CONTROPIEDE
Mattarella ha difeso il Csm ma lo ha anche richiamato all’ordine. Perché non dargli regole di condotta?
Il Presidente fa il Presidente. Il richiamo a Nordio c’è, ma non risparmia il Consiglio superiore della magistratura. Perché chiedere rispetto ad altra istituzione su cui il Capo dello Stato non ha poteri sovraordinati, qual è il Governo o un suo membro qualificato, come il Guardasigilli, ha natura di moral suasion: energica, se si vuole, forse anche “giusta”. Ma niente di più. Non può essere null’altro. La separazione dei poteri vale pure per l’arbitro. Il Ministro, che non è un politico, ha risposto con un lessico ruvido agli attacchi, ben più ruvidi, che ha subìto in questi giorni. Avrebbe dovuto prima fare una distinzione tra l’organo-Csm e le correnti? È una sottigliezza gesuitica, che non si può chiedere a un liberale come Nordio, il quale nel ripetere un concetto usato da un celebre magistrato antimafia – schierato sul fronte del “No” – qual è Nino Di Matteo, si è illuso di potere passare indenne dalla “forza” e dalla forzatura delle sue dichiarazioni. Ma a Nordio non poteva risparmiarsi ciò che è stato risparmiato a Di Matteo quando quest’ultimo, il 15 settembre 2019, presentò la sua candidatura al Csm parlando di “criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”. Certo, si può dire che le dichiarazioni del ministro della Giustizia hanno un peso diverso rispetto a quelle di un magistrato, pur tanto “mediatico”. Forse è vero, forse no. Nel 2019 al Quirinale sedeva lo stesso inquilino, ma oggi il clima è molto più surriscaldato. Nordio ha dimostrato senso dello Stato, rispondendo alla “censura”: “Mi adeguerò”. Però – questo è un dato trascurato – quanto Mattarella dice al Csm, che è “sotto” la sua presidenza, è un richiamo “disciplinare”: “In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica… avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole”. Il Capo dello Stato ha difeso il Consiglio, ma lo ha pure richiamato all’ordine. E forse avrebbe potuto fare di più: fare approvare dal Csm le “regole” di condotta per i magistrati singoli e associati, così direttamente ed eccessivamente impegnati, in una campagna “politica”; il che è un inedito nella storia della Repubblica, che reca potenziali conflitti d’interesse. È stata persa un’occasione.