Le intercettazioni choc
“Meloni cagna”: lo sfregio dei compari di Hannoun. Sberleffo a Schlein e alla sinistra che li coccola: una “calamità”, meglio Ghali
C’è un filo rosso, ferocemente sanguinoso come nel peggior fanatismo, che lega le piazze urlanti dei “pro-Pal” ai salotti della sinistra radical-chic e alle celle di massima sicurezza dove oggi siedono i vertici della rete di Mohammad Hannoun. Perché le carte dell’inchiesta “Domino” della Procura di Genova non scoperchiano solo un presunto sistema di finanziamento illecito verso Hamas. Ma calano decisamente la maschera e rivelano il vero volto, intriso di odio sociale e disprezzo antropologico degli “accolti”, che i terminali dell’islamismo in Italia nutrono verso le nostre istituzioni.
Islamisti intercettati, quanta virulenza (e timore ) sulla premier: «Meloni cagna»
Insomma, il vero volto della galassia di Mohammad Hannoun non si mostra sono nelle piazze presidiate dalla sinistra pro-Pal, ma dalle intercettazioni che animano e “spiegano” le carte dell’inchiesta della Procura di Genova che ha portato all’arresto dello stesso Hannoun e dei suoi agguerriti sodali. E, come facilmente prevedibile – sono ferocemente scontati questi nemici del Paese che li accoglie e che aiuta la popolazione civile di Gaza di cui sono emanazione – al centro del mirino c’è lei, Giorgia Meloni. Non solo un bersaglio in veste di avversario politico. Ma come baluardo di una legalità che, evidentemente, fa paura.
Così, gli islamisti tanto ardimentosi a parole, slogan e insulti, accusati di aver allestito una gigantesca macchina di finanziamento illecito ad Hamas attraverso raccolte fondi e associazioni (cosiddette) “umanitarie” spuntate come funghi per la causa di Gaza, si rivelano preoccupati che il governo di centrodestra possa rovinare loro le uova nel paniere. Un terrore che si rivela nettamente e che trasuda – neanche troppo tra le righe – dalle carte raccolte dagli inquirenti della operazione Domino. Proprio come rivela Il Giornale e come rilancia Libero.
Quel gancio con M5S e opposizioni…
Dunque, nelle intercettazioni del luglio 2024, gli indagati, terrorizzati dal possibile risveglio dei controlli italiani, non usano giri di parole: «La mia paura è che questa cagna si svegli», sibila uno degli islamisti riferendosi alla premier. Un insulto sessista. Violento. Inaccettabile, che in altri contesti avrebbe scatenato l’ira funesta delle femministe in servizio effettivo permanente.
La rete di Mohammad Hannoun temeva di finire nel radar del governo Meloni per i fondi ad Hamas. Non a caso, scrive il quotidiano diretto da Cerno e fondato da Feltri, «se da un lato i presunti terroristi potevano vantarsi di una “cara amicizia” con i 5 Stelle e di rapporti con quella sinistra che strizza l’occhio alla galassia pro Pal. Dall’altro, con la maggioranza, non solo i ponti erano chiusi. Ma addirittura l’ostilità alla causa islamista del tutto evidente».
Astio e paura, Hamnnoun e i suoi sbottano con insulti choc che trasudano odio e timore
Quanto meno è quello che emerge dagli atti dell’operazione Dublino, intercettazioni in testa a tutto. E non ci sono dubbi in merito al nome nel centro del mirino: il 4 luglio 2024, tre degli indagati nella sede milanese dell’associazione Abspp, vengono intercettati. E uno di loro esplode di rabbia e bile, e parlando delle sanzioni emesse dal Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti, sbotta: «La mia paura è che questa cagna, anche lei si svegli». Abu Falastin, conosciuto anche come Raed Dawoud, e al momento in carcere in regime di massima sicurezza, domanda di chi stia parlando. E l’interlocutore risponde netto: «Giorgia Meloni».
L’inchiesta li inchioda
Accuse e insulti che, al netto degli atti dell’operazione Domino – l’inchiesta coordinata dalla Procura di Genova sfociata nell’arresto di Hannoun e dei suoi sodali, accusati di aver trasferito milioni di euro a Gaza per finanziare Hamas – rivela a chiare lettere il disprezzo (e i timori investigativi e dei risvolti politici?) degli estremisti islamici accusati di aver trasferito milioni di euro a Gaza per finanziare i terroristi di Hamas, promotori di un odio senza confini.
Il fango degli amici di Hamas non risparmia neppure Mattarella
E non è ancora tutto. Perché, mentre dal fronte progressista, tutto tace – forse perché la premier insultata ha la colpa di non strizzare l’occhio a chi trasferisce milioni di euro a Gaza sotto il paravento degli aiuti umanitari – l’odio della rete di Hannoun non risparmia nessuno. Neanche il Colle. È il 3 agosto 2024, non a caso, quando lo stesso Hannoun si scaglia contro il presidente Sergio Mattarella e la premier, colpevoli di aver accolto i rappresentanti di Israele. Un attacco che si fa inquietante quando i magistrati annotano come gli indagati fossero a conoscenza di incontri dell’intelligence mai divulgati: un segnale di infiltrazioni e appoggi ad alto livello…
Questa l’intercettazione: nel mirino c’è l’inquilino del Collo, e direttamente da Hannoun, che il 3 agosto sempre del 2024 tuona: «Israele non vuole la pace… Sono dei criminali… Vanno processati… Anche se all’Aia hanno dato il loro parere, hanno identificato Israele come entità criminale, però il nostro Paese la settimana scorsa ha accolto il presidente del responsabile del genocidio a Gaza… È stato accolto dal presidente Mattarella, dal premier Meloni… e da altri… e poi giorni dopo l’incontro con i capi dei servizi segreti. Ma perché? Perché si trattava di una tregua?! No… perché non vogliono la tregua».
Poi la bordata alla Schlein: è «una calamità». Meglio ripiegare su Ghali: «Questo abbiamo in Italia»…
Ma è quando si passa a esaminare i rapporti con l’opposizione che il quadro si fa drammaticamente grottesco… Infatti, mentre per la Meloni c’è il fango nudo e crudo, per il “campo largo” e i suoi esimi esponenti, c’è un misto di strumentalizzazione e dileggio. Sulaiman Hijazi, vice di Hannoun, organizza incontri per il corrispondente di Al Jazeera e l’agenda parla chiaro: Beppe Grillo e Elly Schlein. Eppure, persino tra i sodali di Hamas, la segretaria del Pd non gode di grande stima, venendo definita senza mezzi termini una «calamità». Al punto che il suo interlocutore propone, quasi con rassegnazione, di ripiegare sul cantante Ghali: «In Italia purtroppo abbiamo solo questi»…