Sea Watch e imparzialità
Migranti, il giudice della sentenza sui risarcimenti sostiene il No e fa subito passerella dalla Gruber (video)
Sostiene che la sentenza del Tribunale di Palermo, da lui presieduto, che ha condannato lo Stato al risarcimento della nave Ondg Sea Watch 3, guidata dalla pasionaria dei migranti Carola Rackete, non abbia nulla a che vedere con il referendum sulla giustizia. Ma poi si scopre che casualmente Piergiorgio Morosini ha firmato un libro in cui sostiene che la separazione della carriere è un modo per sottoporre la magistratura al controllo politico. E poi, il giorno dopo quella sentenza del Tribunale di Palermo che ha stabilito un risarcimento da oltre 76mila euro alla Sea Watch 3 che fu obbligata ad attraccare dopo aver speronato una imbarcazione della Fianaza durante le manovre, per far sbarcare sull’isola 42 migranti, non disdegna l’immediata apparizione nel salotto della più sfegatata pasdaran del No alla riforma, Lilli Gruber, come accaduto ieri sera. Coincidenze che non contribuiscono alla tesi sulla imparzialità.
Migranti, la sentenza sui risarcimenti alla Sea Watch e il giudice imparziale
Morosini, ieri sera, ha sentito il “dovere” di difendere la decisione della sua magistrata sul risarcimento alla Sea Watch, parlando di decisione non politica. Tesi ribadita questa mattina al “Corriere della Sera”: “Vorrei esprimermi innanzitutto sul tema centrale di questa sentenza che non riguarda alcuna valutazione di carattere politico, ma affronta questioni squisitamente tecniche. L’amministrazione pubblica ha tenuto ferma una nave nonostante il sequestro fosse venuto meno e ha lasciato senza risposta l’organizzazione che ne chiedeva la restituzione. La giudice del tribunale che presiedo ha ritenuto tale comportamento non conforme alla legge e di conseguenza ha stabilito il risarcimento delle spese sostenute, senza titolo, durante la sosta della imbarcazione in porto”, ha detto il presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini. “L’esercizio del diritto di critica si esprime evidenziando la contraddittorietà di passaggi della motivazione dei provvedimenti o segnalando la violazione di norme specifiche in essi richiamate. Non credo che etichettare il giudice come non imparziale solo sulla base di un dispositivo non gradito o magari neppure conosciuto sia esercizio del diritto di critica”, aggiunge. “Tornando alla sentenza di Palermo, mi pare che le reazioni siano figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria. Mi chiedo se le dichiarazioni aggressive aiutino i cittadini a comprendere il merito della questione”, sottolinea Morosini. Che però non dice come vota al referendum: resta agli atti quel libro, scritto insieme alla giornalista Antonella Mascali e dal titolo “Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia” che si continua a presentare nei giorni della campagna “tesa” sul Sì e sul No.