I numeri di Unimpresa
Per le famiglie saldo positivo di 11,7 miliardi: l’Italia assorbe lo choc dell’inflazione grazie alle politiche del governo Meloni
Il presidente Longobardi lo dice chiaro: senza occupazione e senza politiche fiscali espansive attuate da questo Esecutivo il drenaggio fiscale avrebbe lasciato segni profondi nel Paese. Invece assorbe uno choc definito "eccezionale"
Tra il 2022 e il 2025 l’inflazione cumulata del 18,5% è stata assorbita grazie alle politiche fiscali e alla dinamica del lavoro derivati dagli interventi del Governo sui redditi, pari a 31,2 miliardi di euro. L’insieme di riforme fiscali, trasferimenti e sostegni al reddito ha determinato un contributo positivo pari a 3,9 punti percentuali alla crescita del reddito disponibile, mentre stipendi in crescita, più occupazione e meno tasse, hanno compensato 19,6 miliardi di fiscal drag, generando un saldo positivo di 11,7 miliardi. In media, per ogni euro drenato dal fisco ne rientrano 1,6 alle famiglie. Sul piano distributivo il ceto medio tiene, le disuguaglianze si riducono e si afferma una redistribuzione di fatto, con i redditi più alti che crescono meno di quelli medi e bassi.
È quanto emerge dal report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui tra il 2022 e il 2025 il fiscal drag ha sottratto alle famiglie 17,9 miliardi di euro, a cui si aggiungono 1,7 miliardi legati all’erosione di alcune prestazioni sociali, per un impatto complessivo di quasi 20 miliardi.
Per ogni euro drenato dal fisco ne rientrano 1,6 alle famiglie
Nell’analisi diffusa dall’associazione si legge che “nel bilancio complessivo, oltre 31 miliardi di risorse aggiuntive e circa +9 punti percentuali di contributi positivi, con un saldo positivo di 11,7 miliardi appunto, hanno più che compensato il drenaggio, consentendo al reddito disponibile delle famiglie di crescere in linea con l’aumento dei prezzi e di preservare il potere d’acquisto medio. In media, dunque, per ogni euro drenato dal fisco ne rientrano 1,6 alle famiglie”.
Ridotte le distanze tra fasce di reddito
Sul piano distributivo il ceto medio tiene, le disuguaglianze si riducono e si afferma una redistribuzione di fatto: ridotte, infatti, le distanze tra fasce di reddito, con i redditi medi cresciuti più dei prezzi, quelli più bassi che hanno tenuto il passo e quelli più alti rimasti sotto l’inflazione.
Incidono l’aumento delle retribuzioni e la dinamica dell’occupazione
A completare il quadro sono intervenuti – compensando integralmente gli effetti negativi del drenaggio fiscale e dell’erosione delle prestazioni – l’aumento delle retribuzioni e la dinamica positiva dell’occupazione: gli adeguamenti nominali di stipendi e redditi hanno contribuito per circa 11,8 punti percentuali alla crescita del reddito disponibile, mentre la crescita reale legata soprattutto all’espansione del lavoro ha aggiunto circa 5,1 punti percentuali, rafforzando il reddito complessivo delle famiglie anche in presenza di un’inflazione elevata. Nel saldo finale, la prevalenza delle componenti positive, sia in termini di risorse mobilitate sia di effetti macroeconomici, ha consentito al reddito disponibile delle famiglie di mantenere una dinamica coerente con l’inflazione, rafforzando la tenuta economica complessiva nel periodo post-shock.
Longobardi: senza governo Meloni drenaggio fiscale avrebbe lasciato segni
Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi ha commentato il report spiegando che «la lezione che emerge è chiara: senza occupazione e senza politiche fiscali espansive attuate dal governo di Giorgia Meloni il drenaggio fiscale avrebbe lasciato segni profondi. Con questi strumenti, invece, il Paese ha dimostrato di saper assorbire uno shock eccezionale. Ora la sfida è rendere questa tenuta strutturale, riducendo il fiscal drag e rafforzando in modo stabile il reddito delle famiglie e la capacità competitiva delle imprese».
Frattura non irreversibile nei redditi delle famiglie
«L’inflazione ha colpito duro, ma non ha prodotto una frattura irreversibile nei redditi delle famiglie. Il fatto che, tra il 2022 e il 2025, a fronte di quasi 20 miliardi di drenaggio fiscale siano rientrate oltre 31 miliardi di risorse, con un saldo positivo di 11,7 miliardi, indica che il sistema ha retto grazie a una combinazione virtuosa di lavoro, politiche fiscali e misure redistributive. Non si tratta di minimizzare il peso del fiscal drag, che resta un tema strutturale da affrontare, ma di riconoscere che l’azione pubblica e la crescita dell’occupazione hanno svolto una funzione di compensazione reale, evitando che l’aumento dei prezzi si traducesse in un impoverimento diffuso», ha spiegato nel dettaglio Longobardi.
Dati raccontano più delle dichiarazioni politiche
Infine il numero 1 di Unimpresa sottolinea che «è particolarmente significativo che per ogni euro drenato dal fisco ne siano rientrati circa 1,6 alle famiglie: questo dato racconta più di molte dichiarazioni politiche. Racconta di un sistema che, pur sotto stress, ha saputo restituire più di quanto ha sottratto. Va sottolineato anche l’effetto distributivo: la tenuta del ceto medio e la riduzione dei divari tra redditi bassi, medi e alti dimostrano che la compensazione non è stata regressiva. I redditi medi sono cresciuti più dei prezzi, quelli più bassi hanno tenuto il passo, quelli più alti sono rimasti sotto l’inflazione. È una redistribuzione di fatto, che ha attenuato le disuguaglianze prodotte dallo shock inflattivo».