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Augusto Barbera. Il presidente emerito della Corte costituzionale spiega le ragioni del Sì al referendum

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Referendum, Barbera smonta le bugie del no: «La magistratura sarà rafforzata»

Il presidente emerito della Corte costituzionale: «Non è un voto pro o contro Meloni. I cittadini devono votare valutando il merito, a prescindere dalle appartenenze partitiche. Con il referendum esercitano la loro sovranità. Chi ama la Costituzione deve tenerne conto»

Politica - di Agnese Russo - 5 Febbraio 2026 alle 13:50

Al referendum sulla Giustizia «non si tratta di esprimere un voto a favore di Meloni o contro il campo largo», ma di votare valutando nel merito la riforma. E lui, Augusto Barbera, presidente emerito della Corte costituzionale, deputato Pci-Pds per diverse legislature e ministro nel governo Ciampi, non ha dubbi: «Voterò sì perché credo che sia la conclusione di un percorso iniziato tanti anni fa per rendere più liberale il codice Rocco, con la riforma voluta dall’allora ministro Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, alla fine degli anni Ottanta, in attuazione della Costituzione del 1948».

Intervistato dal Resto del Carlino, Barbera, in prima fila nella campagna referendaria per il Sì, ha ricordato non solo che con il referendum «la politica non c’entra nulla», ma anche che «il voto al referendum è piuttosto uno degli strumenti tramite cui il cittadino esercita la sua sovranità». «E chi ama la Costituzione deve tenerne conto», ha avvertito, sottolineando che «quando si va a eleggere il Parlamento si sceglie in base a opzioni politiche, invece qui, nel referendum si legge il testo e si sceglie sì oppure no. I cittadini devono farsi un’opinione e votare a prescindere dalle appartenenze partitiche».

Dunque, «andate a votare sentendovi liberi, e non in base a vincoli di partito». Nel merito, poi, Barbera ha smontato uno per uno allarmi, e conseguenti, polemiche tanto sul presunto indebolimento della magistratura quanto sui presunti rischi per la Costituzione. «Basta con la storia che separando le carriere con due Csm (entrambi peraltro presieduti dal capo dello Stato) si indebolisce la funzione di giudice e magistrato, non è così. Al contrario, la loro funzione verrà ulteriormente rafforzata», ha detto, sottolineando poi la propria sorpresa riguardo alla compressione delle garanzie costituzionali. «Mi chiedo come mai si dica questo. Invece io ritengo che con la riforma le garanzie saranno ulteriormente rafforzate, più ancora – ha sottolineato – di quelle previste attualmente dalla stessa Costituzione».

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