CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

tecnologia

I dati

Otto adolescenti su dieci dipendenti dalla tecnologia digitale, mentre cresce la voglia di trovare l’Aldilà con l’IA

Eurispes fotografa la ricerca di un'altra vita attraverso l'uso dell'intelligenza artificiale

Società - di Paolo Cortese - 2 Febbraio 2026 alle 15:23

Il 77,5% degli studenti tra gli 11 ei 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente (72,6%). Una diffusa consapevolezza che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo davanti agli schermi. Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge dai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito.

La ricerca

In occasione del Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Ue e celebrata il 10 febbraio, l’Associazione Social Warning – Movimento Etico Digitale Aps presenta i risultati della ricerca 2025 condotta dall’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitale, che ha coinvolto oltre 20.000 studenti. Alla percezione di dipendenza – spiegano gli esperti – si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti ritiene che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico. Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente: oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. Nel dettaglio: ben il 72,2% risponde che può incidere su entrambe le condizioni di salute; il 15% solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica. Solo l’8,7% dichiara di non vedere alcuna correlazione.

Lo studio Eurispes sull’IA e sull’immortalità

 La ricerca della vita eterna affascina e al contemporaneo spaventa gli esseri umani. Oggi l’intelligenza artificiale la rende possibile: la “immortalità digitale” è una forma di sopravvivenza simbolica, che consente di ricostruire e simulare la personalità di individui defunti attraverso chatbot e “gemelli digitali” alimentati dai dati diffusi in vita. E-mail, messaggi, immagini, vocali e contenuti sociali scambiati durante la vita terrena, diventano così la materia prima di una nuova industria, definita “Digital Afterlife Industry”, già oggi operativa e commercialmente strutturata, pronta ad elaborarli per rendere possibili forme di interazione bidirezionale tra vivi e morti. Lo studio realizzato dall’ Eurispes su “Il mercato dell’immortalità. Nuova società, nuove sensibilità” è un’analisi approfondita di uno dei fenomeni più controversi e in rapida espansione: la nascita dell’immortalità tecnologica e, in particolare, l’immortalità digitale.

Per continuare a leggere l'articolo sostienici oppure accedi

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Paolo Cortese - 2 Febbraio 2026