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Referendum sulla Giustizia, smontate le balle della sinistra e i numeri “fake”: il sondaggio Human Data conferma il Sì ancora avanti

Il sondaggio

Referendum Giustizia, altro che “remuntada”: Sì ancora avanti. E la sinistra schiera i comici e si gioca la carta del cabaret

Politica - di Ginevra Sorrentino - 22 Febbraio 2026 alle 10:14

Referendum sulla Giustizia, sui sondaggi in merito a testa a testa, imminenti rimonte e fantasmagorici sorpassi, siamo alle comiche finali. Lo diceva Berlusconi anni fa. Sembra continuare a valere anche oggi: riecco il “teatrino delle politica”. Letteralmente… E potremmo aggiungere: c’era una volta la sinistra dei “grandi intellettuali”, dei giuristi di fama, e dei dibattiti dotti. Oggi, a corto di argomenti e di voti, il Partito democratico e i suoi satelliti si sono ridotti a una compagnia di giro: per fermare la riforma della Giustizia e la separazione delle carriere, hanno sguinzagliato i comici. Ma la tanto sbandierata “remuntada” del No, alimentata per giorni da retroscena giornalistici compiaciuti, si è rivelata per quella che è: uno sketch da palcoscenico. E c’è poco da ridere…

Referendum sulla Giustizia, il sondaggio Human Data: Sì ancora avanti

C’è chi dice No, e per accreditarlo dà i numeri. Ma a smontare il castello di carte della sinistra ci pensa il primo rapporto di Human Data, la nuova piattaforma AI –driven lanciata da SocialCom e Spin Factor che raccoglie, analizza e spiega i dati di tutti i social network, integrandoli anche con le ricerche demoscopiche – lanciata ieri, e che è già di fatto la leader del mercato nei settori delle istituzioni e del corporate. I numeri parlano chiaro: a un mese dal voto del 22 e 23 marzo, il Sì mantiene saldamente il vantaggio con il 53%, contro il 47% del No. Nonostante il tam-tam mediatico e possibili rimonte della cordata del No annunciate, il divario nelle ultime due settimane resta invariato. Insomma, i numeri col segno più su un imminente rilancio e sorpasso delle toghe rosse, al momento sembrano rimanere al palo.

Non solo. Le ragioni dei sostenitori del Sì e quelle del No sui social network appaiono molto chiare. Chi è a favore della riforma parla di separazione delle carriere e terzietà del giudice (25%), di tutela dell’imputato (20%), di responsabilità del magistrato (18%), di uno stop allo strapotere delle correnti (16%) e di modernizzazione della giustizia (13%). Chi è contro, invece, si concentra su: rischio controllo politico sul Pm (31%), politicizzazione del referendum (21%), inadeguatezza del sorteggio (17%), riforma lontana dai bisogni reali (15%) e costi delle nuove strutture (11%).

Il Pd tra gag e timori

È interessante notare dunque come si sta muovendo la macchina del No. Non avendo ragioni tecniche solide per difendere lo strapotere delle correnti e un sistema che fa acqua da tutte le parti, e non da oggi, la sinistra ha scelto la via dell'”intrattenimento”, del soccorso dem che ricorre ai suoi vip di grido. Tra i principali “opinion leader” che trainano il No sui social, troviamo infatti, tra gli altri, figure come Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) ed Emilio Solfrizzi. Di contro, per il Sì saranno decisivi volti simbolo come Giorgia Meloni, Alessandro Sallusti e Nicola Porro.

E ci chiediamo: è questo il nuovo corso del Nazareno? La strategia politico-comunicativa che segue la rotta del “se non puoi convincere i cittadini con la logica dei dati e le analisi giuridiche e sociali, prova a distrarli con uno sketch? La risposta potrebbe essere una, se non fosse che, come spiega Tiberio Brunetti di Spin Factor, la strategia del No si basi quasi esclusivamente sulla “paura”, andando spesso fuori tema e ignorando i bisogni reali di chi ha subito errori, torti non sanati o disservizi della giustizia.

Tanto è vero che, mentre il fronte del Sì parla di terzietà del giudice (25%) e tutela dell’imputato (20%), il fronte del No risponde con lo spauracchio del “controllo politico sui pm”: una tesi che ormai convince solo gli addetti ai lavori e i fan delle toghe rosse a oltranza.

Interazioni social vs realtà

Certo, il No raccoglie molte interazioni sui social (21,7 milioni contro i 17,7 del Sì), grazie anche ai video virali di personaggi come Alessandro Di Battista o dei già citati attori comici. Ma confondere i “like” con i voti nelle urne è l’errore fatale in cui la sinistra insiste a cadere da anni. Anche perché la mobilitazione digitale, dopata da chi è abituato a stare sotto i riflettori per mestiere, non intacca lo zoccolo duro di un elettorato che chiede una giustizia moderna e responsabile.

Pertanto, mentre il fronte del Si corazzato da figure autorevoli nel dibattito continua a spiegare in concreto e argomentando punto per punto, i vantaggi di una riforma storica, la sinistra continua a trincerarsi dietro lo spauracchio di allarmismi e timori, trincerandosi da dietro le quinte coi vip di turno da portare sul palco e sotto i riflettori social in veste di proseliti della causa del No. La sensazione però è che, dopo aver perso la bussola politica, la sinistra stia perdendo anche il senso della misura d dell’approccio e dell’entità dei contatti con il Paese reale. Il 22 marzo si vota per la Giustizia, non per il David di Donatello. E i cittadini, a differenza degli spettatori di un cinepanettone, non hanno nessuna voglia di scherzarci su…

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di Ginevra Sorrentino - 22 Febbraio 2026