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Non solo Pucci. Se il salotto è di sinistra il bodyshaming (anche sul morto) vale…

Doppia morale

Non solo Pucci. Se il salotto è di sinistra il bodyshaming (anche sul morto) vale…

Il punto - di Bianca Elisi - 10 Febbraio 2026 alle 10:57

Scorro distrattamente la home del telefono. È invasa. Tiene banco il caso della partecipazione, sfumata, del comico Andrea Pucci a Sanremo. Le parole più in voga sono quelle tanto care alla sinistra: «fascismo», «omofobia», «responsabilità», «bodyshaming». Dai cassetti del web escono vecchie battute di Pucci, ogni freddura passata ai raggi X, pesata con il bilancino. La sua ironia è sotto processo.

Mi sembra l’ennesima polemica di chi si crede ancora l’ombelico del mondo. Continuo a scrollare la home, in cerca di qualcosa di diverso. Mi imbatto finalmente in un video che non è di o su Pucci. Non è uno sketch. Non c’è un palco, né una risata di sottofondo. Non siamo a una sagra di paese né in un teatro di provincia. È ambientato in un salotto. Un salotto televisivo autorevole, uno di quelli che definiremmo «impegnati»: È sempre Cartabianca. Dibattito politico.

In studio si parla di attualità, di Vannacci, di fascismo, di autoritarismo, di Mussolini. Toni gravi, posture compunte. A un certo punto interviene Marina La Rosa. Non una politologa, non una storica, non una studiosa di regimi autoritari. È stata una concorrente del Grande Fratello, oggi presenza fissa nei talk. L’ex «gatta morta» (come la chiamavano ai tempi del reality) si lancia in una macabra dissertazione sulle dimensioni del pene di Mussolini.

Sostiene che, all’esito di una presunta autopsia sul cadavere del duce, sia stato appurato che le dimensioni non fossero quelle di uno stallone. Poi, con piglio da analista, argomenta: «Sarebbe interessante sapere se Vannacci ha anche un’altra caratteristica di Mussolini: le dimensioni ridotte del pene». Avete capito bene. Questa non è l’ironia, più o meno gradevole, più o meno opportuna, di un comico. Non è satira. È pronunciata in un contesto che dovrebbe essere di analisi e approfondimento, non di dileggio personale.

In studio qualcuno fa notare sommessamente che, forse, «il tema è un po’ più serio». La conduttrice, Bianca Berlinguer, ridacchia: «Non voglio intervenire». La dissertazione resta lì. Passa. Viene archiviata come accettabile. Nessuno si indigna. Nessuno invoca il rispetto. Nessuno parla di bodyshaming.

Ed è questo il vero cortocircuito. Pucci può piacere o non piacere, far ridere o infastidire, ma la sua resta pur sempre ironia dichiarata, rivendicata, collocata nel suo contesto naturale. Anche quando bersaglia, in modo di sicuro poco elegante, la segretaria del Pd, Elly Schlein. Per ciò che è andato in onda nel salotto della Berlinguer invece difficilmente si può invocare il diritto di satira. Si tratta piuttosto di un non meglio codificato «diritto all’insulto» che, ovviamente, vale solo in presenza di certi pedigree e di certe «vittime».

Il pubblico dei social annota il paradosso. «Il bodyshaming per la sinistra esiste solo se lo fa la destra», scrive qualcuno, amara constatazione. «Io non me la prendo con lei, me la prendo con la conduttrice che avalla tanta pochezza», commenta un altro, sgomento. «Con questi personaggi, Giorgia Meloni nei sondaggi va a nozze», conclude caustico un terzo.

Guardando al futuro, c’è da scommettere che i prodi parlamentari Pd non investiranno tempo e fatica per denunciare l’accaduto. È lo specchio di una morale a corrente alternata. Il rispetto invocato solo quando conviene. Il bodyshaming denunciato a parole e praticato nei fatti. In questo senso, la storia dei «due pesi e due misure» non è uno slogan politico: è una descrizione piuttosto fedele del nostro dibattito pubblico.

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di Bianca Elisi - 10 Febbraio 2026