La cattiva coscienza
Macron si appella alla calma dopo la morte di Quentin: i troppi silenzi sulle violenze antifasciste presentano il conto
Il presidente francese ha parlato dell'omicidio del ragazzo come di una «atrocità» e ha avvertito che «è essenziale perseguire, assicurare alla giustizia e condannare i responsabili». Anche la famiglia del 23enne ha chiesto moderazione
Il presidente francese Emmanuel Macron ha rivolto un appello alla calma dopo la morte di Quentin D., il ragazzo di 23 anni che ha subito un bestiale pestaggio da parte degli antifascisti a Lione, mentre cercava di difendere da un’aggressione le ragazze del Collettivo femminile identitario Nemesis, che stavano manifestando pacificamente nei pressi di un evento organizzato da Rima Hassan, eurodeputata del partito della sinistra radicale La France Insoumise. Anche la famiglia di Quentin, attraverso il proprio legale, ha chiesto di mantenere «la calma e la moderazione» di fronte all’«agguato» di cui è stato vittima il ragazzo.
L’appello di Macron alla calma dopo la morte di Quentin
«A Lione, Quentin è stato vittima di una violenza inaudita. Ha perso la vita a 23 anni soltanto. Alla sua famiglia e ai suoi cari esprimo i miei pensieri e il sostegno della Nazione. In una Repubblica, nessuna causa, nessuna ideologia giustificherà mai che si uccida», ha scritto su X Macron. «Al contrario, lo scopo principale delle nostre istituzioni è quello di civilizzare i dibattiti e proteggere la libera espressione delle argomentazioni. Perseguire, assicurare alla giustizia e condannare i responsabili di questa atrocità è essenziale. L’odio che uccide non ha posto nella nostra società. Invito alla calma, alla moderazione e al rispetto», ha concluso il presidente francese.
I troppi silenzi sulla violenza antifascista presentano il conto
L’omicidio di Quentin è stato particolarmente brutale: il ragazzo è stato accerchiato, buttato a terra, pestato a morte e lasciato in una condizione di agonia che è durata due giorni. Per puro odio politico. Ma non basta questo a giustificare l’allarme sociale che è scaturito dalla sua morte. Dietro la preoccupazione di Macron, della stessa famiglia di Quentin e di molti altri in Francia c’è la consapevolezza che quanto accaduto è il frutto di troppe distrazioni, troppe accondiscendenze, troppi silenzi intorno alla violenza antifascista. Macron lo tace e oggi chiede pene severe, ma nella “sua” Assemblea siede quel Rapahel Arnault che è stato fondatore della “Giovane guardia antifascista”, sciolta nel 2025 proprio per le ripetute violenze, e al cui staff apparterrebbe uno degli aggressori di Quentin, riconosciuto dalle ragazze di Nemesis.
Anche la famiglia di Quentin chiede moderazione, ma anche di riconoscere i fatti
Di questo clima si trova invece una chiara eco nelle parole dei familiari di Quentin. Anche loro hanno rivolto un appello «alla calma e alla moderazione», ma hanno anche parlato del «crimine» commesso contro il loro ragazzo. L’avvocato della famiglia, Me Fabien Rajon, ha parlato di «un agguato, metodicamente preparato sembrerebbe essere stato teso a Quentin da individui organizzati e addestrati, in schiacciante superiorità numerica e armati, alcuni con il volto coperto, che avrebbero effettuato sopralluoghi preliminari e disponendo, a quanto pare, di complicità». «Questi fatti se saranno confermati dall’indagine costituiscono un crimine», ha scritto ancora il legale in una nota, nella quale ha spiegato che «invitando alla calma e alla moderazione, la famiglia di Quentin ripone fiducia negli investigatori e nella giustizia affinché i responsabili della sua morte siano rapidamente arrestati e chiamati a risponderne».