fatti, con la cessione di pezzi di territorio cristiano. A Staranzano, per esempio, a due passi da una Monfalcone che da anni combatte per il rispetto delle regole e dell’identità, Monsignor Paolo Zuttion ha deciso di spalancare le porte dell’oratorio dei Santi Pietro e Paolo per la preghiera del venerdì. Non solo: il parroco si è detto pronto a cercare accordi anche per altri giorni, mettendo a disposizione persino gli spazi della Chiesa di San Michele. Insomma, come detto in apertura, siamo alle solite: ancora una volta, uno spazio cristiano viene ceduto, seppur momentaneamente, alla comunità islamica.

Identità religiosa in liquidazione o ecumenismo esasperato?

La motivazione? La comunità islamica sarebbe in “difficoltà” con le proprie strutture: «È in una situazione un po’ difficile e non possono usare le strutture che usavano di solito, per questo hanno chiesto in giro ospitalità» – spiega lo stesso monsignore e registra Il Giornale. Una giustificazione che non convince fino in fondo e di sicuro non soddisfa i fedeli cattolici goriziani, giustamente amareggiati e smarriti al cospetto di una Chiesa che si mostra all’apparenza più aperta all’accoglienza che incline al ruolo di custode della propria tradizione religiosa, regalando spazi dedicati alla ritualità cristiana ai musulmani, ai loro, riti e alle loro preghiere.

Ramadan, a Monfalcone un caso di ecumenismo non ricambiato

E quello a ridosso della ormai arcinota comunità di Monfalcone, non è nemmeno un caso isolato, anzi. Sembra di essere al cospetto di una modalità che si sta trasformando in consuetudine. Eppure, quei luoghi di culto appaltati ad altri credo non sono semplici contenitori vuoti, ma simboli di una storia e di una fede. E alla fine il rischio è che, a furia di voler accogliere tutti, si finisca per non rappresentare più nessuno…

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di Bianca Conte - 18 Febbraio 2026