La premier alle Molinette
Lo Stato abbraccia i suoi eroi, Meloni in visita dagli agenti feriti: non è stata una protesta, si chiama tentato omicidio (video)
L’eco della violenza non si è ancora spento, ma la presenza delle istituzioni e dei suoi massimi rappresentanti si fa sentire più forte anche in queste ore. E grida il silenzio dei giusti contro il fragore dell’odio. Mentre le strade di Torino portano ancora i segni della devastazione anarchica, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto la via della sobrietà e del rispetto istituzionale con una visita privata, durata circa dieci minuti, nel cuore dell’ospedale Molinette, per portare il calore della nazione a chi, ieri, ha fatto da scudo tra la civiltà e la barbarie.
Meloni in visita agli agenti feriti ricoverati alle Molinette
Accompagnata dal governatore Alberto Cirio, la premier si è recata al capezzale degli agenti ricoverati. Tra loro, il poliziotto del Reparto Mobile di Padova, vittima di un linciaggio brutale nei pressi del Campus Einaudi: accerchiato, preso a calci, pugni e persino martellate. Un aggressione brutale, feroce, una violenza politica travestita da protesta, che ha lasciato sul campo un bollettino di guerra impressionante: 103 feriti gestiti dal 118, la stragrande maggioranza dei quali servitori dello Stato in divisa.
Il ministro Crosetto al Comando provinciale dei carabinieri
E mentre la premier Meloni era in corsia, il ministro della Difesa Guido Crosetto portava la sua solidarietà al Comando Provinciale dei Carabinieri. Una missione coordinata per ribadire un concetto chiaro: lo Stato c’è e non si fa intimidire dai “finti rivoluzionari” abituati a decenni di impunità. Del resto, sul punto, le parole della premier affidate ai canali ufficiali non lasciano spazio a interpretazioni di sorta: «Non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato». La condanna è totale per quella che è stata una vera guerriglia urbana, scatenata con il pretesto dello sgombero di Askatasuna per colpire chiunque rappresenti la legalità.
Un chiaro messaggio: lo Stato non arretra
Il messaggio di Giorgia Meloni e delle istituzioni tutte è netto e chiaro. E la premier lo ha affidato ai social, nero su bianco: «Il governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende».
Niente zone franche per criminali e devastatori. Perché difendere la legalità non è una provocazione, ma un dovere morale. La visita alle Molinette, allora, sancisce allora una linea di demarcazione netta: da una parte chi indossa la divisa con onore, coraggio e spirito di abnegazione. Dall’altra chi usa il martello per abbattere le fondamenta della democrazia. E lo Stato sa da che parte stare senza sconti e senza ambiguità.
Il post su Instagram della premier Meloni
E lo spiega lei stessa in un messaggio su Instagram in cui la premier scrive a corredo delle immagini: «Questa mattina sono stata all’ospedale Le Molinette di Torino per portare, a nome dell’Italia, la solidarietà a due degli agenti rimasti feriti negli scontri di ieri e, attraverso loro, a tutti i militari e gli appartenenti alle Forze dell’ordine coinvolti. Alessandro ha 29 anni, Lorenzo ne ha 28. Contro di loro martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con le catapulte, oggetti contundenti di ogni genere e jammer per impedire alla polizia di comunicare. “Erano lì per farci fuori”, ha detto un agente».
Quindi la premier prosegue: «Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio. Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte».
E ancora. «Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto. Per quanto riguarda il Governo, ho convocato una riunione per domattina per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza. Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione».