Passi per la pacificazione
Le vittime della violenza politica equiparate a quelle del terrorismo: “Non erano figli di un Dio minore”
Maurizio Gasparri illustra il provvedimento, adottato in finanziaria grazie a un suo emendamento: «Un atto di giustizia. Non c'è una cifra che risarcisca la sofferenza o una distrazione delle istituzioni durata 50 anni. Tuttavia lo Stato in qualche maniera arriva»
Anche le vittime della violenza politica, al pari di quelle del terrorismo, hanno finalmente trovato un riconoscimento da parte dello Stato. È arrivato sotto forma di emendamento alla finanziaria, primo firmatario il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri. Il testo, entrato nella legge di Bilancio, prevede l’equiparazione delle due categorie di vittime, anche a livello economico. Un segnale del fatto che “Non erano figli di un Dio minore”, come recita il titolo della conferenza stampa con cui Gasparri ha illustrato la novità.
Gasparri: «Un atto di giustizia»
«Non c’è una cifra che risarcisca la sofferenza o una distrazione delle istituzioni durata 50 anni. Tuttavia lo Stato in qualche maniera arriva», ha detto il senatore azzurro, sottolineando che le novità normative «hanno una valenza simbolica», ma sanano «un buco nero della legislatura». «È un atto dovuto delle istituzioni di riappacificazione con la memoria del passato e con le sofferenze che si sono acuite per la lentezza di una risposta», ha proseguito Gasparri, sottolineando che «la politica si occupa di mille cose, ma ci sono questioni che hanno una valenza morale e storica superiore alle altre. Un atto di giustizia nei confronti di persone che hanno molto sofferto».
Le vittime della violenza politica equiparate a quelle del terrorismo
Grazie all’emendamento i familiari delle vittime della violenza politica, morte nel periodo tra il 1970 e il 1979, potranno accedere a un fondo che ha copertura di 10 milioni per l’anno in corso, attraverso la presentazione di una istanza al Viminale, entro il 30 aprile.
D’Alema: «Violenza politica e terrorismo avevano le stesse matrici d’odio»
«È giusto che la Repubblica, sia pure con molto ritardo, estenda questo riconoscimento alle vittime di una violenza politica che certamente è accostabile al terrorismo», ha detto Massimo D’Alema, presente alla conferenza stampa. Violenza politica e terrorismo avevano «le stesse matrici di odio che hanno alimentato il terrorismo», ha proseguito l’ex presidente del Consiglio, parlando di «terrorismo delle organizzazioni terroristiche, e terrorismo che ebbe come protettore settori deviati dello Stato, che furono una delle componenti delle violenza politica di quegli anni». «Al di là del lutto, rimane aperto il grande problema di andare fino in fondo nell’accertamento delle ragioni, delle responsabilità e della verità su un periodo storico del nostro Paese di cui oramai sappiamo tanto, ma non tutto. A mano a mano che si aprono gli archivi della storia, si arricchisce la nostra coscienza sulle responsabilità interne e internazionali di quella che è una delle pagine più dolorose della nostra storia», ha concluso D’Alema.
L’Osservatorio Anni di piombo: «Una misura di alto valore»
Presenti all’incontro anche diversi familiari delle vittime di violenza politica dell’Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo, tra cui Livio Miccoli, Daniele Varalli, Marco Falvella, Luca Tarantelli. «Vivo compiacimento per l’iniziativa promossa dal senatore Maurizio Gasparri e da Marco Falvella, fratello di Carlo, il giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso a Salerno nel 1972» è stato espresso anche dalpresidente dell’Osservatorio nazionale Anni di piombo per la Verità storica, Potito Perruggini Ciotta. «Si tratta – ha commentato – di una misura di alto valore civile e morale, che riconosce il dolore e il sacrificio di chi ha perso la vita in anni di odio e contrapposizione ideologica, restituendo finalmente giustizia e memoria a tutte le vittime, di qualsiasi parte».
«La coincidenza storica con gli episodi di questi giorni a Torino ci impone di riflettere con rinnovata consapevolezza sull’importanza del dialogo e del confronto democratico sotto ogni forma. È necessario ribadire con forza che nessuna idea può giustificare la violenza politica o il terrorismo, e che solo il rispetto reciproco e la memoria condivisa possono garantire una società libera e pacifica», ha detto ancora Perruggini Ciotta, sottolineando che il riconoscimento alle vittime della violenza politica «rappresenta un importante passo verso una riconciliazione storica e nazionale troppo a lungo rimandata».