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Il presidio di Msf a Khan Yunis nel sud della Striscia di Gaza

Le denunce dall'interno

Msf lascia l’ospedale Nasser: «Ci sono uomini armati». Verità scomode sulle Ong a Gaza anche per Oxfam e Human rights watch

Politica - di Federica Parbuoni - 17 Febbraio 2026 alle 10:19

La presenza di uomini armati negli ospedali, spinte antisemite, pesantissime ingerenze di Hamas. Dalle Ong impegnate a Gaza, da personale che ne è fuoriuscito e da documenti declassificati emergono rivelazioni, prese di posizione e denunce che confermano un quadro ampiamente emerso e altrettanto negato rispetto alla situazione sul campo e alle stesse Ong che vi operano.

Msf lascia l’opedale Nasser per la presenza di uomini armati

La denuncia sulla presenza di uomini armati all’interno degli ospedali e, nel caso specifico dell’ospedale Nasser di Gaza, è arrivata da Medici senza frontiere. La Ong non ha parlato esplicitamente di Hamas, ma ha deciso di interrompere le attività non essenziali «a causa di preoccupazioni relative alla gestione della struttura, alla salvaguardia della sua neutralità e a violazioni della sicurezza». Si tratta di una denuncia che corrobora la tesi di Israele secondo cui presidi come gli ospedali sarebbero stati usati da Hamas come centro operativo e scudo e che, di contro, smonta le accuse che gli sono state rivolte di mentire per giustificare i propri attacchi. Lo stesso ospedale, scagliandosi contro la decisione di Msf, non ha negato la presenza di uomini armati, ma ha sostenuto che «è finalizzata a garantire la sicurezza del personale e dei pazienti». Per Msf, invece, gli stessi pazienti subirebbero vessazioni da questa milizia.

L’ex amministratrice di Oxfam: dalla Ong comportamenti «tossici e antisemiti»

A questo caso, Giulio Meotti sul Foglio, affianca altri due casi che investono le Ong e il loro ruolo a Gaza, sottolineando la portata della denuncia di Msf, ma ricordando anche che la stessa Ong aveva condannato le irruzioni di Israele negli ospedali. Il secondo caso riferito da Meotti riguarda Oxfam e in particolare la denuncia della sua ex amministratrice delegata, Halima Begum, che si è dimessa a dicembre e ora accusa l’organizzazione di comportamenti «tossici e antisemiti» e di essere stata «troppo frettolosa nel definire le azioni di Israele a Gaza un genocidio». «Usare il termine “genocidio” – ha detto – deve essere qualcosa a cui arriviamo con consultazioni, prove e una buona consulenza legale, e cercare di usare quel termine prima di essere pronti come organizzazione mi sembra piuttosto rischioso». Begum, che ha un contenzioso lavorativo aperto con Oxfam, inoltre, ha accusato la sua ex organizzazione di essere concentrata in modo soverchiante su Gaza rispetto ad altre crisi: «Dobbiamo essere coerenti con le altre crisi nel mondo, e abbiamo sempre avuto la sensazione che stessimo lavorando in modo sproporzionato per aggirare la crisi di Gaza».

L’ex di Human Rights Watch: «Tattiche divisive e aggressive contro Israele»

Ma «la mancanza di neutralità non si limita a Oxfam», si legge ancora nell’articolo, che dà conto anche della denuncia dell’ex caporedattrice di Human Rights Watch, Danielle Haas, sul fatto che la Ong «premia tattiche divisive e aggressive quando rivolte a Israele». A completare il quadro, viene portato poi il caso di documenti di Hamas declassificati questa settimana da Israele dai quali emergono interrogatori dei miliziani allo staff di World Vision e contatti con presunti informatori per condizionare il processo nei confronti dell’ex direttore di World Vision a Gaza, Mohammed al Halabi, condannato da un tribunale israeliano «per aver dirottato fondi di aiuti a Hamas».

Le pressioni di Hamas sullo staff di World Vision

Halabi, arrestato nel 201e e condannato nel 2022, è stato poi rilasciato nel febbraio dello scorso anno nell’ambito di uno scambio di prigionieri. «Ora viene fuori che il gruppo terroristico spiava e interrogava lo staff di World Vision per ostacolare il processo, identificando whistleblower e impedendo testimonianze», si lege sul Foglio, che ricorda che «nel 2023, il fatturato totale dichiarato da World Vision International è stato di 3,5 miliardi di dollari» e che «uno dei principali sostenitori di World Vision è il governo australiano, che in un anno ha donato 39,9 milioni di dollari australiani alla Ong». «Quello che viene fatto nel chiuso dei tunnel e dei sotterranei dei reparti d’ospedale può non essere visibile dalle telecamere all’esterno, ma – conclude Meotti – la verità prima o poi viene fuori».

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di Federica Parbuoni - 17 Febbraio 2026