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Quentin massacrato dagli Antifa, vergogna a Napoli: la “Mensa occupata” solidarizza con gli autori dell’aggressione

Vicinanza inquietante

Quentin massacrato dagli Antifa, vergogna a Napoli: la “Mensa occupata” solidarizza con gli autori dell’aggressione

Politica - di Gabriele Caramelli - 16 Febbraio 2026 alle 11:12

Tra gli autori del pestaggio a Quentin e ad altri ragazzi di destra a Lione, secondo una denuncia alla polizia esaminata da Frontières, c’era anche Jacques Elie Favrot, assistente  del deputato de La France Insoumise Raphael Arnault. Stiamo parlando di un politico che ha creato l’organizzazione Jean guarde antifasciste, sospettata di aver condotto la spedizione punitiva che ha portato alla morte del 23enne di destra. E tra i membri attivi dell’associazione c’è proprio il suo collaboratore. Ma alla “Mensa occupata”, spazio autogestito nell’università Federico II di Napoli, non sembra interessare. Anzi, i militanti hanno pubblicato su Instagram un post di solidarietà, in collaborazione con la Jeune guarde antifasciste. Nella foto si vedono alcune persone con i pugni chiusi dietro uno striscione su cui c’è scritto, in francese, «No alla dissoluzione della Jeune guarde. Liberate tutti gli antifascisti». Alla fine dello striscione c’è anche una falce e martello.

Il messaggio è chiaro: anche in Italia c’è chi giustifica l’odio politico nelle frange antifasciste, chiedendo addirittura che una formazione violenta possa essere tutelata. Già nel 2025, il ministro dell’Interno francese Bruno Retailleau aveva sciolto l’organizzazione antagonista, accusandola di fatto «di incitare ad atti di violenza contro individui, provocazioni che spesso hanno avuto conseguenze».

Quentin, la “Mensa occupata” di Napoli solidarizzata con gli antifascisti accusati del pestaggio

Ciò che spaventa, tra le altre cose, è il filo rosso che unirebbe lo spazio occupato italiano all’organizzazione antagonista francese. Il post sui social, infatti, non vede soltanto la collaborazione del collettivo studentesco universitario napoletano, ma anche quella della Jeune guarde di Lione. Non si tratta dell’account ufficiale, ma di quello che gli attivisti lionesi hanno creato come riferimento cittadino. A quanto pare, visto che gli account sono ancora attivi, l’organizzazione è tutt’altro che scomparsa. Anzi, sui social continuano a  lanciare appelli contro la dissoluzione. Il rischio, vista la vicinanza dimostrata dalla “Mensa occupata” di Napoli, è che un cattivo esempio venga preso come spunto per replicare simili violenze anche in Italia.

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di Gabriele Caramelli - 16 Febbraio 2026